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Home > Primo Piano > La proposta dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati per una soluzione più soddisfacente del problema dei “respingimenti”

La proposta dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati per una soluzione più soddisfacente del problema dei “respingimenti”

(28/05/09) Con una lettera indirizzata al Vicepresidente della Commissione europea, Jacques Barrot, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati afferma come, pur consapevole della pressione esercitata dai flussi migratori irregolari nei Paesi di destinazione, l’applicazione delle relative norme di diritto internazionale umanitario sia a rischio. Propone, quindi, la convocazione di un Vertice internazionale sulla questione.>>>

copertina_del_libro Un vertice internazionale? - Già nei giorni scorsi l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, António Guterres, era intervenuto a qualificare la pratica dei “respingimenti” messa in atto dal Governo italiano come illegale e capce di minare il diritto di ogni essere umano ad ottenere asilo. Ora, con una lettera indirizzata al Vicepresidente della Commissione europea, Jacques Barrot, responsabile per la Giustizia, la libertà e la sicurezza, l’Alto Commissario prende di nuovo posizione, affermando come, pur consapevole della pressione esercitata dai flussi migratori irregolari in Italia come in altri Stati membri dell’Unione europea, l’applicazione delle relative norme di diritto internazionale umanitario sia a rischio.
In linea con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ed in conformità alle norme stabilite sia dalla Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 e dal protocollo del 31 gennaio 1967 – relativi allo status dei rifugiati – sia dal Trattato che istituisce la Comunità europea, l’articolo 18 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea garantisce, infatti, il diritto di chiedere asilo in caso di persecuzione e stabilisce che il principio di diritto consuetudinario internazionale del non-respingimento (cosiddetto non-refoulement) esclude il ritorno a situazioni dove la vita o la libertà dell’individuo siano a repentaglio. Quindi, poiché in Libia non sono riconosciuti gli standard di protezione europei, i “respingimenti” verso quel Paese sono da considerarsi una violazione delle norme di diritto internazionale.
Per queste ragioni, l’Alto Commissario per i Rifugiati ha chiesto alla Commissione europea di farsi promotrice di una conferenza internazionale che riunisca attorno ad un unico tavolo i rappresentanti dei Paesi direttamente interessati dalle vicende – Italia, Malta e Libia – oltre ad altri partner rilevanti e allo stesso UNHCR. Scopo di questa conferenza è quello di definire una strategia congiunta per la regolamentazione dei flussi migratori irregolari nel Mediterraneo.

Le vittime delle nuove forme di tratta di esseri umani - Occorre considerare come tra i migranti che dalle coste nordafricane cercano di raggiungere l’Italia vi siano vari gruppi sociali “vulnerabili” che necessitano di protezione, incluse le donne vittime di tratta e sfruttamento sessuale.
Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, la presenza tra gli immigrati clandestini di vittime di tratta è in forte aumento: nel 2008 erano 1500, ovvero più della metà (52%) del totale delle donne sbarcate. Quasi tutte le donne arrivate rispondono ad alcuni indicatori standard: sono donne giovani, poco più che ventenni, e riferiscono di essere state reclutate in strada o davanti alle scuole, soprattutto nell’area di Benin City, capitale dello Stato nigeriano di Edo, porto sul fiume Benin caratterizzato da una forte situazione di illegalità.
Secondo le testimonianze raccolte, in genere viaggiano su camion fino in Libia, dove prima di tentare la traversata nel Mediterraneo, se già non è accaduto durante l’attraversamento del continente africano, sono vittime di abusi e sfruttamento sessuale. Se molte donne sono consapevoli dell’impiego cui saranno destinate una volta giunte a destinazione in uno degli Stati membri dell’Unione europea, nessuna immagina il livello di sfruttamento a cui saranno sottoposte, dalla schiavitù fino al sequestro.
Per questo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni ritiene necessario contrastare il fenomeno attraverso un “coordinamento stretto fra tutti gli attori coinvolti”, quali le procure antimafia (che hanno giurisdizione sul reato di tratta) e quelle ordinarie, la polizia con gli Uffici immigrazione e le squadre mobili, i Carabinieri, la Finanza e le ONG. Pur dichiarandosi favorevole alla creazione in Libia di centri di valutazione dell’esistenza tra i migranti dei requisiti necessari per giungere su territorio comunitario, l’Organizzazione sottolinea come occorra sia garantire processi interni di monitoraggio e promozione del rispetto dei diritti umani, sia la necessità di creare canali semplici ed efficaci di ingresso regolare negli Stati membri dell’Unione. In caso contrario, i flussi irregolari continueranno, perché in materia di immigrazione la repressione non serve.

Francesco Argese

Per saperne di più:
Laura Maragnani - Isoke Aikpitanyi, Le ragazze di Benin City. La tratta delle nuove schiave dalla Nigeria ai marciapiedi d’Italia, Edizioni Melampo, 2007
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nella foto: un´immagine dalla copertina del libro

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