

(luglio 2008) Il Rapporto della Commissione Europea sul bilancio di genere in politica nell'Ue
Nonostante l’uguaglianza di genere sia considerata valore fondamentale e requisito indispensabile per una reale democrazia, le donne sono sempre meno presenti nei processi di decisione politici. In gran parte dei paesi del mondo, inclusi quelli europei, esiste un effettivo squilibrio nei parlamenti e nei governi. Quest’anno
Donne nei parlamenti- Il Rapporto mostra che negli ultimi 10 anni la percentuale di donne tra i membri dei parlamenti nazionali nei 27 paesi dell’Unione Europea è cresciuta di circa la metà: dal 16% nel 1997 al 24% nel 2007. Nonostante ciò, la media è ancora inferiore rispetto al target minimo generalmente accettato del 30% che consente realmente alle donne di esercitare un’influenza significativa in politica.
I leaders in questo settore sono i paesi del Nord Europa.
Dall’altra parte esistono invece paesi appartenenti all’Ue dove le donne rappresentano meno del 15% in parlamento. E’ il caso della Repubblica Ceca, dell’Irlanda, di Cipro, della Slovenia, dell’Ungheria, della Romania e di Malta con una percentuale del 9%.
Il livello di rappresentanza femminile nel Parlamento Europeo si attesta invece sulla barriera del 30% durante le elezioni del 2004 e ora è lievemente superiore al 31%.
Tra i fattori che influenzano la presenza di donne in parlamento bisogna tener presente sia il sistema elettorale che l’uso delle quote. Tutti i paesi che hanno raggiunto la percentuale del 30% usano un sistema di elezione proporzionale. Per esempio, il cambiamento più eclatante si è verificato in Belgio quando la percentuale di donne alla Camera è slittata dal 12% nel 1997 al 35% nel 2007. Ciò è dovuto a una legge che ha supportato la rappresentanza di donne nelle elezioni insistendo sulla parità tra candidati e sulla medesima visibilità sulle schede di voto (ovvero: i primi due nomi sulle liste non dovevano essere di persone appartenenti allo stesso sesso). Al contrario, nonostante in Francia sia stato introdotto un sistema elettorale di quote, la percentuale di donne rimane bassa e questo è dovuto, almeno in parte, all’uso di un sistema maggioritario che prevede la completa vittoria della maggioranza.
19 Stati membri hanno anche avuto almeno una donna come leader del parlamento. Ma altri 8 (Bulgaria, Francia, Cipro, Lituania, Portogallo, Romania, Slovenia e Slovacchia) non hanno mai avuto una donna in posizioni ai vertici. Solo 2 donne, infine, hanno invece presieduto il Parlamento Europeo: Simone Veil e Nicole Fontaine.
Donne al governo- Nei governi nazionali la presenza di uomini supera di gran lunga quella delle donne con un rapporto di
Per quanto riguarda le posizioni leader, solo 8 dei 27 Stati membri hanno avuto una donna come Primo ministro (o di posizione uguale) tra i quali:
Nonostante non esista una gerarchia ufficiale delle differenti funzioni, le posizioni governative riguardanti finanze nazionali e affari esteri tendono ad essere considerate tra le più prestigiose e, purtroppo, fanno proprio parte di quelle categorie –di leadership (affari esteri e internazionali, difesa e giustizia) ed economiche (finanza, commercio, industria ed agricoltura)- dove le donne sono scarsamente rappresentate. Infatti nel 2007 solo il 21% di donne sono diventate ministri nel settore di affari, difesa e giustizia, mentre solo il 18% nel settore economico. Allo stesso modo si riconosce una chiara tendenza ad assegnare alle donne incarichi di ministeri con portafoglio aventi funzioni socio-culturali (37%).
In conclusione le donne appaiono chiaramente sotto-rappresentate in politica sia a livello nazionale che europeo. D’altro canto non si possono sottovalutare i cambiamenti positivi che si sono verificati nel corso degli anni nel bilancio di genere dell’Ue -specie per quanto riguarda il Nord Europa, dal quale gran parte degli altri paesi dovrebbe trarre esempio.
(Halina Sapeha)