

(dicembre 2010) Sono passati ormai 5 anni da quando la Macedonia ottenne lo status di paese candidato ad un futuro ingresso in Unione Europea. Allora si potevano trovare spille e gadget che recitavano lo slogan: the sun, too, is a star (anche il sole è una stella). Il motto faceva riferimento ai simboli delle due bandiere (quella macedone e quella europea) ed era accompagnato da un logo che poneva il sole macedone tra le stelle della bandiera europea.
Da allora i progressi nel processo di ingresso hanno subito diversi rallentamenti legati a differenti motivazioni che riguardano sia la politica interna che la politica estera della Repubblica macedone.
Pace&Diritti umani ha intervistato Radmila Šekerinska
A partire dal 1991, in seguito alla disintegrazione dell’ex Jugoslavia e all’ottenimento dell’indipendenza, la Macedonia si ritrovò a dover affrontare un difficilissimo processo di nation e state building sia da un punto di vista esterno, nei confronti dei paesi vicini, sia da un punto di vista interno a causa della difficile convivenza tra le varie etnie presenti nel paese e in particolar modo tra macedoni e albanesi.
La situazione di maggiore criticità si venne a creare nei confronti della Grecia, che si oppose al riconoscimento sia di uno Stato che di una nazione macedone ritenendo che la nuova Repubblica avrebbe potuto, in seguito, rivendicare territorialmente l’omonima regione greca. La crisi, che portò anche ad un embargo della Grecia nei confronti della Macedonia, si sbloccò solo nel 1995 con Interim Agreement in cui la Grecia riconobbe l’esistenza dello Stato macedone con il nome di FYROM (Former Yugoslav Republic of Macedonia).
La questione del nome e l’ostilità greca sono, ancora oggi, gli ostacoli principali all’ingresso della Macedonia in organizzazioni internazionali come la NATO e la stessa UE.
Ogni anno la Commissione Europea pubblica, per ogni paese candidato, un report (Progress Report) in cui fa il punto della situazione per quel che riguarda l’adempimento dei criteri (economici e politici) per l’ingresso nell’Unione. Lo scorso 9 novembre è stato pubblicato l’ultimo Progress Report riguardate l’Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia.
Tra le varie questioni affrontate figura anche quella relativa la libertà di espressione
Onorevole Šekerinska
“L’influenza del partito di governo sul settore dei media in Macedonia è enorme ed è stata portata avanti attraverso differenti canali: all’inizio si è trattato essenzialmente di corruzione. […] La maggior parte delle nostre TV nazionali appartengono a uomini d’affari che vedono questo come un’opportunità per migliorare i loro business economici e assicurarsi il supporto politico per le loro attività principali. A1 non fa eccezione. A partire dal 2006 fino al 2008
Quando nel 2008 cominciò a deteriorarsi la situazione dal punto di vista economico
A livello interno invece le maggiori difficoltà nel processo state e nation building si riscontrarono soprattutto nella difficile convivenza tra la maggioranza macedone e la rilevante minoranza albanese (che rappresenta circa il 25% della popolazione). La tensione tra le due etnie sfociò nel 2001 con il breve conflitto che coinvolse guerriglieri albanesi e le forze armate macedoni. Lo scontro cessò con la firma degli Accordi di Ohrid che ridisegnarono gli equilibri politico-istituzionali tra le due etnie.
Nove anni dopo la firma degli Accordi qual è la situazione tra le due comunità?
“Sono convinta che rispetto al 2001 questo sia un paese differente […]. Quando analizzo gli Accordi di Ohrid sostengo sempre che esso si forma di 3 pilastri: riconoscimento della lingua, decentralizzazione ed equa rappresentanza.
1) Riguardo il riconoscimento linguistico
2) Riguardo la decentralizzazione
3) La terza parte è l’equa rappresentanza. Probabilmente questa è stata la cosa più facile che aggiungemmo negli Accordi perché si componeva di una sola frase, vale a dire che noi avremmo lavorato per una giusta ed equa rappresentanza.
Nessuno si curò di questo e alla fine si rivelò la parte più complicata degli Accordi di Ohrid perché la sua implementazione necessita soldi. Si tratta di un processo ancora in corso con vari gradi di successo. Penso che l’equa rappresentanza sarà l’effetto più positivo degli Accordi di Ohrid. In precedenza gli albanesi in questo paese non potevano associare loro stessi con lo Stato, perché tutto ciò che potevano vedere era un’amministrazione che parlava esclusivamente macedone; ma una volta che inizi a vedere i tuoi colleghi, i tuoi vicini, i membri della tua comunità che lavorano in certi segmenti dell’amministrazione allora inizi a sviluppare un maggior senso di appartenenza ed è per questo che penso che questo processo sia molto importante.[…].
Non si tratta di un qualcosa di cui sono convinta solo per quanto riguarda le minoranze etniche. Credo fermamente che un determinato sistema di quote o di affermative action sia necessario per livellare le differenze e ineguaglianze che esistono. Ho in mente il ruolo delle donne nella politica. Ho lottato molto per ottenere un sistema di quote nel Parlamento macedone perché non vedevo alcun argomento reale che giustificasse un numero così basso di donne. Quando venni eletta per la prima volta in Parlamento eravamo solo 6 donne e non penso che questa sia una giusta rappresentazione della società macedone. Penso che l’incremento del numero di donne in politica anche attraverso un sistema di quote abbia cambiato positivamente il modo in cui il Parlamento stesso lavora. Quindi non posso dire che non sono d’accordo con questa logica quando viene utilizzata per le minoranze etniche. […].”
Restando sull
“Differente. In particolare penso che per quanto riguarda turchi
Un’altra questione che sta creando un acceso dibattito all’interno del paese è il Programma Skopje 2014. Il programma
Il governo sostiene che l’intero progetto avrebbe un costo complessivo di circa 80 milioni di euro
Qual è la sua opinione in merito?
“Skopje 2014 è un programma problematico per diverse ragioni. Prima di tutto incrementa la distanza tra macedoni e albanesi e
Il secondo è in realtà più controverso perché accresce le distanze tra gli stessi macedoni sulla visione del futuro di questo paese. […].
In terzo luogo il progetto aumenta le tensioni tra macedoni e greci senza che ci sia un solo argomento a suo favore. Non voglio dire che dobbiamo fare solo quello che accettano o appoggiano i greci
Passiamo alla questione dell’ingresso in Unione Europea. Lei è stata vice-Primo Ministro per l’Integrazione Europea fino al 2005.
Alla luce della sua esperienza
“Siamo fermi. Essenzialmente fermi. Senza una reale data per l’inizio dei negoziati di accesso non penso che le attuali riforme a livello interno potrebbero essere approvate. […].
Senza negoziati d’accesso, senza una reale analisi della nostra società, tutto questo è fatto sulla fiducia: noi pensiamo di aver fatto certe cose, loro pensano ne abbiamo fatte altre etc., cercando un qualche consenso tra di noi e fingendo che stiamo andando nella direzione giusta. Non prevedo alcuna decisione sul tema del nome per il prossimo anno e per questo penso che anche se siamo un po’ più avanti rispetto a Serbia e Montenegro siamo destinati a rimanere indietro in futuro.”
Intervista scritta e a cura di Alessio Vaccaro
(foto di Sekerinska elaborata al pc)