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Home > Primo Piano > L’OMS e le malattie psichiche: una nuova frontiera della cooperazione internazionale?

L’OMS e le malattie psichiche: una nuova frontiera della cooperazione internazionale?

(15/10/08) Normalmente intendiamo i problemi della salute psichica come problemi legati al benessere, almeno nel senso che quando si parla di Asia, Africa ed altre aree con gravi problemi economico-sociali, mai ci riferiamo a problemi di natura psichiatrica. Eppure depressione, ansia e disturbi della personalità (per citare le categorie principali) non sono necessariamente connesse alla mancata istruzione, alla carenza di cibo, allo stato di guerra. >>>

Foto di uomo africano L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha diffuso le proprie stime, che rivelano come circa il 75% di questi casi rimangano senza cura. 
  
Ecco una delle tante dimensioni del sottosviluppo che trascuriamo nei salotti televisivi e nei nostri salotti di fronte alla televisione. Un dramma nel dramma, che si può consumare nella più assoluta indifferenza di società caratterizzate da bisogni materiali estremi, nonché spesso fortemente discriminanti verso i malati a causa di forti pregiudizi nelle culture locali, e per questo ancor di più affrontati in solitudine dalle persone che ne sono affette. Così, malattie come l’epilessia, ad esempio, vengono lasciate fino al 95% dei casi senza cure adeguate nei paesi più poveri.

Si delinea conseguentemente una nuova dimensione delle azioni di cooperazione e dei programmi di sviluppo dei sistemi sanitari. L’obiettivo è rafforzare l’impegno finanziario dei donatori privati e degli Stati per l’assistenza alle persone con disordini mentali, neurologici e da abuso di sostanze. Ne emerge la gravità anche per alcuni dei Paesi in sviluppo più importanti e che registrano i maggiori incrementi del PIL negli ultimi anni. Ad esempio, la Cina, dove secondo l’OMS solo l’11% delle persone colpite da gravi disturbi mentali riceve un trattamento adeguato, o quello della Nigeria, dove la percentuale scende al 10%.

Sullo sfondo, un problema culturale di più ampia portata, che lascia a tutt’oggi nel XXI° secolo le malattie mentali come un tabù difficile da infrangere anche nei paesi più sviluppati, dove le cure non raggiungono il 35% della popolazione (cioè poco meno della metà di quelli dei paesi più sviluppati), a fronte di coperture sanitarie complessive difficilmente comparabili. Più nello specifico, a livello globale la mancanza di cure riguarda il 32% dei casi di schizofrenia, il 56% delle depressioni e oltre il 78% dei disordini legati dall’abuso di alcol. Rimane tuttavia vero che questa carenza è legata a istruzione e reddito, così che risultano sempre le persone più emarginate coloro che maggiormente patiscono l’assenza di trattamenti. E se il reddito non è la sola causa del disturbo, certamente i disturbi accrescono il degrado economico degli individui, incrementandone l’isolamento.

(Stefano Lodi) 

 

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