

(dicembre 2010) Dopo il Trattato di Lisbona, la Carta dei diritti fondamentali dell'UE diventa vincolante...
Con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, il 1° dicembre 2009, l’Unione Europea ha ufficialmente inserito nel proprio ordinamento giuridico
Ed è proprio in forza a tale innovazione che lo scorso 19 ottobre
Pilastri della strategia sono: la verifica della conformità di tutte le leggi dell’Unione con
Rispetto al predente progetto “costituzionale”, nel Trattato di Lisbona non è stata confermata l’incorporazione testuale del documento, ma il suo valore giuridico non è stato pregiudicato grazie all’espediente del rinvio tramite l’articolo 6 del nuovo Trattato sull’Unione Europea.
Questo significa in particolare che gli atti legislativi dell’Unione che violano i diritti fondamentali espressi nella Carta possono essere annullati dalla Corte di Giustizia.
Il rinvio tramite articolo è stata una scelta di tipo puramente politico. Vale a dire che, in seguito al fallimento del Trattato Costituzionale scaturito dai risultati negativi dei referenda francese e olandese, si è preferito evitare di dare al nuovo trattato una configurazione che potesse anche lontanamente far pensare ad una “costituzione”.
Molto più problematico, ai fini pratici, sembra invece essere il protocollo sottoscritto da Polonia e Regno Unito che sancisce l’opting out da parte di questi paesi (a cui in seguito si è aggiunta anche
Le innovazioni - Anche se con ogni probabilità gli intenti iniziali degli autori erano quelli di una semplice codificazione rispetto ai principi preesistenti, così come richiesto dal Consiglio di Colonia del 1999 e ribadito nel preambolo della Carta stessa, con il Trattato di Lisbona, e quindi con l’acquisizione di un valore giuridico vincolante, i suoi effetti potrebbero andare molto più in là dell’intento originale.Le innovazioni sia dal punto di vista formale che dei contenuti sono molteplici.
Innanzitutto vi è il riconoscimento di “nuovi diritti” che non erano mai stati codificati dalle giurisprudenze costituzionali europee come ad esempio quelli presenti nel Titolo primo sulla Dignità umana, in cui si affronta anche il tema della ricerca medica e biologica sulla persona (art.3). Così come sono innovativi l’art. 37 sulla tutela ambientale (che non solo deve essere “elevata” ma anche una pietra angolare di tutte le politiche europee), gli articoli che fanno riferimento ai diritti dei minori e degli anziani (artt. 24 e 25) o quelli che sanciscono il diritto alla protezione dei dati personali e il diritto ad una buona amministrazione (artt. 8 e 41).
Tra le assenze più eclatanti vi è invece quella relativa alle formazioni sociali: famiglia, partiti politici, sindacati etc. non sono annoverati tra i soggetti titolari di diritti, ma presi in considerazione semplicemente come proiezioni collettive di diritti individuali.
Innovativa è anche la sua struttura, ossia la modalità con cui si è deciso di dividere i diritti presenti al suo interno. Sono state infatti abbandonate le divisioni classiche tra diritti di prima, seconda, terza, quarta e quinta generazione così come tra diritti politici, civili, sociali ed economici a favore di una redazione basata su sei principi fondamentali: dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà, cittadinanza e giustizia.
Una tale tecnica redazionale probabilmente avrà importanti conseguenze dal punto di vista interpretativo (come leggere infatti il fatto che la libertà di istruzione è stata posta sotto il valore della libertà e non ad esempio sotto quello dell’uguaglianza?), ma ha allo stesso tempo proiettato all’interno dell’ordinamento dell’Unione europea il “principio della indivisibilità” dei diritti fondamentali. Ovvero che i diritti elencati nella Convenzione sono “indivisibili” e complementari tra loro e che una tutela effettiva dei diritti civili e politici presuppone una garanzia di quelli sociali ed economici e viceversa.
L’iniziativa della Commissione – L’iniziativa portata avanti dalla Commissione mira proprio ad assicurare che
Come già anticipato la strategia si sviluppa su tre binari principali:
Le parole di Viviane Reding- "Questa strategia è un passo importante verso la creazione di una cultura europea dei diritti fondamentali” ha dichiarato Viviane Reding, responsabile europea per la giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza “
Alessio Vaccaro
© disegno dalla mostra Manifesta (http://www.manifestaproject.eu/)