• Cerca nel sito
  • Salta ai contenuti
  • Salta al menu
  • Vai alla Home page
Logo Pace e Diritti
Pace e diritti
Logo - Regione Emilia-Romagna
Giunta Assemblea legislativa

 
 

Le istituzioni locali e il mondo associativo per la costruzione di una rete in materia di cooperazione, cultura di pace, integrazione multietnica, promozione dei diritti umani e della solidarietà fra i popoli.

  • Home Page [H]
  • Accessibilità [A]
  • Organizzazioni e istituzioni
  • I diritti umani e l'Europa
  • Educare alla Pace
  • Diritti umani e intercultura
  • Documentazione e pubblicazioni
  • Bacheca
  • Il progetto
  • Agenda appuntamenti
  • Newsletter PaceNews
  • Il microfono della pace
  • Risorse di rete
  • Contatti
  • Primo Piano
  • Link [L]
Home > Primo Piano > Ritorno in Cecenia. In ricordo di Anna, due reporter parlano al Festival dell’Internazionale

Ritorno in Cecenia. In ricordo di Anna, due reporter parlano al Festival dell’Internazionale

(07/10/08) Oggi, 7 ottobre, è l’anniversario della morte della giornalista russa Anna Politkovskaja, che con i suoi reportage ha avuto il coraggio di denunciare la situazione in Cecenia, condannando apertamente il governo russo per violazione dei diritti umani e pagando con la vita per questo. Sabato 5 ottobre, il festival del giornalismo organizzato dalla rivista “Internazionale” a Ferrara, coglie l’occasione per ricordarla insieme ad altre giornaliste che, come lei, combattono per la verità dell’informazione. >>>

foto del convegno all'Internazionale: Asne Seierstad e il vicedirettore dell'Internazionale sul megaschermo Si tratta di Åsne Seierstad e di Milana Terloeva. Åsne è una reporter norvegese, autrice del famoso libro “Il libraio di Kabul” e di altri romanzi-reportage sui paesi dove ha fatto l’inviata. Milana, anche lei scrittrice, è invece cecena e, emigrata in Francia, ha studiato a Parigi ed è diventata giornalista.
La Cecenia , devastata da due guerre civili –la prima dal 1991 al 1996, la seconda dal 1999 al 2006 -è ora Repubblica della Federazione Russa sotto al potere di Ramzan Kadyrov, paramilitare conosciuto per le efferatezze compiute durante la guerra, e implicato, secondo molte Ong e la stampa indipendente, in casi di torture e omicidi.

Guerra e odio- Entrambe le giornaliste sono tornate in Cecenia nel 2006 dopo anni di assenza –la prima dopo essere stata in Afghanistan come reporter, la seconda dopo aver vissuto gli anni della prima guerra civile ed essere stata in Francia. Ma il ritorno in Cecenia è stato per entrambe shoccante. Nel 2003 c’era ancora la guerra, e la devastazione e la violenza erano sotto gli occhi di tutti. Dopo 3 anni invece la paura è diventata una maschera invisibile. La gente che ha vissuto le atrocità della guerra, è ancora costretta a sopportare un potere nel quale non si riconosce, ma vive in silenzio per paura di dover subire ancora. La violenza della guerra, spiega Milana, è stata atroce e gratuita. I soldati russi massacravano i ceceni solo perché “erano ceceni”, hanno distrutto case e bruciato libri –tra l’altro senza neanche rendersi conto che si trattava di cultura russa. I ragazzi, tolti alle famiglie (tutti i figli tranne uno –l’unico che avrebbe dato ai genitori una speranza, abbastanza forte da non ribellarsi) venivano portati sulle montagne e addestrati a combattere. Di loro rimangono pochi.
Tutto questo odio che ha decimato e trasformato i ceceni, come specifica, Åsne, è stato frutto di una propaganda portata avanti dalle autorità delle due popolazioni che non riescono a convivere in pace e rispettarsi.

La Cecenia oggi- E così ora regna il silenzio della paura. I nemici non sono più i russi, ma gli stessi ceceni. “I ceceni che prima erano così uniti, ora sono diventati nemici tra loro per paura di vivere isolati” commenta Åsne, che ricorda anche la differenza di trattamento riservata ai giornalisti nel periodo pre e post-guerra. “Quando nel 1995 ero partita per la Cecenia come una free-lance, avevo chiesto un  ‘passaggio’ su un aereo militare – con Eltsin queste cose erano possibili. Ora le cose con Putin sono cambiate; lui certamente capisce il potere che ha la stampa e agisce di conseguenza”. Per un reporter, lavorare in Cecenia attualmente, come spiega Åsne, vuol dire sottoporsi ad una lunghissima trafila burocratica. Åsne ha, per così dire, aggirato i divieti, e si è documentata travestendosi da cecena. Ma quello che ha visto non le è piaciuto, come non è piaciuto a Milana “Era meglio quando noi eravamo i buoni e loro i cattivi” dice riferendosi alla situazione attuale che ha reso il popolo impaurito, sfiduciato, ostile e poco unito. E la libertà di stampa e di informazione secondo le due giornaliste, non esiste. “Prima” spiega Milana “esisteva la censura, ora i giornalisti si auto-censurano”. Esiste solo la stampa ufficiale. Esiste un’unica versione dei fatti: che la guerra è finita e che ora si sta meglio.
“Sì è vero, tra il 2006 e il 2007 sono state ricostruite le case, ma non le menti” spiega Åsne.
Ci vorrebbe un coraggio come quello di Anna a spezzare un silenzio che dura da troppo tempo. Ma forse anche questo, da solo, non basta.

(Francesca Mezzadri)

Logo - ERMES Logo Assemblea legislativa
credits