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La vergogna delle “morti bianche” in una Repubblica fondata sul lavoro

(30/04/09) Attraversando le strade e le piazze dei comuni italiani si è soliti imbattersi in qualche targa dedicata ai “Caduti del lavoro”, termine con il quale sono designati e ricordati tutti coloro che hanno perso la vita per incidenti sul luogo di lavoro...

foto di casco di lavoratore A partire dagli anni ´60, il movimento operaio italiano ha voluto fare ricorso ad una terminologia molto più incisiva, quella di “omicidi del lavoro”, per indicare con nettezza le responsabilità dirette dei sistemi di produzione delle economie industrializzate rispetto alle scarse condizioni di sicurezza dei luoghi di lavoro, specialmente nei settori edilizio, siderurgico e delle estrazioni minerarie. È degli ultimi anni, invece, l’utilizzo sempre più ricorrente dell’espressione “morti bianche” per designare il fenomeno. Dalle statistiche collezionate da diverse istituzioni ed organizzazioni internazionali – in primis, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro – emergono cifre raccapriccianti: ogni anno circa due milioni di lavoratori, di cui circa 12 mila bambini, sono oggetto di incidenti mortali sul posto di lavoro.Quanto agli incidenti non mortali,se ne registrano circa 270 milioni ogni anno.

Italia e Europa-Resta all´Italia il non invidiabile primato delle vittime sul lavoro in Europa. Nel nostro Paese il numero delle "morti bianche", seppure in calo rispetto agli anni scorsi, è infatti diminuito meno che nel resto d´Europa. Secondo i risultati resi noti nell’ultimo rapporto ´´Tutela e condizione delle vittime del lavoro tra leggi inapplicate e diritti negati´´ presentato dall´Anmil – Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro –, nel periodo compreso tra il 1995 e il 2004 il calo registrato in Italia è stato pari al 25,49%, mentre nella media europea la flessione è stata pari al 29,41%. Le cifre ammontano a 1328 morti nel 2005, 1280 nel 2006, ben oltre i mille morti nel 2007 e nel 2008. La riduzione è, invece, più accentuata in Germania, dove il numero di vittime si è quasi dimezzato (–48,3%), ed in Spagna, dove si è registrato un decremento del 33,64%.
Nelle cifre ufficiali non sono compresi gli incidenti che non vengono denunciati da chi è impiegato nell´ambito del lavoro nero dove, secondo l´Inail, si verificherebbero almeno 200 mila casi ogni anno. Questi numeri, riferisce l´Amnil, mostrano come non si tratti di un fenomeno occasionale e relegato a situazioni straordinarie, ma sia piuttosto "un effetto perverso che sembra profondamente innervato nel modo di produzione".

Manca la prevenzione-La rinnovata consapevolezza della gravità del fenomeno, accresciuta anche in ragione dei numerosi interventi del Presidente della Repubblica sul tema, sembra non essere riuscita a produrre ancora una significativa inversione di tendenza. L´Anmil sottolinea come si intervenga quasi sempre a cose fatte e molto raramente a livello di prevenzione. Nonostante i lavori di un’ apposita Commissione parlamentare d’inchiesta, infatti, a cinque mesi dall´entrata in vigore della legge 123/07 – che ha stabilito nuove norme in materia di sicurezza sul lavoro – i coordinamenti provinciali delle attività ispettive stanno appena muovendo i primi passi.
Tra i rimedi necessari indicati dall´Anmil figurano un maggiore investimento sulle attività di prevenzione e controllo, l´introduzione di sanzioni adeguate alla gravità ed alle conseguenze dei comportamenti, l´organizzazione di un apparato amministrativo e giudiziario che assicuri l´applicazione certa e rapida delle sanzioni e la promozione di iniziative informative, formative e culturali che sviluppino nel medio-lungo periodo una maggiore attenzione alla prevenzione.

Iniziative di sensibilizzazione-A tutte le morti bianche sarà dedicato il concerto del Primo Maggio 2009 a Roma. In occasione della Festa dei lavoratori, gli organizzatori lanceranno una raccolta di fondi per l’assegnazione di borse di studio ai figli delle vittime del lavoro. Si tratta di un’ iniziativa che vuole sollecitare una maggiore attenzione nei confronti di un problema grave e purtroppo sottovalutato come quello degli incidenti sul lavoro.

Francesco Argese

 

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