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Carcere e diritti

(04/06/07) “Signor presidente della Repubblica, siamo stanchi di morire un pochino tutti i giorni. Abbiamo deciso di morire una volta sola, le chiediamo che la nostra pena dell'ergastolo sia tramutata in pena di morte”. English page

Questa la richiesta di 310 detenuti che hanno firmato una lettera indirizzata al Capo dello Stato chiedendo di essere condannati a morte piuttosto che scontare la pena dell´ergastolo, paragonata a "una morte bevuta a sorsi". L’iniziativa è partita da un ergastolano e la lettera è passata di mano in mano fino a che le 310 copie sono arrivate al Quirinale insieme a  una "ballata dell´ergastolano" ("Sogni che iniziano dove finiscono/prigionieri per sempre/non ci uccidono, peggio: ci lasciano morire per sempre") dedicata a tutti i senatori che discuteranno il ddl per l´abolizione dell’ergastolo.

Paradosso comprensibile- Una richiesta che viene definita dal Sottosegretario alla Giustizia, Luigi Manconi, “paradossale e tuttavia comprensibile”, e per la senatrice Maria Luisa Boccia, Prc, prima firmataria di un disegno di legge per l´abolizione dell´ergastolo, il paradosso è proprio dovuto al contrasto fra la Costituzione, secondo cui la pena è finalizzata al reinserimento sociale, e l´ergastolo, che nega questa possibilità a chi sta in galera tutta la vita. La sua proposta sarebbe di sostituire la pena dell’ergastolo con una condanna a termine, ad esempio 30 anni. “Sulla crudeltà della pena a vita”, spiega la senatrice Boccia, "basti ricordare come il codice penale francese del 28 settembre 1791, pur prevedendo la pena di morte, avesse abolito l´ergastolo.”

Arte dai luoghi di reclusione-Oppure basterebbe dedicare il tempo trascorso in carcere ad attività costruttive ed educative che permettano un recupero, un “salvataggio dell’anima”.
E’ forse per questo che lo scorso mese è nata l’iniziativa “Spazio libero. Arte dai luoghi di reclusione”: detenuti dalle carceri di Rebibbia, della Casa Circondariale “S.Anna”, della Casa di Castelfranco Emilia, dell’Ospedale Psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Siviere hanno realizzato pitture, serigrafie su tela, dipinti su carta e anche videoinstallazioni che sono state esposte presso la chiesa di San Paolo a Modena. La mostra, aperta fino al 17 giugno, è stata affiancata da eventi collaterali: letture di testi ed incontri pubblici per discutere sulla vita dietro le sbarre.

Detenzione femminile- E si discute di detenzione (femminile) e sulle alternative ad una pena dietro le sbarre per le madri detenute anche a Bologna, l’11 giugno, presso la Residenza municipale in Piazza Maggiore.
La Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Bologna presenta la proposta di legge sulle detenute madri, che ha già ottenuto il via libera in sede referente dalla Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, e la delibera della Giunta comunale di Bologna che impegna la spesa di €. 179.000,00 per la realizzazione di progetti di accoglienza per donne in condizione di vulnerabilità sociale.

(FM)

 

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