

(dicembre 2008) E’ scritto nel Talmud di Babilonia: “Chi salva una vita salva il mondo intero”. Oggi c’è chi penserebbe che non ne vale la pena. Che il rischio è troppo alto e che in una guerra la violenza non risparmia nessuno. Durante la Seconda Guerra Mondiale sono morti più di 5 milioni di ebrei. Ma la comunità di Nonantola, un piccolo paese in provincia di Reggio Emilia - la gente, il sindaco, il parroco- ne hanno salvati 72. 72 ragazzini ebrei provenienti dalla Germania, Austria e Jugoslavia che hanno trovato rifugio in quel paese a Villa Emma. Il numero non è paragonabile. Ma vuol dire molto.
La storia di Nonantola – La storia di Nonantola è uno degli esempi di aiuto e generosità degli italiani nei confronti degli ebrei durante
La storia ha inizio nel 1939 quando, con
Via da Nonantola- E così 73 ragazzi, e 18 adulti tra cui professori e medici, hanno vissuto per un anno a Villa Emma, circondati da una comunità che non li ha isolati o emarginati, al contrario li ha accolti nonostante il pericolo che tutti sapevano di correre. Pericolo che si amplifica l’8 settembre del 1943 con la firma dell’armistizio con gli Alleati che lascia presagire un’imminente occupazione da parte dei tedeschi. Il medico del paese, Giuseppe Moreali, e il sacerdote, don Arrigo Beccari, non hanno esitazioni: i ragazzi se ne devono andare da Villa Emma. E l’intera comunità di Nonantola li accoglie. 30 ragazzi vengono ospitati nel seminario del paese, mentre gli altri nelle case dei contadini degli artigiani e dei commercianti di Nonantola. Rimasero lì per 5 settimane e le famiglie fecero finta di avere un figlio in più, anche quando nelle case irrompevano i tedeschi e la paura si faceva più forte.
Ma la situazione era precaria: i ragazzi erano in pericolo e dovevano andarsene.
Tutti i ragazzi si salvarono ad esclusione di uno: Salomon Papo di Sarajevo. Per problemi di salute da Nonantola venne trasferito in un paese sull’Appennino modenese e non riuscì a fuggire in Svizzera con gli altri. Venne catturato e deportato ad Auschwitz dove morì. E morì anche Goffredo Pacifici, una delle guide dei ragazzi.
Ma se ne salvarono 72, grazie all’atto di generosità di un paese intero.
Una bella storia dalla quale trarre esempio.
Il valore della diversità- Le foto scattate a Villa Emma che ci mostrano ragazzi sorridenti e felici mentre lavorano insieme, in giardino, a fianco dei contadini, o tutti davanti al portone di Villa Emma sono esposte alla mostra permanente di Nonantola, inaugurata nel 2001, mentre le foto tessera da apporre sui documenti di identità – i volti più o meno seri di bambini, ragazze more con i boccoli e ragazzi con un accenno di barba– le lettere, i documenti di identità: tutti questi ricordi e testimonianze sono stati conservati in archivi storici a Modena, e in Svizzera, e vengono raccolti per organizzare mostre itineranti dalla Fondazione.
“Stiamo attenti a salvaguardare il passato, ma anche a proteggere il presente”spiega Fausto Ciuffi, il direttore.“Il vero obiettivo della Fondazione è quello di oltrepassare gli steccati della diversità”. Diversità: una parola che al giorno d’oggi viene temuta. Nessuno prova più curiosità per ciò che è diverso, al contrario diffidenza. Gli stranieri vengono accettati da una comunità solo se stanno a casa loro. Gli immigrati che sconfinano nei nostri paesi non sono sempre ben accetti. Per non parlare di quelli clandestini che sbarcano a Lampedusa, rischiando la vita, ma verso i quali proviamo pochissima pena, anzi, ci infastidisce che siano venuti qui a chiedere l’elemosina, o a rubarci il lavoro. Non se ne potevano stare a casa propria? No, evidentemente no, e la storia ce lo dovrebbe avere insegnato.
Le iniziative della Fondazione-
Le iniziative culturali sono invece aperte al grande pubblico; storie come questa vanno raccontate con mostre, cataloghi e libri che vengono conservati dalla Fondazione e con il film “I ragazzi di Villa Emma” che gira per città d’Italia e festival, un documento importante che riassume la vicenda di Nonantola e raccoglie le testimonianze di alcuni sopravissuti, ancora grati agli abitanti del paese.
“Non dimentichiamolo: si è trattato di un’azione collettiva che ha coinvolto attivamente un’ottantina di persone, senza escludere neanche chi ha assistito passivamente –in questo caso aiutando- come ad esempio le autorità fasciste che hanno fatto finta di niente” spiega Ciuffi “Vorrei tuttavia sottolineare come
E’ un mondo perduto? Per Natale, raccontiamo la storia di Nonantola e pensiamoci.
Francesca Mezzadri
Fondazione Villa Emma
Via Mavora, 39
41015 Nonantola - Modena
Telefono e fax:
segreteria@fondazionevillaemma.org
http://www.fondazionevillaemma.org/