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Home > Primo Piano > Il CORECOM parla di Media & Infanzia

Il CORECOM parla di Media & Infanzia

(21/11/08) Il 20 novembre è la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia voluta dall’ONU per celebrare la firma della Convenzione sui diritti dell´infanzia, approvata all´unanimità dall´Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1989 e ratificata anche dall´Italia nel 1991. Il Comitato Regionale delle Comunicazioni (CORECOM) della Regione Emilia-Romagna ha celebrato questa giornata con un Convegno incentrato sui Media&Infanzia. >>>

"Media", per quello che è l’incarico istituzionale del Comitato; "infanzia", per l’attenzione da sempre rivolta dal Comitato al tema e per anticipare la ricezione per delega di nuovi poteri di controllo dal governo centrale, proprio in tema di tutela dei minori nei media.

Presenti il Presidente  Gianluca Gardini ,  la dirigente r esponsabile Fernanda Paganelli ed i funzionari del CORECOM. Obiettivo : affrontare la delicata dinamica tra famiglia, scuola e media , come luoghi reali e virtuali per la socializzazione e la formazione affettiva ed emotiva dei ragazzi, sulla base delle esperienze di ricerca del Comitato e del suo ruolo di delegato locale di importanti poteri di controllo dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (come quello di Conciliazione nei Servizi di Telecomunicazione). Un incontro ricco e articolato, cui hanno partecipato con visibile soddisfazione svariati ospiti, tra cui giornalisti di tutte le emittenti locali emiliano-romagnole, i rappresentanti delle Autorità di controllo e degli uffici scolastici regionali, magistrati e dirigenti di polizia, quasi tutti coinvolti nella doppia veste di genitori e professionisti. Di qui l’indubbio successo dell’iniziativa, sapientemente orchestrata da Fabrizio Binacchi, direttore RAI dell’Emilia Romagna.

Ad aprire i lavori  Monica Donini , Presidente dell’Assemblea legislativa Emilia-Romagna,  che ha fornito al pubblico una preziosa e pertinente testimonianza della sua esperienza di madre, insegnante, donna politica e con un ruolo istituzionale ben preciso. E allora se si è calcolato che i bambini già all’età di 11 anni sono stati esposti a circa 100 mila spot, si comprende come i media abbiano un ruolo massiccio nella formazione dei ragazzi, spesso in piena competizione con scuola e famiglia. Questo porta ad influire notevolmente sulle aspettative e le ambizioni dei giovani, sulla creazione o amplificazione di bisogni reali o indotti e, da ultimo, sulla percezione stessa della felicità personale e collettiva che questi ne ricaveranno. E’ palese come i media siano il veicolo di interessi economici precisi che accompagnando la formazione dei ragazzi possono profondamente condizionarli nel loro ruolo di consumatori e cittadini del futuro. Il compito delle istituzioni è garantire che vengano formate delle coscienze civili e non solo commerciali. Bisogna allora interrogarsi sull’idea stessa di giustizia per i più piccoli, sul fatto che questi abbiano il diritto ad essere realmente felici, il diritto ad essere “bambini di professione” (come curiosamente stampato sul documento di identità della figlia piccola in occasione di un viaggio qualche anno fa) ed il dovere di crescere giocando e coltivare i propri progetti in un ambiente sano e sicuro, non solo materialmente. Sulla scia della Arendt, allora, la soluzione di continuità tra l’una e l’altra, tra felicità e giustizia, risiede nella spinta più naturale, presente e da coltivare anche nei ragazzi, alla partecipazione attiva alla vita politica delle proprie comunità. Si può trovare una sana felicità nello stare con gli altri, mentre inconsapevolmente si contribuisce alla creazione di una società più giusta e democratica, in quanto più partecipata.

Di qui anche l’importanza della presenza dei rappresentanti della regione Puglia, Pietro Pepe, Presidente del Consiglio, Anna Montefalcone,  vice-direttrice del CORECOM pugliese . E’ infatti stata avviata da tempo una proficua collaborazione tra le due regioni, che sfocerà a breve in una ricostruzione statistica, già sviluppata in Emilia-Romagna e di prossima attuazione in Puglia, su un modello di ricerca sviluppato dal professor Farnè, Direttore del Dipartimento Scienze dell’Educazione  dell’Università bolognese. L’obiettivo è ricostruire la situazione, in due regioni pure molto diverse per dotazioni scolastiche e predisposizione del corpo docente, la situazione relativa all’alfabetizzazione tecnologica veicolata nelle scuole. Le differenze tra le due regioni aggiungono d’altronde valore all’iniziativa, che potrà quindi fregiarsi di una rilevanza “nazionale”. Ma quello che già emerge dal CORECOM pugliese è una situazione di fondo piuttosto simile, come messo in evidenza anche da una ricerca statunitense: i ragazzi passano un terzo della propria giornata collegati ad un qualche apparecchio elettronico, sia questo lo schermo della TV, del PC o del cellulare (ma anche dell’Mp3). E’ difficile che vi sia per loro una netta distinzione tra virtualità e realtà, dato che l’una si interseca all’altra. Ma son proprio le interferenze tra virtualità e realtà, entrambe recepite sempre più passivamente, come avvisa il Presidente Pepe, che, molto più contenute ai “suoi” tempi, dove si leggeva o ascoltava la radio sempre con il “cervello acceso”, possono creare le distorsioni maggiori, cioè comunicare ai ragazzi un mondo di difficoltà e insidie spesso molto accresciuto rispetto alla realtà e deliberatamente amplificato dai media per puro sensazionalismo. Ma come emerge dagli studi dell’UNICEF riportati dal Presidente  Gardini e dal saluto di Mauro Cervellati, Presidente Comitato UNICEF Emilia-Romagna ,  i nostri ragazzi hanno paura di essere abbandonati, di essere rapiti, del terrorismo, della violenza dei propri coetanei e di perdersi in luoghi immaginari o concreti. Vivono, soli, in un mondo che sentono sempre più ostile e minaccioso. E proprio i media, chiamati a fare i baby-sitter, simboleggiati ancora (ma per quanto?) dalla televisione, sono il passatempo tramite cui rifuggirne, ma attraverso cui ricevono impressioni sconfortanti. Così il telecomando, di cui i ragazzi dispongono e abusano in assoluta libertà e simbolo di questo rapporto, non sarà mai uno scettro sufficiente per dominare queste inquietudini.

Questa terza edizione delle campagne di sensibilizzazione del CORECOM, perfettamente in linea con le precedenti, ha coinvolto 164 scuole medie e più di 200 scuole primarie della regione. Connesso alla campagna di sensibilizzazione, anche il concorso La TV più vicina ai bambini , promosso in collaborazione con il Centro Zaffiria, banca dati nazionale di Rimini che ha presentato il “bollino di qualità” CORECOM per le trasmissioni televisive, e il Centro Studi Alberto Manzi . Il premio andava alle scuole distintesi nell’ambito di un progetto di educazione ai media con un piccolo video o di una rappresentazione teatrale. I film in concorso, proiettati e premiati nel corso della mattinata, sono la migliore dimostrazione di come l’inventiva dei ragazzi possa essere valorizzata dall’utilizzo dei supporti informatici in classe, se sapientemente guidato da un corpo insegnante capace e motivato. Stuzzicati dal mediatore, in fin dei conti i veri protagonisti sono divenuti loro, i bambini e i ragazzi, che hanno rappresentato un piacevole ed inaspettato surplus della manifestazione.

Specie nella seconda parte della mattina, quando è stato aperto il dibattito con i giornalisti delle TV locali , i bambini –opportunamente indirizzati dagli insegnanti- hanno rivelato di essere utenti tutt’altro che distratti. Perché in TV si parla solo di brutte notizie? Perché film vecchi e i soliti sport? Perché così pochi documentari, Tg ripetuti all’infinito e tante interruzioni pubblicitarie? La risposta amara dei giornalisti verte tutta attorno al fatto che, al di là dei pochi finanziamenti statali e regionali, sono le ristrettezze economiche a decidere la programmazione. Lo sport locale interessa comunque un discreto numero di persone che lo seguono o lo praticano; i telegiornali riescono a coprire numerosa parte della programmazione e resta innegabile che in alcune città dell’Emilia Romagna aumentano fatti di cronaca gravissimi; i film, i documentari e i cartoni animati sono comprati dalle grandi emittenti Rai e Mediaset e gelosamente custodite per anni nei loro archivi, lasciando le briciole e i prodotti più vecchi agli altri. Ma dai ragazzi emergono anche proposte preziose, forse praticabili dalle redazioni più coraggiose: perché non creare un Tg dei ragazzi o far partecipare i ragazzi stessi alle scelte di programmazione? Sperando che tutto non si riduca alla solita “gita scolastica” tra le strutture delle emittenti… E alla fine la domanda inquietante ed emblematica di una studentessa liceale: “Perché il sabato sera, quando torno dalla discoteca, debbo vedere certe pubblicità oscene, che mi offendono come donna?”. La reazione degli interessati è imbarazzata e chi può sottolinea come la propria emittente è da anni che ha eliminato gli spot a luci rosse, anche per decoro professionale, cioè per non mortificare il lavoro della redazione e dei conduttori, in buona parte “donna”, che fino a pochi minuti prima stava realizzando il Tg della notte.

Tuttavia, questa denuncia richiama direttamente alcune delle lacune legislative più gravi del momento . Da un lato, la questione fittizia delle fasce protette per i ragazzi dalle 16 alle 19, mentre i ragazzi hanno accesso alla TV a qualsiasi ora del giorno e da soli e che ingenuamente si pensa semplicemente di estendere alle 20. Difficilmente poi i palinsesti si porranno il problema che non solo il prodotto non sia semplicemente dannoso, ma sia pure idoneoalla fascia protetta, come imposto dalla legge. Circa il caso specifico delle “oscenità”, vige la libertà di trasmissione dalle 2.30 alle 7 della mattina, fermo restando il divieto inderogabile in Italia di passare materiale pornografico, cioè “atti sessuali espliciti gratuiti non aventi chiaro o spiccato valore artistico”, come ricordato dalCommissario Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni Gianluigi Magri . Certo, i presenti si chiedono che ci faccia una ragazzina di quell’età in discoteca a quell’ora e, cosa forse pure più inquietante, quale bisogno vi sia di accendere la televisione persino a quell’ora di notte, sintomo di apparente dipendenza assoluta. In ogni caso, proprio a tal proposito, il CORECOM vedrà a breve accrescersi, per deleghe di poteri, investimenti effettuati e dotazioni finanziarie, i poteri e le capacità concrete di controllo sulle emittenti locali.

Su tutto vige infatti il problema ambiguo dell’autoregolamentazione delle emittenti e dei media, pure formalizzato da vari atti sottoscritti dalle associazioni di giornalisti, ma aperto a molteplici falle . Ad esempio nel caso delle etichettature, ogni emittente stabilisce autonomamente cosa risulta marcabile con i bollini rosso, giallo o verde e non esiste una catalogazione unica sviluppata da un solo ente statale. Libertà di espressione e diritto di informazione (la questione della non-spettacolarizzazione del disagio sociale) spesso poi confondono i confini sui limiti anche delle trasmissioni “serie”, ritenute educativee non solo meramente di intrattenimento . Il concetto stesso di trash-TV d’altronde, non dovrebbe essere limitato alle questioni legate al sesso, come ricorda l’ospite Elisenda Malaret y Garcia, Consigliere presso il Consiglio per gli Audiovisivi della Catalogna , ma in generale alla diffusione gratuita di immagini violente. E neppure ai soli programmi televisivi, ma anche ai siti internet e ai videogiochi, estranei al controllo genitoriale, ma spesso veicolo di messaggi ed emozioni ancora più insidiosi per dei ragazzi in formazione. Ma l’esperienza della Catalogna è fortemente legata alla notevole autonomia di cui il Consiglio per gli Audiovisivi dispone. Questo implica reali poteri di sanzionamento, mentre da noi è la stessa Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ad avere poteri fortemente limitati. Le TV locali possono infatti essere sanzionate solamente nel caso in cui vengano riconosciute colpevoli di tre infrazioni nell’arco dello stesso anno, circostanza statisticamente improbabile, data la mole di lavoro per le autorità di controllo nazionali (e che aggiunge valore ai futuri poteri che verranno conferiti al CORECOM). Di contro, l’Italia è stato il primo paese europeo, rapidamente seguito dagli altri, che a ridosso della diffusione dei videofonini, che moltiplicano i rischi di abuso specie in un paese “telefoninofilo“ come l’Italia, in cui è stato inserito il parental control tramite PIN sui cellulari, cioè la richiesta di autorizzazione tramite un numero di cui debbono essere solo i genitori a disporre per accedere a determinate funzioni del videofonino. Purtroppo, però, le innovazioni all’avanguardia sono terminate qua. Alcuni risultati sono pure stati ottenuti (le cosiddette sentenza Pappalardo e sentenza bestemmie), ma solo nei casi più eclatanti.

E se la TV generalista verrà presumibilmente soverchiata dall’interattività garantita dai nuovi media come internet, si pone il problema di come le generazioni “antiche” di genitori e insegnanti debbano porsi di fronte a dei ragazzi cresciuti “spontaneamente” in contesti in cui sono circondati di media e apparecchiature elettroniche. Esiste infatti un “gap tecnologico” tra gli uni e gli altri che vedono i ragazzi sfuggire completamente al controllo parentale. Per questo l’attività delle forze di polizia postale e dei magistrati è così preziosa, anche nei momenti di incontro e confronto con i genitori, che le scuole e le istituzioni non dovrebbero mai stancarsi di promuovere.

Stefano Lodi

 

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