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Home > Primo Piano > E' sempre giovane la memoria - XXVI anniversario della strage di Ustica

E' sempre giovane la memoria - XXVI anniversario della strage di Ustica

(27/06/06) A distanza di 26 anni da quel 27 giugno del 1980, in cui persero la vita 81 persone, Bologna ricorda il tragico evento con una serie di iniziative

  27 giugno 1980: dall´Aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna parte il volo Itavia 870 per Palermo. Sono le 20,08, l´arrivo è programmato per le 21,15. Il DC9 viaggia regolarmente: a bordo 81 persone, 64 passeggeri adulti, 11 ragazzi tra i due e i dodici anni, due bambini di età inferiore ai 24 mesi e 4 uomini d´equipaggio. Durante il volo non è segnalato nessun problema, ma poco prima delle 21 del DC9 si perdono le tracce radar. L’aereo è precipitato, tutti i passeggeri sono deceduti.
Solo nel 1999 la sentenza-ordinanza del giudice Priore consegna un primo squarcio di verità: “l´incidente al DC9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento, il DC9 è stato abbattuto, è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un’azione, che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti. Nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto è avvenuto".
È questo un anniversario particolare: è termianto il viaggio di ritorno del relitto del DC9, ripescato dalle profondità marine e per tanti anni custodito in un hangar a Pratica di Mare, per trovare sede in questa città. Da domenica 25 giugno il relitto  è temporaneamente collocato nella caserma dei Vigili del fuoco di Bologna di via Aposazza, da cui verrà trasferito all´interno del Museo della Memoria in corso di realizzazione.

È un evento pieno di grandi valori simbolici: quel relitto è la testimonianza di una tragedia, ma anche il segno dell’impegno per la verità. Una verità per tanto tempo celata, sprofondata nell’oblio, e un poco alla volta riemersa con la partecipazione e l’impegno di tanti.



ORGANIZZAZIONE
Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica
Comune di Bologna
Provincia di Bologna
Regione Emilia Romagna
In collaborazione con
Accademia Perduta/Romagna Teatri
Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna


PROGRAMMA

  • Ore 11, Sala rossa del Comune - piazza Maggiore 6

Incontro dell’ associazione parenti delle vittime della strage di Ustica con il Sindaco di Bologna Sergio Cofferati ed i rappresentanti delle istituzioni

  • Ore 21, chiostro dell’Arena del Sole - via Indipendenza 44

Presentazione degli spettacoli vincitori del premio Ustica per il teatro 2005

Politeama Mancini in collaborazione con Accademia Perduta/Romagna Teatri presentano un progetto Decimopianeta
Quattro
di Mario Gelardi e Giuseppe Miale Di Mauro
Con Antonella Morea, angela de Matteo, Daniele Russo, Bruno Tramice
Regia di Paolo Zuccari
Compagnia del Pappicio
Morire a 14 anni per errore. Per aver commesso la “leggerezza” di fermarsi a chiacchierare davanti alla porta di casa. Si chiamava Annalisa. Un colpo di pistola alla testa le ha tolto ogni speranza. I suoi killer volevano colpire un uomo, un boss della camorra, per regolare vecchi conti fra malavitosi. Ma lui, il boss, ha capito di essere l´obiettivo dell´agguato e «si è fatto scudo della ragazza tirandola per i capelli», come hanno raccontato testimoni oculari. Questo è il fatto! Noi non vogliamo fare teatro cronaca, vogliamo prendere questa storia come un topos drammaturgico: Annalisa come simbolo di tutte le vittime innocenti della “guerra quotidiana” delle nostre città. Abbiamo scelto di raccontare questa vicenda da quattro punti di vista diversi. Quattro personaggi che sembrano andare ognuno per la sua strada. Quattro identità, ognuna simbolo di una faccia di Napoli, di un modo di vedere la città. Quattro vite distanti fino al giorno in cui il destino decide di puntare il dito verso di loro. Ed ecco che il cerchio si stringe, e quella “guerra” che appariva distante, estranea, entra nelle loro case e sconvolge le loro vite. Quattro identità precise, raccontate attraverso un tessuto musicale, un intreccio di voci di vicoli e quartieri. Quattro dialetti che sono anche modi di vivere, segni di una propria biografia. Abbiamo scelto per raccontare la storia di Annalisa (chiamata da noi Annamaria), la storia di sua zia; del medico che l’ha fatta nascere; di una sua insegnante; del ragazzo che guidava il motorino su cui c´era il killer. Raccontiamo la genesi dei personaggi fino al giorno della tragedia. Immaginiamo che la nostra storia sia per caso ambientata a Napoli, ma che possa raccontare la “guerra” del Messico, delle favelas brasiliane, di Marsiglia, del Bronx, ma anche di Torpignattara o di Brancaccio. È la perdita totale dell’innocenza di una città, della sua gente. Un proiettile vagante che continua ad ammazzare, un bambino palestinese, una donna che allatta in Sierra Leone, un pastore kossovaro, un ragazzo in una piazza di Genova e una bambina napoletana… La morte di Annalisa Durante ha segnato in maniera indelebile la società civile napoletana. A lei è stata dedicata una scuola e non termina il clamore attorno alla sua brutale morte, amplificato dal processo tuttora in corso.

La Compagnia del Pappicio presenta
´A noce

Di e con Barbara Apuzzo
Coordinamento registico di Edoardo Favetti
Esiste un mondo. Un mondo dove risate e lacrime vanno a braccetto. Un mondo che nasce in una noce. E in questa noce si dibatte una vita. Una vita che vuole uscire, una vita che vuole vivere, una vita che vuole volare... una vita che ride...
L’idea nasce una sera. Una sera come tante altre, di quelle sere in cui ci si trova con gli amici a parlare, in tutta serenità. Una sera come tante altre, sì... ma con un panorama speciale di fronte... Il Vesuvio, il mare... Napoli, in tutta la sua bellezza.
Ecco, lì, in quella circostanza, mentre stavo finendo di mangiare una pizza, un amico si rivolge a me, con un detto partenopeo: “Ah guarda, ’o pappece dicette alla noce: Damm’ o tempo ca te spertoso”. Un pappicio è un animaletto molto piccolo, nero, con le zampe corte, lento… insomma, un verme… Un piccolo verme, lento anche mentre mangia. Vive all’interno della noce, e si nutre del frutto. Intanto si rende conto che al di là del suo guscio esiste un mondo. Un mondo che è sinonimo di libertà, di un “fuori” mai visto. Un fuori che forse verrà conquistato, nell’idea del progetto, uscendo dalla noce, dal suo guscio.
Guscio che molto lentamente viene scalfito in più parti, fino ad essere “spertusato”. Quando finalmente questo piccolo verme riesce a uscire dalla noce, dopo essersene cibato, dopo aver “rosicato” il guscio, diventa farfalla. Diventa farfalla alla fine di un suo percorso, alla fine di una serie infinita di battaglie…
L’idea è che il pappicio, prima o poi, “spertoserà” la noce… è piccolo, ma crescerà… è lento, ma arriverà... Mi paragono a questo pappicio perché il suo percorso può essere raccontato con ironia. Mi paragono a questo pappicio perché il mio handicap fisico mi porta spesso a sentirmi in una gabbia, un guscio…
protettivo… ma dal quale prima o poi se ne vuole uscire… e magari chissà, anche ridere del proprio percorso, delle proprie tappe… delle proprie difficoltà… Lavoro su questo testo perché m’interessa sviluppare la relazione tra il concetto tempo/spazio e una persona, come me, che ha le sue diversità, i suoi handicap
fisici. Da questa diversità, da questo handicap, forse potrebbe uscire un diverso modo di pensare il teatro. Quello che tengo a sottolineare in questo progetto è che da un punto di vista “diverso” (e quando dico “diverso”, lo dico perché considerato tale secondo canoni di vita tradizionali), potrebbero venire fuori punti di vista “altri”, sul mondo, sulla sensibilità umana, sulla cosiddetta “normalità” dei “normodotati”.

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