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Home > Primo Piano > Verso un nuovo quadro giuridico tra medici e immigrati?

Verso un nuovo quadro giuridico tra medici e immigrati?

(16/02/09) Il 5 febbraio il Senato ha approvato l’emendamento 39/306 alla legge 733 sulla Sicurezza pubblica che elimina il divieto di denuncia da parte dei medici degli immigrati clandestini che vengono assistiti dal Servizio sanitario nazionale e dà quindi di fatto facoltà ai medici di denunciare lo straniero irregolare. L'emendamento, che deve ancora essere discusso in Camera, ha acceso la discussione tra le associazioni di categoria e suscitato diverse polemiche...>>>

Sala d'attesa di ospedale (da archivio di Medicins sans frontieres) Controllo dei flussi-L’emendamento prevede la cancellazione del comma 5 dell´articolo 35 del ddl 286 del 1998 secondo il quale "l´accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all´autorità salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano” Questo vuol dire che i medici possono (e dovrebbero) denunciare gli immigrati privi di regolare documentazione. Da un lato, con questa proposta si pone il problema del controllo effettivo dei flussi e quindi gli obblighi che scaturiscono per i medici in quanto pubblici ufficiali. L’emendamento non implicherebbe poi una negazione delle cure, ma semplicemente l’accertamento della posizione del paziente. Infine, se la legge imponeva in precedenza l’esplicito divieto di denuncia, l’emendamento non introdurrebbe un automatico obbligo opposto, anche se i medici rimarrebbero passibili di denuncia e condanna penale nel caso in cui venissero scoperti.

Diritto alla salute per tutti- Tuttavia, secondo i più critici, si tratterebbe invece di una norma contraria sia al diritto alla salute per tutti, sancito dalla Costituzione, che al codice deontologico dei medici, costretti a svolgere così funzioni ben distanti da quelle che spetterebbero loro.
Infatti sapendo di poter essere denunciati, gli immigrati illegali non rischierebbero una condanna per farsi visitare da un medico, sottraendosi così alle cure. Questa naturale diffidenza potrebbe avere conseguenze pesanti, favorendo l’instaurarsi di una medicina e quindi di patologie clandestine, con percorsi sanitari al di fuori dei sistemi di controllo e verifica della sanità pubblica. Tra l’altro, tra gli immigrati clandestini esiste un rischio di contagio dieci volte superiore a quello dei cittadini e degli immigrati regolari per malattie a potenziale epidemico come la TBC, dovuto soprattutto alle loro condizioni di vita difficili, e, di conseguenza la loro scelta di sottrarsi alle cure potrebbe comportare gravi rischi anche per il resto della collettività. Verrebbe poi compromessa una delle caratteristiche migliori dell’integrazione in Italia, cioè il buon stato di salute medio degli immigrati.
Infine, non si può proprio dire che l’emendamento frenerà la criminalità, dato che comunque esiste un obbligo di referto per i medici che assistono chiunque, ferito più o meno gravemente, si rechi da loro in cerca di cure.

Posizione delle Regioni- Anche la Regione Emilia-Romagna, tramite il Presidente Vasco Errani e l’assessore alla sanità Giovanni Bissoni, ha preso chiaramente una posizione contraria. Sostiene il presidente “A parte ogni ragionamento relativo alla necessità di garantire un servizio sanitario fondato su criteri di bisogno e di solidarietà, vanno considerati i problemi relativi alla necessità di una adeguata prevenzione che è tale nella misura in cui, soprattutto per alcune malattie, riguardi tutta la popolazione a garanzia dell’intera comunità”. Analoghe posizioni sono state prese dai presidenti della Regione Veneto, Toscana, Lazio, Puglia e Campania. Tra le critiche quella rivolta al mondo politico di scaricare sui medici una responsabilità etica e sociale che spetterebbe invece allo stesso dirimere.

(Stefano Lodi)

Emendamento 39.306

 

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