

(27/10/08) Il 25 novembre sarà la giornata nazionale contro la violenza alle donne. Ma com’ è la situazione delle donne in Italia e in Europa? Non semplice: sia per quanto riguarda la violenza subita che per il lavoro. E prenderne atto è il primo passo per risolvere i problemi. >>>
Donne e violenza- I numeri parlano chiaro. Secondo i dati Istat nel 2007 sono oltre 14 milioni le donne italiane che nel corso della vita hanno subito violenza fisica, sessuale o psicologica. Ancora più preoccupante è il fatto che spesso la forma più diffusa di violenza sulle donne è quella praticata da un familiare o da un partner. Secondo il rapporto del Consiglio d’Europa (APCE 2006) almeno una donna su tre in Europa è vittima di violenza da parte del marito, fidanzato, ex fidanzato o persona conosciuta. Violenze domestiche come percosse e abusi sessuali, matrimoni forzati, molestie sul luogo di lavoro, mutilazioni genitali, comportamenti persecutori come lo stalking: i modi per colpire le donne, non solo sconosciute e non solo per strada, sono numerosi.
E pare che ciò che scarseggi siano le denunce: sempre secondo i dati Istat in Italia il 93% delle donne non denuncia le violenze del partner; stessa cosa per gli stupri, non denunciati nel 91,6% dei casi. Addirittura spesso non se ne parla neanche: il 24% di donne che ha subito violenza da un estraneo non ne parla, il numero sale a 33,9% quando si tratta di violenza da parte del partner. Questo non aiuta visto che un terzo delle vittime subisce sia violenza fisica che sessuale, anche più volte. Certo, è difficile denunciare chi si conosce, mettendo così a nudo una realtà triste e squallida, ma è il primo passo che la donna deve sforzarsi di compiere in caso rimanga colpita. Molte associazioni, attive in diverse regioni italiane, forniscono un valido aiuto e sostegno: perché sono molte le persone che subiscono queste inaccettabili violenze. Prenderne atto, capire che è successo anche ad altre persone, che non è una vergogna, né una colpa e che soprattutto si può essere aiutate vuol dire iniziare a risolvere il problema.
Donne e lavoro- E per quanto riguarda il lavoro, la situazione in Europa non migliora. Il principio di pari opportunità è valido per tutti gli Stati membri come norma, ma putroppo in nessuna realtà diventa applicazione. La differenza media di salario nel 2008 per le donne europee, il cosidetto pay-gap, è del 15%. La differenza salariale aumenta poi con il livello di educazione e di anzianità. Pare quindi che in Italia le donne laureate (che sono l’11,2% contro il 10% degli uomini) riescano con difficoltà ad avere una propria carriera: solo il 25% di loro sono dirigenti.
E in generale anche nel resto dell’Europa è un’impresa per la donna conciliare la vita privata con quella professionale. Spesso le pause lavorative dovute alla maternità si ripercuotono in maniera ingiusta sull’avanzamento della carriera. Qualche buona notizia però c’è: entro l’anno prossimo dovrebbe essere approvata la proposta della Commissione europea che chiede di riconoscere alle lavoratrici dipendenti (e autonome) in attesa di un figlio un periodo di congedo dal lavoro più lungo e soprattutto orari più flessibili, nonché, ovviamente, misure più vincolanti contro i licenziamenti da parte di datori di lavoro poco inclini a rallentare il ritmo del lavoro (http://assemblealegislativa.regione.emilia-romagna.it/wcm/antennaed/news/2008_17_maternita.htm).
Tuttavia, nonostante avanzamenti di carriera, più o meno possibili per le donne, il gap salariale, resta fisso al -15%. Una norma c’è. Quindi cosa resta da fare? Secondo Vassiliadou Myria, segretario generale della Lobby europea delle donne (intervistata a Europarl Tv ) anche in questo caso sono le donne che devono prendere coscienza del problema. Le donne devono attivarsi e pretendere che vengano riconosciuti i propri diritti: in primo luogo è necessario una maggiore partecipazione anche politica . Infatti è sempre più bassa la percentuale di elettrici, e sono soprattutto le donne le più euroscettiche. E tutta questa indifferenza è strana visto che le faccende politiche dovrebbero riguardarle: sono le prime che dovrebbero scendere in campo per battersi riguardo temi come i diritti sessuali e le violenze. Non stiamo parlando di una nicchia, ma di democrazia.
(FM)