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Home > Primo Piano > Dopo il G8: parlano le ONG

Dopo il G8: parlano le ONG

(13/07/09) All’indomani del G8 tenutosi all’Aquila che ha visto impegnati gli stati mondiali più potenti a discutere sulle sorti del nostro pianeta, importanti ONG internazionali esprimono un parere sui 3 giorni all’Aquila e sui futuri piani d’aiuto e solidarietà stabiliti durante il summit. Ecco qualche dichiarazione… >>>

una foto celebre su problema fame nel mondo Le promesse- 20 miliardi di dollari in 3 anni per combattere la fame nel mondo grazie anche ad una strategia globale di sviluppo agricolo sostenibile. Una riduzione dell´80% dei gas serra entro il 2050. Un mercato commerciale più libero per sostenere i paesi più fragili. Queste, tra le promesse dei "Grandi 8" della terra fatte durante il summit all’Aquila.
Quali le reazioni?
Il direttore generale della FAO, Diouf, si esprime riguardo l’accordo sulla sicurezza alimentare – denominato “L’Aquila Food Security Initiative” - ritenendosi soddisfatto che finalmente tale tema sia stato posto al vertice dell’agenda internazionale “Un incoraggiante cambio delle politiche in favore dei poveri e degli affamati. Questo è ciò che la Fao ha raccomandato invano per anni”. Il direttore si dichiara abbastanza ottimista riguardo alle possibilità che gli impegni vengano mantenuti e si augura la partecipazione dei grandi della Terra anche al terzo vertice mondiale sull’Alimentazione in programma a Roma dal 16 al 18 novembre 2009. Attualmente, bisogna ricordare che circa un miliardo di persone soffre la fame, e anche i 9 miliardi di persone che ci saranno nel 2050 debbono avere cibo a sufficienza.

Le perplessità- Perplessità da parte di ActionAid, una delle organizzazioni internazionali impegnate nella lotta a povertà e esclusione sociale, che sottolinea come le parole debbano andare di pari passo con i fatti: “L’Italia deve chiarire subito quale sarà il contributo italiano a L’Aquila Food Security Initiative e in che modo le risorse finanziarie verranno trovate perché - alla luce della riduzione dei fondi della cooperazione, nella scorsa legge Finanziaria, a circa 300 milioni di euro all’anno - si rischia la cannibalizzazione delle iniziative per la lotta alla povertà: per finanziarne una, si lasciano indietro le altre".
E’ scettica anche Marta Guglielmetti, coordinatrice per l´Italia della Campagna del Millennio delle Nazioni Unite in Italia, che, seppure approvi i piani stabiliti all’indomani del G8, non solo riguardo alla sicurezza dell’alimentazione, ma anche per il clima (il mantenimento entro i 2 gradi centigradi dell´innalzamento della temperatura) e la riforma del commercio internazionale a favore delle economie più fragili, lamenta uno scarso impegno dei “Grandi” del mondo nell’attuarli nel medio-lungo periodo."Gli otto grandi hanno sì ribadito gli impegni presi quattro anni fa a Gleneagles, in Gran Bretagna, per sconfiggere la povertà, ma ancora una volta non hanno indicato un piano di rientro finanziario e politico per trasformare questi intenti in fatti. L´apertura del G8 ai nuovi 6 e ai paesi dell´Africa   ha prodotto qualche passo avanti soprattutto in tema di cambiamenti climatici, commercio e crisi alimentare. Ma i risultati raggiunti rischiano di non essere sufficienti in un momento in cui la crisi globale sta colpendo sempre più gravemente i più poveri”.
La paura che l’attuale crisi possa abbattersi sui paesi più poveri e che i miliardi stanziati per l’Africa non siano sufficienti, è un timore che colpisce anche le associazioni Oxfam International e Ucodep che da anni combattono povertà e esclusione sociale in Africa. “Un miliardo di persone sono affamate e il G8 dà loro da mangiare nient’altro che parole poco convincenti: 20 miliardi di dollari per rispondere alla crisi alimentare possono sembrare tanti, ma se non si tratta di fondi addizionali è come incartare lo stesso regalo per donarlo una seconda volta.” Le associazioni si riferiscono all’Italia e lamentano soprattutto il taglio del 56% dell’Italia all’aiuto pubblico allo sviluppo, che non sarebbe conseguente al terremoto in Abruzzo, ma precedente.

Anche altri problemi- Molta delusione anche per Amref (African Medical and Research Foundation) prima organizzazione sanitaria nata e operante in Africa che sottolinea come gli impegni presi per il continente africano escludano completamente l’aspetto sanitario e medico del paese, trascurando così il fondamentale indicatore di benessere per un paese. “ Per supplire all’attuale carenza di un milione e mezzo di operatori sanitari nell’Africa Sub-sahariana servono 26,4 miliardi di dollari per i prossimi dieci anni” spiega una coordinatrice di Amref. Senza contare altri problemi come l’esodo del personale sanitario. “L´Africa deve sostenere il peso del 24% delle malattie globali, ma ha solo il 3% del personale sanitario mondiale, pagato con meno dell´1% del budget globale per la salute. Per arginare il problema” spiega sempre una delle coordinatrici “sarebbe necessario investire nella formazione di personale sanitario nei Paesi di destinazione. Il G8, invece, ha riproposto l´idea di codici di condotta volontari per regolare le assunzioni nel personale sanitario. Nessun impegno concreto per frenare davvero la fuga dei cervelli dall´Africa.”

FM

(Fonte: redattore sociale)

 

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