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Home > Primo Piano > Le voci di "Nìguri"

Le voci di "Nìguri"

(11/12/09) “E’ stato sicuramente il film più difficile che abbia mai girato”. Con queste parole Antonio Martino, regista indipendente, vincitore di numerosi premi internazionali per documentari sociali, ha presentato ieri in anteprima a Bologna il suo film “Nìguri” girato a Sant’Anna, il paese calabrese dove è nato e dove si trova uno dei più grandi centri di accoglienza per immigrati in Europa. >>>

locandina del film Ammette di aver pianto nel girare questo documentario, Antonio Martino. Eppure il filmmaker dovrebbe essere “vaccinato” a questi temi sociali. Ha girato “Gara de Nord copii pe strada”, documentario sui bambini che vivono nelle fogne di Bucarest per il quale ha vinto anche il Premio Ilaria Alpi 2007. E’ autore della Trilogia dell’Est con “Pancevo mrtav grad”, reportage ambientale sulla cittadina bombardata dalla Nato durante la guerra dei Balcani del 1999 (premio Best Documentary al Planet in Focus Film festival di Toronto) e “Noi siamo l’aria non la terra”su una regione della Bielorussia devastata dall’effetto Chernobyl. Il suo penultimo lavoro è “Be water, my friend”, un film sulle penose condizioni di vita dei pescatori in Uzbekistan.
E allora perché questo film, girato tra l´altro nel paese dove è nato, lo ha scosso così tanto?

Forse perché nelle parole di molti anziani di Sant’Anna si legge solo chiusura, odio e ignoranza, a tratti irrecuperabile, verso gli immigrati che “invadono” il loro paese. I niguri, appunto. Sbarcano sulle coste di Capo Rizzuto e vengono portati lì al Cpa di Sant’Anna, il più grande d’Europa. Più di 1.000 persone che vivono in container e tende per 6 mesi, in attesa che la loro richiesta d’asilo venga accolta e possano andare a cercare lavoro – quando va bene.
Si ride anche un po’ nel sentire i pregiudizi, i luoghi comuni fortemente radicati nelle menti di chi ha sempre vissuto lì, al paese, e non tollera queste nuove facce di gente sconosciuta, che non fa niente, aspetta, “ozia”. Lo Stato spende 30 euro al giorno a testa per il loro mantenimento fino a che la loro richiesta viene accolta e rientrano in un programma Sprar (raramente) o, più spesso vengono rispediti a casa (formalmente perché nei fatti non hanno soldi per farlo e diventano clandestini).
30 euro. Non è poco secondo gli abitanti di Sant’Anna.

O forse è particolarmente drammatico sentire l’altra voce: quella dei migranti, persone che arrivano qui in Italia “per stare meglio” e vorrebbero lavorare. Certo, non sono contenti di “oziare” tutto il giorno, vivere nei tendoni del Cpa e sopravvivere per 6 mesi (30 euro a testa per ognuno, ma nei fatti la loro è una condizione di pura sopravvivenza). Vorrebbero lavorare. Sanno che è difficile. Ma non hanno scelta. Nel loro paese c’è la guerra e sono qui per aiutare i loro familiari. Devono attendere qualcosa che probabilmente non arriverà e passano il loro tempo a pensare alla loro famiglia. Non è poi così strano.

Forse è ancora più toccante sentire le parole della ragazza africana, l’unica donna straniera intervistata (la voce femminile straniera è forse l’unica un po’ mancante del film), che dice che nel suo paese le donne non hanno alcun valore.
O forse è ancora più drammatico sentire quelle di chi non ce l’ha fatta: di chi ha visto respinta la richiesta di soggiorno e vive in condizioni disastrose in un paese che dovrebbe essere sviluppato come l’Italia.

Sono forse tutte queste voci insieme, alla fine, quelle che hanno commosso il regista e colpiscono il pubblico. Perché ci si rende conto di essere in un circolo vizioso, a tratti senza via d’uscita: noi non capiamo, loro non riescono.
Qualche speranza però emerge. L’operatrice sociale che lavora nel Cpa, gli emigranti italiani che in tempo di guerra sono stati in Germania: loro capiscono. A tratti anche qualche abitante sa che prima o poi se ne dovrà fare una ragione, che i tempi sono cambiati. Forse l’unica strada per capire è ascoltare. Tutte le voci.
Iniziamo a farlo da questo film.

Francesca Mezzadri


Il sito del regista:
http://www.myspace.com/antoniomartinodoc

 

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