

(08/09/08) Sono ancora 770 milioni gli analfabeti in tutto il mondo, ovvero 1/8 dell'intera popolazione. E per ricordare il numero di persone che ancora non sanno leggere né scrivere l’Unesco ha dedicato la giornata dell’8 settembre all’alfabetizzazione. >>>
Alfabetizzazione e sviluppo- Proprio in questi giorni in Italia si discute riguardo la qualità della nostra scuola: i programmi, gli insegnanti, il sistema di giudizio. In molti paesi purtroppo tale argomento non può essere affrontato: le guerre, la carestia, le dittature non permettono alla gente di parlare di educazione. E spesso di non riceverla neanche con conseguenze sempre più gravi in termini di sviluppo e anche salute stessa –come sottolineerà quest’anno l’Unesco durante l’incontro dell’8 settembre a Parigi che quest’anno indagherà il rapporto tra alfabetizzazione e salute. Perché non conoscere la realtà, vuol dire non sapersi proteggere contro guerre, malattie e ignoranza. E senza protezione, si muore.
Buone notizie- Secondo il Rapporto curato dall’ EFA– Education for All- dell’Unesco che monitora la situazione mondiale e incentiva politiche di scolarizzazione nei paesi più colpiti dall’analfabetismo, la situazione rispetto al 2000 è migliorata. Gli iscritti alla scuola primaria sono passati da 647 milioni a 688 milioni tra il 1988 e il 2005, e, più in specifico, le percentuali indicano una crescita del 36% nell’Africa sub-sahariana e del 22% nei paesi dell’Asia occidentale e meridionale. Anche per gli adulti il tasso di alfabetizzazione è cresciuto dal 68% al 77% tra il 1985 e il 2004. L’abolizione delle tasse d’accesso ai servizi scolastici primari in Camerun, nell’Uganda e nel Malawi hanno aumentato notevolmente il livello di scolarizzazione dei paesi. Ben 23 paesi in questi anni hanno reso obbligatoria la scuola primaria e attualmente il 95% dei paesi in tutto il mondo stabilisce per legge che i bambini devono andare a scuola.
Anche gli aiuti dai paesi più ricchi sono raddoppiati tra il 2000 e il 2004 (anche se nel 2005 sono diminuiti).
Criticità- Purtroppo però i problemi sono ancora numerosi e garantire l’educazione primaria universale entro il 2015 –uno degli obiettivi di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite- sembra difficile.
Se la mortalità infantile è –fortunatamente- diminuita, sono sempre di più i bambini di età inferiore ai 3 anni che non ricevono alcun tipo di educazione: molti Stati dell’Africa sub-sahariana e arabi ancora sottovalutano l’importanza di un’istruzione pre-primaria, spesso inesistente.
Inoltre l’accesso alla scuola primaria è praticamente impossibile nei paesi più poveri e svantaggiati che tra l’altro, devastati dalle guerre e dalla fame, sarebbero quelli che maggiormente avrebbe bisogno di sviluppo. E, nonostante gli sforzi compiuti dall’Efa, la disparità di genere è ancora molto forte, specie nelle scuole secondarie: le violenze sessuali, i problemi igienici, l’ambiente stesso della scuola –i pregiudizi di molti insegnanti, i testi stessi e i compagni maschi- non favoriscono la presenza delle ragazze in classe che preferiscono stare a casa con le madri. Secondo le stime dell’EFA solo 18 paesi su 113 potranno arrivare a raggiungere nel 2015 la parità di genere in termini di frequenza scolastica.
In più, la crescita del tasso di alfabetizzazione non va sempre di pari passo con la qualità dell’istruzione. Dal 1999 al 2004 il livello è migliorato solo in alcune scuole, ma rimane basso in molti paesi africani e asiatici. Insegnanti non preparati –nonostante il loro numero sia in costante aumento- classi affollate e pochi libri di testo non solo non aiutano gli studenti a livello educativo, ma non li spronano a frequentare la scuola, favorendo così l’abbandono scolastico. E anche quest’ultimo è un fenomeno in allarmante crescita: dal 1999 al 2005 il numero di bambini che hanno smesso di andare a scuola è aumentato da
Il semi-analfabetismo è più difficile da quantificare, ma, come l’analfabetismo, non aiuta lo stato a progredire. Lo sviluppo inizia solo con l’alfabetizzazione –per usare le parole di Kofi Annan, ex segretario delle Nazioni Unite. "Sapere" serve a proteggersi e a combattere. Ora lo sappiamo anche noi, e quindi vale la pena di intraprendere questa battaglia.
(Francesca Mezzadri )