

(febbraio 2010) Raccontare fatti storici tragici, come l’olocausto e i campi di concentramento, senza cadere nella retorica, nel già-detto, ma assumendo un punto di vista diverso. Quello di chi ha vissuto davvero quei fatti e che -incredibilmente- non condanna, ma ricorda. Ricorda e basta. E lo narra affinché tutto questo non succeda più. E’ il documentario “Mauthausen 115523, la memoria necessaria” realizzato per il Comune del Castello di Serravalle da Gabriele Veggetti e Antonio Saracino grazie alla partecipazione di Armano Gasiani, ex deportato del campo di concentramento di Mauthausen.
Un modo diverso di narrare- “Ho incontrato Armando Gasiani per la prima volta un anno e mezzo fa” spiega Gabriele che lavora come video maker per Medida Film “Ero stato incaricato di riprenderlo mentre parlava alle scuole e poi montare un video su questi incontri.” Ma alla fine questi incontri sono serviti solo da extra per un progetto più ampio. Infatti Armando l’ha colpito così tanto che ha deciso di fare qualcosa di più interessante e l’ha seguito anche a Mauthausen
Ecco
E invece no. La musica con le ocarine
“Durante la prima proiezione del documentario a Castello di Serravalle siamo stati criticati da alcuni per questo approccio un po’ soft a temi così pesanti” spiega Gabriele “ma il nostro intento era quello di raccontare in un modo diverso le cose accadute”.
La seconda liberazione raccontata da Armando- “Il documentario non rispecchia la retorica del raccontare
Pare che Armando Gasiani
Poi all’improvviso la rivelazione. O “la seconda liberazione”
Armando va a vedere
Per questo da allora non si è più fermato. E’ andato nelle scuole a parlare con i ragazzi
“Armando” spiega Antonio “ritiene che fare tutto questo sia necessario perché ha paura che il razzismo possa portare ancora al ripetersi di fatti così tragici.” E lo dice anche lui stesso nel documntario. “Sono qui per raccontare. Queste sofferenze
Il documentario ce lo racconta come farebbe lui.
115523: una storia- Andiamo avanti. Armando lo dice spesso mentre cammina. E si rivolge a tutti i ragazzi che nel documentario lo seguono come un Virgilio sui generis nell’inferno: dalla piazza del campo di concentramento
115523: il numero che Armando ha avuto durante i 4 mesi di prigionia. E’ ancora scosso mentre ritorna a far visita alla baracca dove dormiva quando non era costretto ai lavori forzati. Con altre 200
Le parole
Perché Armando è una persona come tutti noi
Non fa pena. Non è pazzo. Non è distrutto dal dolore. E’ un uomo che sente la responsabilità di raccontare la sua storia. Una storia incredibile. Lo dice spesso: “Quando diciamo che questa storia è incredibile… E’ incredibile veramente.”
Lo stile di Armando- E invece Armando è una persona con un forte senso della realtà
Sopravvive però l’umanità. Non solo nei suoi racconti e nel suo sguardo
Andiamo avanti. Come dice Armando. Perché io non sono capace di andare piano.
Francesca Mezzadri
Per guardare il trailer del documentario:
http://dropvideo.altervista.org/index.html#mauthausen
Per informazioni:
saracino.drop@libero.it