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Home > Primo Piano > I diritti umani in Cina

I diritti umani in Cina

(08/07/09) Mentre in Cina continuano i sanguinosi scontri tra minoranze etniche nella regione dello Xingjiang, il presidente Napolitano parla di diritti umani con il presidente della Repubblica popolare cinese Hu Jintao, in Italia per il G8. Ma qual è la situazione in Cina? E si può davvero parlare di libertà e rispetto dei diritti umani? Qualche storia da ricordare… >>>

foto di chengguan Le parole di Napolitano- Qualche giorno fa il capo dello Stato, nell’accogliere il presidente Hu Jintao in Italia, ha detto “Abbiamo concordato che lo stesso sviluppo e il progresso economico e sociale che si stanno realizzando in Cina pongono nuove esigenze in materia di diritti umani, una questione che l´Italia ha sempre affrontato e intende affrontare nel massimo rispetto delle ragioni cinesi, e dell´integrità e autonomia di decisione della Cina e delle sue istituzioni rappresentative".  
La difesa dei diritti umani in Cina sarà infatti uno dei temi portanti del G8 a L’Aquila, anche se ancora nessuno dei ministri ha sollevato l’argomento. Il primo a farlo è stato Napolitano in occasione della vista del presidente cinese Hu Jintao.
Le sue parole fanno da sfondo però a un triste scenario: quello degli scontri e delle violenze tra musulmani uighuri e cinesi ´han´, 156 morti e più di 800 feriti. La situazione si sta aggravando a tal punto che Hu Jintao sembra costretto a rientrare in Cina e rinunciare alla sua partecipazione al G8.

Le violenze dei chengguan- Ma come si vive in Cina alla vigilia del G8 del 2009, dopo le Olimpiadi di Pechino? La violenza, che ora è culminata negli scontri tra minoranze etniche, è comunque all’ordine del giorno, colpisce soprattutto la fascia più povera della popolazione ed è esercitata da chi dovrebbe –teoricamente- riportare all’ordine. Sono infatti i chengguan – i cosiddetti vigilantes delle città e campagne cinesi-   che terrorizzano i contadini cinesi e i venditori ambulanti e che li pestano a sangue, per confiscare le loro merci. Lo fanno ormai da anni. La storia di Wei Wenhua non è recente, ma descrive una realtà ancora attuale. Wei Wenhua era un semplice cittadino cinese colpevole di aver filmato con il telefonino un atto di ingiustizia: aveva visto dei chengguan picchiare a morte un contadino che protestava perché non voleva dare loro i suoi prodotti e aveva filmato la scena col cellulare. Video fatale. Scoperto dai violenti vigilantes, Wei Wenhua è stato ucciso a botte. Regolare amministrazione per i chengguan.
Ma questa storia forse a differenza di altre ha un finale diverso: fortunatamente è apparso un testimone che ha raccontato la storia ad un giornalista coraggioso che, a sua volta, ha raccontato tutto su giornali e media. A questo punto il governo non ha potuto fare finta di niente e i chengguan colpevoli di aver ucciso Wei Wenhua sono stati condannati a 6 anni di carcere.
“Ma nel frattempo casi simili di violenze da parte dei chengguan continuano ad accadere” denuncia la vedova di Wei Wenhua al Time “ la morte di mio marito, purtroppo, non ha cambiato nulla”.

Libertà di parola- Se la sua morte ha cambiato poco, è stata comunque un esempio di quanto i media sarebbero in grado di fare con il solo potere della parola. Ma è rischioso. Il partito comunista cinese non sembra lasciare grandi libertà di pensiero al suo popolo. E lo sanno anche Hu Jia, in carcere per aver pubblicato alcuni articoli scomodi sui diritti umani alla vigilia delle Olimpiadi di Pechino, sua moglie, una blogger agli arresti domiciliari per aver osato un po’ troppo con il web, e Shi Tao , reo di aver scritto una mail nella quale spiegava che l’anniversario della strage di piazza Tienanmen sarebbe stato censurato anche quell’anno, nel 2004,  in Cina. Shi Tao sta scontando 10 anni di carcere per aver scritto quella mail, e non si può dire che il governo cinese nell’accusarlo non si sia avvalso di alcune complicità inaspettate (come il fornitore americano di servizi di posta da lui utilizzato).
Il tema dei diritti umani in Cina non tocca solo il popolo cinese, ma coinvolge anche gli altri stati occidentali. Per questo si tratta di un argomento importante da affrontare che potrebbe mettere in discussione un difficile equilibrio economico mondiale.
Il presidente Hu Jintao rientrerà in giornata a Pechino: purtroppo non potrà partecipare al G8.

Francesca Mezzadri


Per saperne di più:
Il libro "Doppi giochi"sulla situazione dei diritti umani in Cina (in formato pdf)

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