

(luglio 2011) L'alto tasso dei sucidi nelle carceri italiane
Gheghi Plasnicj si è impiccato a Bologna il 21 ottobre 2010. Aveva 32 anni.
Era un padre di famiglia? Aveva figli o una moglie? Oppure era un povero giovane disoccupato con una famiglia che lo manteneva?
Di certo c’è solo che Gheghi Plasnicj scontava una condanna per tentato omicidio ed era rinchiuso nel carcere della Dozza. Non era la prima volta che provava a suicidarsi e gli agenti “hanno fatto di tutto per salvarlo”.
A questo punto
Gheghi Plasnicj è solo uno dei 66 suicidi in carcere in Italia nel 2010 (e nel 2011 siamo già a quota 35) mentre si contano 1.134 tentativi di suicidio. Un dato inquietante se si considera che nel 1990 erano “solo” 23 le persone che si sono uccise. Un dato che cresce costantemente ogni anno –nel 2009 si registrarono addirittura 72 suicidi - il numero più alto mai avuto in Italia.
Ma non è il senso di colpa a uccidere. Sono sicuramente le condizioni di vivibilità del carcere e il sovraffollamento che in questi anni hanno raggiunto picchi clamorosi
Tuttavia non basta considerare solo numeri come quello dei suicidi in carcere o capienza degli istituti
Certamente
Sono soprattutto i giovani a togliersi la vita (nel 2010
E se è vero che è la disperazione –ovvero la totale assenza di speranza – a portare al suicidio
Secondo una ricerca condotta nel 2002 da Luigi Manconi (Così si muore in galera. Suicidi e atti di autolesionismo nei luoghi di pena
E tra le vittime si registrano soprattutto giovani
A non farcela anche oggi sono soprattutto le persone più fragili
E poi il sovraffollamento
Sarebbe necessario un investimento di strumenti
Ma a noi
Certo
Tendiamo a voler rimuovere tutto ciò che ha a che fare con la colpa
La nostra società è diventata sorda alle storie scomode di chi ha avuto una vita difficile e si è macchiato di colpe. Ora però che le carceri stanno scoppiando
Francesca Mezzadri