

(07/10/08) Oggi, 7 ottobre, è l’anniversario della morte della giornalista russa Anna Politkovskaja, che con i suoi reportage ha avuto il coraggio di denunciare la situazione in Cecenia, condannando apertamente il governo russo per violazione dei diritti umani e pagando con la vita per questo. Sabato 5 ottobre, il festival del giornalismo organizzato dalla rivista “Internazionale” a Ferrara, coglie l’occasione per ricordarla insieme ad altre giornaliste che, come lei, combattono per la verità dell’informazione. >>>
Si tratta di Åsne Seierstad e di Milana Terloeva. Åsne è una reporter norvegese, autrice del famoso libro “Il libraio di Kabul” e di altri romanzi-reportage sui paesi dove ha fatto l’inviata. Milana, anche lei scrittrice, è invece cecena e, emigrata in Francia, ha studiato a Parigi ed è diventata giornalista.
Guerra e odio- Entrambe le giornaliste sono tornate in Cecenia nel 2006 dopo anni di assenza –la prima dopo essere stata in Afghanistan come reporter, la seconda dopo aver vissuto gli anni della prima guerra civile ed essere stata in Francia. Ma il ritorno in Cecenia è stato per entrambe shoccante. Nel 2003 c’era ancora la guerra, e la devastazione e la violenza erano sotto gli occhi di tutti. Dopo 3 anni invece la paura è diventata una maschera invisibile. La gente che ha vissuto le atrocità della guerra, è ancora costretta a sopportare un potere nel quale non si riconosce, ma vive in silenzio per paura di dover subire ancora. La violenza della guerra, spiega Milana, è stata atroce e gratuita. I soldati russi massacravano i ceceni solo perché “erano ceceni”, hanno distrutto case e bruciato libri –tra l’altro senza neanche rendersi conto che si trattava di cultura russa. I ragazzi, tolti alle famiglie (tutti i figli tranne uno –l’unico che avrebbe dato ai genitori una speranza, abbastanza forte da non ribellarsi) venivano portati sulle montagne e addestrati a combattere. Di loro rimangono pochi.
Tutto questo odio che ha decimato e trasformato i ceceni, come specifica, Åsne, è stato frutto di una propaganda portata avanti dalle autorità delle due popolazioni che non riescono a convivere in pace e rispettarsi.
La Cecenia oggi- E così ora regna il silenzio della paura. I nemici non sono più i russi, ma gli stessi ceceni. “I ceceni che prima erano così uniti, ora sono diventati nemici tra loro per paura di vivere isolati” commenta Åsne, che ricorda anche la differenza di trattamento riservata ai giornalisti nel periodo pre e post-guerra. “Quando nel 1995 ero partita per
“Sì è vero, tra il 2006 e il 2007 sono state ricostruite le case, ma non le menti” spiega Åsne.
Ci vorrebbe un coraggio come quello di Anna a spezzare un silenzio che dura da troppo tempo. Ma forse anche questo, da solo, non basta.
(Francesca Mezzadri)