

(18/05/09) Le recenti vicende legate ai cosiddetti “respingimenti” dei barconi di immigrati al largo delle coste italiane ha drammaticamente dato centralità nella discussione politica italiana e in tutte le principali rubriche informative alle preoccupazioni che la legislazione in via di definizione in materia di sicurezza sia discriminatoria e lesiva dei più basilari diritti umani. >>>
L´Italia sotto accusa- In realtà
Anche le più rilevanti organizzazioni non-governative impegnate nella tutela dei diritti umani hanno alzato la voce nell’intento di garantire il rispetto delle norme internazionali a tutela del diritto d’asilo. Tra queste
Nonostante la pratica dei “respingimenti” sia messa in atto da un suo Stato membro, l’Unione europea non ha espresso alcuna posizione ufficiale in materia. Il portavoce del Commissario alla Giustizia, libertà e sicurezza, Jacques Barrot, si è limitato a sostenere come «i respingimenti di clandestini trovati nelle acque internazionali [siano] fatti usuali».
E´ possibile una politica europea sull´immigrazione?- Per far fronte ad un fenomeno intrinsecamente transnazionale, quale quello dell’immigrazione, che non può essere disciplinato e regolamentato su base nazionale, ma che necessita di un approccio più ampiamente europeo, il Presidente del Comitato Economico e Sociale Europeo, Mario Sepi, ha chiesto che l’Unione adotti al più presto un regime comune in materia di asilo. Già da tempo, peraltro, il Comitato chiede al Consiglio dell’Unione l’apertura di canali legali di immigrazione, «affinché essa possa diventare una risorsa per tutti, per le nostre economie e società, che ne hanno così bisogno, ma anche per gli immigrati stessi, alla legittima ricerca di condizioni di vita più degne e della tutela dei diritti individuali e collettivi, e infine per i Paesi d’origine».
«Come presidente del Comitato – afferma Sepi – intendo esprimere pieno dissenso rispetto alla pratica in base alla quale l’Unione Europea o i suoi Stati membri concludono accordi di rimpatrio o di controllo delle frontiere con Paesi che non hanno sottoscritto i principali strumenti giuridici internazionali per la difesa dei diritti di asilo». Le persone il cui bisogno di protezione non è stato esaminato da uno Stato membro non dovrebbero essere respinte o espulse, a meno che non ci sia una garanzia che i loro bisogni saranno esaminati nel Paese terzo «con un procedimento equo e in linea con le norme internazionali in materia di protezione».
Questa situazione «chiama direttamente in causa le istituzioni europee, che devono necessariamente proporre con forza un’azione più efficace ed umana» osserva ancora Sepi, che chiede, dunque, a tutte le istituzioni dell’UE di attuare «al più presto» un regime europeo comune di asilo che permetta di affrontare queste problematiche «nel pieno rispetto dei diritti umani e delle Convenzioni internazionali, ma anche con una maggiore solidarietà tra gli Stati, senza lasciare da soli gli Stati più esposti ai flussi migratori».
Francesco Argese
La lettera di Amnesty International alla Commissione europea:
http://www.aieu.be/static/documents/2009/COMsecuritypackageItaly0509.pdf