

(09/06/09) Amnesty International ha presentato il suo nuovo Rapporto Annuale 2009. Analizzando la situazione dei diritti umani nel 2008 in 157 paesi e territori del mondo, il Rapporto offre una nitida immagine di come ancora milioni di persone nel mondo siano private di sicurezza, giustizia e dignità e abbiano visto le loro rivendicazioni scarsamente considerate dai governi e le loro proteste spesso represse con eccessiva forza. >>>
I miglioramenti degli standard di vita sono, nella migliore delle ipotesi, una condizione del tutto precaria quando a ciò non si accompagni una effettiva tutela dei diritti sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani.
Recessione mondiale e repressione dei diritti umani - Come dichiarato da Christine Weise, Presidente della Sezione Italiana di Amnesty International, la crisi economica e finanziaria mondiale cela un´esplosiva crisi dei diritti umani. La recessione ha aggravato le violazioni dei diritti umani e distolto l´attenzione da esse. La crisi ha comportato la mancanza di cibo, di lavoro, di acqua potabile, di terra e di alloggio ma anche l´aumento di disuguaglianza, xenofobia, razzismo, violenza e repressione. Se precedentemente i diritti umani erano messi in secondo piano in nome della sicurezza, ora lo sono in nome della crisi economica.
Il rischio è che la recessione porti con sé maggiore repressione. Il Rapporto osserva, infatti, come nel mondo ci siano crescenti segnali di rivolta e violenza politica. In molti Paesi africani – tra cui Tunisia, Egitto, e Camerun – i governi hanno stroncato duramente le proteste contro la situazione economica, sociale e politica, mentre l´impunità della polizia e delle forze di sicurezza è risultata dominante.
Tra i casi menzionati come esempi evidenti della correlazione tra crisi economica e violazione del diritti umani figurano la negazione alle comunità indigene del diritto fondamentale a una vita dignitosa, nonostante la crescita economica di Paesi come Brasile, Messico e India; gli sgomberi forzati di centinaia di migliaia di persone da insediamenti abitativi precari o terreni agricoli, in nome dello sviluppo economico; il vertiginoso aumento dei prezzi, che ha provocato fame e malattie e, in Paesi come Corea del Nord, Myanmar e Zimbabwe, l´uso del cibo come arma politica; il persistere della violenza e della discriminazione nei confronti delle donne.
Una stoccata è riservata anche ai Paesi europei di destinazione dei flussi migratori, tra cui l’Italia, condannando l’adozione di politiche restrittive spesso a seguito di accordi internazionali con governi di Paesi che non possono certo fregiarsi del titolo di difensori dei diritti umani, come Libia, Mauritania o Marocco.
Mentre si concentrano sui tentativi di rianimare l´economia globale, i leader del mondo trascurano i teatri di gross violations dei diritti umani. Amnesty ammonisce il G20, che mentre si presenta alla ribalta internazionale come un soggetto nuovo e rivendica un peso politico maggiore, in tema di diritti umani dimostra di avere un approccio vecchio e fallimentare fatto di violazioni, retorica priva di azione, promozione dei diritti all´estero e negazione in casa propria, copertura politica degli alleati.
Verso un new deal dei diritti umani - Apprezzando la decisione del Presidente Obama di chiudere Guantánamo e denunciare la tortura, Amnesty lancia l’idea della necessità di un new deal dei diritti umani. A questo proposito ha annunciato il lancio di una nuova campagna globale, che intende affrontare e fermare le violazioni dei diritti umani che creano e acuiscono la povertà. In Italia, la campagna si chiamerà "Io pretendo dignità". La povertà è caratterizzata da una serie di fattori – privazione, disuguaglianza, ingiustizia, insicurezza e oppressione – che erodono il primo dei diritti fondamentali: la dignità di ogni essere umano. È per questo che la dignità dell’essere umano è posta al centro di questa nuova campagna.
Francesco Argese