

(gennaio 2008) Qual è la situazione delle frontiere a est dell'Unione europea?
Dopo il successo del seminario “I limiti dei diritti”sul diritto d’asilo e le violazioni sui confini settentrionali dell’Unione europea, organizzato dal progetto regionale “Emilia Romagna, terra d’asilo” l’iniziativa è proseguita il 4 dicembre con una conferenza sulla situazione dei confini orientali europei. Nonostante gran parte dell’attenzione sia soprattutto rivolta alla regione mediterranea –le coste nordafricane- i problemi con i richiedenti asilo sono numerosi anche nella zona orientale dell’ Unione europea.
I confini turchi e greci- Per quanto riguarda la zona orientale sono stati considerati due diversi tipi di confini: quelli turchi/greci e quelli con i paesi europei orientali (Moldavia, Ucraina, Bielorussia e Russia). I primi fanno parte della regione mediterranea e qualche volta servono come strada alternativa per potenziali richiedenti asilo provenienti dall’Africa e diretti in Europa, speranzosi che i controlli da questa parte del mare non siano così rigidi. Come specifica Sara Prestianni di Migreurop, esperta di legislazione turca in materia d’asilo, molti africani scelgono
Considerando che la strada turca-greca è usata soprattutto da persone provenienti dall’Iraq e da altre aree difficili del mondo, l’argomento è stato anche discusso a livello europeo, col risultato della risoluzione del Parlamento del 15 febbraio 2007 sull’Iraq che invita gli stati membri dell’Ue a riconoscere il diritto d’asilo per gli iracheni onde prevenire il loro ritorno in quegli stati dove la loro richiesta d’asilo non sarebbe accolta (come in Grecia). Ma le espulsioni continuano e l’Italia fa proprio parte di quegli stati che la praticano, essendo spesso scelta come meta successiva dei richiedenti asilo che provengono dalla Grecia. In base ai dati forniti da Fortress Europe dall’inizio del 2007 887 persone sono state espulse da Bari in area greca.
I confini orientali- Una parte importante del seminario è stata dedicata ai Paesi dell’Europa orientale. La situazione di questi paesi è stata presentata da Julia Zelvenskaya, del Consiglio europeo dei rifugiati ed esiliati. Per difendere le frontiere europee verso est da paesi terzi, l’Unione europea ha sviluppato una intensa collaborazione con i paesi vicini – Bielorussia, Ucraina, Moldavia e Russia. Nonostante ingenti flussi di rifugiati verso l’Europa provengano da questi quattro paesi, questi sono comunque considerati paesi di transito. Una forma importante di partnership sono gli accordi di riammissione. Nel giugno 2007 è entrato in vigore l’accordo di riammissione tra EU e Russia, ed un simile accordo verrà concluso fra EU ed Ucraina a partire dal 2009. Come contropartita,
L’Unione europea è pronta a fornire compensazioni per respingere i richiedenti di asilo indesiderati, e, allo stesso tempo, a chiudere un occhio sul fatto che nessuno, fra gli Stati confinanti ad est, possa essere considerato un paese sicuro. In primo luogo, questi paesi sono insicuri per alcuni richiedenti di asilo, come i Ceceni e gli Uzbechi. Per esempio, il Governo bielorusso non riconosce ai Ceceni il diritto di asilo, in quanto considera
Un ulteriore problema è l’assenza di programmi di integrazione. Essendo paesi poveri,
Mentre in Bielorussia l’accesso alle procedure di asilo è decisamente semplice, in Russia invece è molto complicato. I richiedenti asilo devono aspettare anche fino a 2 anni per un incontro con le autorità competenti. In ogni caso, non ricevono il permesso di restare nel paese. I servizi russi sulla migrazione emettono un certificato, che però non è equivalente alla registrazione necessaria per restare legalmente in Russia. Poiché è molto difficile ottenere la registrazione necessaria, molti richiedenti asilo restano nel territorio russo illegalmente, restando esposti in qualsiasi momento a degli arresti. Inoltre, dal 1999, non è possibile accedere alle procedure di richiesta asilo presso gli aeroporti internazionali, così i richiedenti asilo sono soggetti a deportazioni ancor prima di poter accedere alle procedure di richiesta asilo.
L’Unione europea rappresenta uno dei sistemi di protezione di diritti umani più avanzato, ma, allo stesso tempo, non concretizza questo alto standard di protezione dei diritti quando si tratta di grandi flussi migratori e di rifugiati. Nel tentativo di proteggere le sue frontiere, l’Unione europea ha raggiunto un accordo con i suoi vicini orientali. Nonostante quest’ultimi non rispettino i diritti dei rifugiati, la cosa importante è il loro contributo a fornire asilo al di fuori dell’UE.
(Halina Sapeha)