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Home > Primo Piano > Giornata internazionale dei Rom

Giornata internazionale dei Rom

(08/04/09) L’8 aprile è la giornata internazionale dedicata al popolo Rom. A parte le baraccopoli in cui vivono, i crimini che spesso compiono o sono accusati di compiere, noi sappiamo poco dei Rom. Spesso li confondiamo con i romeni. Ma i Rom, gruppi nomadi, hanno una loro storia e loro tradizioni come tutti i popoli. E come tutti i popoli dovrebbero essere integrati. Indipendentemente dai nostri pregiudizi. >>>

foto di ragazzino Rom (da www.flickr.com) Storia dei Rom- I Rom, popolo viaggiatore composto da un mosaico di diversi gruppi (Sinti, nomadi, etc..) arrivarono in Europa dall’India verso la fine del  XIII ° secolo. Qui si stanziarono in diversi paesi soprattutto nell’Europa dell’Est –Romania e Ungheria. Per questo spesso li confondiamo con i romeni. In realtà i romeni li considerano nello stesso modo in cui spesso li giudichiamo noi italiani: anche in Romania i Rom sono vittime di discriminazioni e vivono spesso ai margini della società. Neanche il loro passato è stato semplice: durante la seconda Guerra mondiale, come gli ebrei, furono perseguitati dalle leggi razziali del nazismo, molti gruppi vennero sterminati. Da allora continuano a spostarsi per tutta l’Europa, senza trovare né sosta né pace.

I Rom e l´Unione Europea- Attualmente i Rom sono circa 12 milioni in tutta Europa. Vivono in condizioni di estrema povertà, in mancanza di cure sanitarie, e molti non hanno cittadinanza: questo vuol dire che non hanno accesso a scuola e lavoro.  Anche i cittadini Rom (tra l´ altro dal 2007, se romeni anche europei) faticano comunque ad entrare nel mercato del lavoro o della scuola spesso per motivi futili: la distanza dei loro campi dalle zone di lavoro e dagli istituti scolastici, la mancanza di mezzi di trasporto, di vestiti e scarpe adeguate che scoraggiano le donne a presentarsi al pubblico e espongono i bambini alle critiche e alla ghettizzazione da parte dei compagni…Ma purtroppo la situazione è un circolo vizioso: se i padri e le madri non sanno garantire un futuro di scuola e lavoro ai figli, difficilmente le future generazioni usciranno dalla povertà. E così via.
Per questo è necessario rompere dall’esterno questo circolo vizioso e favorire l’integrazione.
L’Unione europea in questi anni ha stanziato fondi per il recupero della popolazione Rom e ha approvato diverse risoluzioni sulla situazione dei Rom in Italia – Hans-Gert Pöettering, presidente del Parlamento europeo, ha ricevuto in questi giorni un riconoscimento per la difesa dei diritti dei Rom da rappresentanti delle maggiori organizzazioni Rom in Europa.
La campagna Dosta lanciata dalla Commissione e dal Consiglio d’Europa per andare oltre al pregiudizio nei confronti dei Rom (www.dosta.org) , le raccomandazioni del Parlamento europeo nel luglio dello scorso anno, il rapporto della Fundamental Rights Agency sulla situazione dei Rom a Ponticelli (situazione che continua a restare poco chiara), il programma EQUAL dimostrano in effetti lo sforzo dell’Ue per far conoscere ai cittadini una realtà spesso ignorata. Anche la recente campagna promossa da 27 associazioni nazionali "Non avere paura" (www.nonaverpaura.org) contro il razzismo e la paura dell´altro, sebbene generica, usa come "testimonial" un ragazzino Rom. Una sensibilità e una coscienza, insomma, ci sono, in Europa e in Italia.

Limiti e proposte- Tutto questo, però, non basta. Magda Kósáné Kovács, deputata ungherese del Parlamento europeo, è scettica sulle iniziative europee proprio perché è la prima a rendersi conto di quanto i piccoli limiti dettati dalla povertà dei Rom siano in realtà insormontabili. La distanza, la povertà dei campi, l’abbigliamento trasandato: tutti fattori che determinano l’isolamento e la non-integrazione. Spiega la parlamentare: "Per quelli che vivono ai margini della società nel Centro o Est Europa il modo più immediato per guadagnarsi da vivere viene dalla terra, per esempio dall´agricoltura di sostentamento. Non c´è altra possibilità. (…) Si dovrebbero creare delle cooperative sociali; affidare ai Rom a pagamento la terra su cui lavorare e beneficiarli di sussidi rilasciati in base a criteri differenti. Inoltre è molto importante garantire un alto livello di vita ai più giovani, senza rinchiuderli in scuole speciali".
Recentemente a Vienna è stata varata l’iniziativa THARA Haus (www.thara.at) con il contributo del fondo sociale europeo rivolta ai ragazzi Rom dai 14 ai 25 anni che prevede l’inserimento di percorsi culturali sui Rom estesi all’intera classe per favorire lo scambio e il dialogo interculturale. Solo partendo da iniziative che promuovano nei fatti l’integrazione sarà possibile avviare insieme un cammino prima che sia troppo tardi.
Secondo Magda Kósáné Kovács è necessario focalizzare da subito questo obiettivo. "Sembra quasi che ci sia bisogno di una qualche tragedia per affrontare il problema: basti pensare alla questione dell´immigrazione o del terrorismo. Per esempio, dagli attentati di Londra e Madrid non c´è più bisogno di spiegare quanto sia importante occuparsi dell´integrazione degli immigrati e della loro posizione nel mercato del lavoro. Non voglio assolutamente vedere la questione Rom affrontata solo dopo avvenimenti così gravi". 

Francesca Mezzadri


Per saperne di più:
intervista a Magda Kósáné Kovács del Parlamento europeo

 

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