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Home > Primo Piano > Conferenza nazionale sull'immigrazione: polemiche e proposte

Conferenza nazionale sull'immigrazione: polemiche e proposte

(28/09/09) Si è tenuta venerdì 25 e sabato 26 settembre la conferenza nazionale sull’Immigrazione a Milano: tra i relatori il ministro dell’Interno Roberto Maroni e il presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani. Molte le polemiche soprattutto rivolte alla Commissione europea per non aver saputo gestire i flussi migratori, preoccupazioni riguardo i bambini stranieri nelle scuole e i minori non accompagnati, ma anche proposte per istituire una conferenza permanente. >>>

l'invito alla conferenza Verso una politica comune?- “Lancio la proposta di rendere la conferenza permanente sul modello della conferenza stato-città” questa l’idea di Maroni, ministro dell’Interno, riguardo l’evoluzione della Conferenza nazionale sull’immigrazione. Riunirsi a scadenze fisse con regioni ed enti locali per accogliere le critiche e le visioni di tutti: solo con una reale cooperazione sarà possibile capire come poter agire per far fronte alla questione immigrazione.
La proposta di Maroni, accolta dal presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani, è però accompagnata da una dura critica nei confronti della Commissione europea. Secondo il ministro, nel gestire il fenomeno dei flussi  migratori, l’Ue ha agito male lasciando sempre i singoli paesi liberi di decidere come fare, attuando politiche nazionali inefficaci e sempre in ritardo di fronte a un fenomeno in crescita. “Bisogna trovare una soluzione globale a problemi locali. L’Unione invece ha trovato soluzioni locali a problemi globali. Con politiche diverse in ogni nazione, infatti, si rischia di spostare i flussi da un paese all’altro”. Secondo il Ministro la Commissione non è stata in grado di svolgere un ruolo proattivo non solo per quanto riguarda l’immigrazione clandestina, ma anche nella creazione di un modello sociale europeo in grado di accogliere e distinguere chi chiede asilo, protezione internazionale.
E se è vero che in effetti una politica comune d’immigrazione nell’Ue ancora non esiste, bisogna tuttavia riconoscere che sforzi in tal senso sono stati fatti per risolvere la questione. Dal punto di vista legislativo le basi per una politica e un sistema d’asilo comune sono state poste dalla Commissione europea nel lontano 1999 durante il Consiglio di Tampere, dopo 50 anni che la Convenzione di Ginevra era rimasto l’unico documento europeo che legiferasse sulla materia. Solo recentemente, nel 2004, questi standard comuni sono confluiti nel Programma dell’Aia dove la Commissione europea ha promosso una serie di azioni per un Comune Sistema d’Asilo da attuare entro il 2010. Le recenti politiche di intervento nell’area del Mediterraneo e le attività diplomatiche rappresentano comunque uno spiraglio per sviluppare strategie più mirate e comuni, come ammette anche lo stesso Maroni.
Bisognerà tuttavia attendere il trattato di Lisbona per qualsiasi evoluzione delle competenze e una migliore politica comune nel settore dell´immigrazione. Trattato osteggiato da molti politici.

Bambini stranieri- Sempre secondo il ministro Maroni i problemi più gravi legati alla questione immigrazione riguardano i minori non accompagnati: “Finora non abbiamo dato una risposta soddisfacente nell’accoglienza e nell’integrazione di questi ragazzi, penso che sia il momento di investire di più per le centinaia/migliaia di ragazzini che arrivano clandestinamente nel nostro Paese: nel  volontariato sociale e nelle strutture di accoglienza, le cosiddette case famiglia”.
Si sofferma invece sul problema degli studenti stranieri Vasco Errani, forse in merito alle recenti polemiche sorte in alcune classi di città emiliane per l’elevata presenza di alunni stranieri. Se può essere legittimo che i genitori italiani si lamentino per il 60% di bambini stranieri in una classe, è anche vero che le classi ponte non sono certo una soluzione. L’integrazione non passa attraverso l’esclusione, la ghettizzazione. Bisogna trovare soluzioni concrete. “Vorrei verificare con gli italiani immigrati in Germania sulle classi ponte o le classi per italiani” afferma il presidente “Dobbiamo fare di più e meglio”.

La strada verso l´integrazione- In conclusione, la cooperazione è necessaria, ma non solo. Ci vuole uno sforzo che deve partire da tutti noi cittadini, tutti i giorni, nella quotidianità. E’ quello che ricorda Giuliano Amato, ex-ministro dell’Interno. “L’integrazione è una cosa che riguarda gli stranieri che vengono nel nostro paese, ma anche gli italiani e va fatta in due direzioni. Sei tu che ti devi adattare a me, ma anch’io a te e questo non è stato molto capito”.
Secondo l’ex- ministro la diffidenza nasce proprio dalla quotidianità: dalla diversità di trattamento percepita, dal diverso accesso ai servizi pubblici, dal razzismo quotidiano. Solo combattendola a questo livello, rendendo compatibili i nostri stili di vita tutti i giorni, potremo realmente rendere l’integrazione un processo attuabile.

Francesca Mezzadri


Per saperne di più:
http://immigrazione.aduc.it/

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