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Home > Primo Piano > "Poveri noi": le scuole incontrano le associazioni a Bologna

"Poveri noi": le scuole incontrano le associazioni a Bologna

(23/04/10) Venerdì 23 aprile presso la Cappella Farnese di Piazza Maggiore a Bologna, alcuni studenti delle scuole superiori hanno intervistato i rappresentanti di 4 associazioni bolognesi che si occupano di povertà, dando il via al progetto biennale “Poveri noi” che coinvolgerà le scuole e il terzo settore della regione. Per trattare insieme il tema dell’esclusione sociale adottando una prospettiva diversa...che coinvolge tutti. >>>

Logo anno europeo povertà "Poveri noi"- Nell’anno europeo dedicato alla povertà e all’esclusione sociale, gli studenti di tre scuole bolognesi (Istituto Crescenzi Pacinotti, Liceo Galvani e Istituto tecnico Serpieri) insieme ai loro insegnanti, in collaborazione con il Centro Europe Direct e grazie alla rete Partecipa-net dell’Assemblea legislativa della Regione ER, hanno lanciato il progetto “Poveri noi” per esplorare il mondo della povertà e per addentrarsi in una realtà a tratti sconosciuta, partecipando alle attività del terzo settore, discutendo insieme e soprattutto ascoltando.

Le interviste- I ragazzi hanno presentato il progetto, raccontando la loro esperienza di visita a importanti associazioni attive nel bolognese: Avvocati di strada onlus, Centro interculturale Zonarelli, Sokos e Caritas, e intervistando direttamente i loro rappresentanti. Come hanno sottolineato i ragazzi stessi, l’esperienza è servita non solo a conoscere realtà bolognesi prima sconosciute alla maggior parte dei giovani –e non solo, ma anche a comprendere meglio cosa sia in effetti la povertà e che può riguardare chiunque.

Chi sono i poveri? Come spiega Antonio Mumolo, fondatore di Avvocati di strada onlus, chiunque può diventare povero: dall’imprenditore al pensionato. Oggigiorno con la crisi economica in atto è facile cadere nell’indigenza. E se è importante affrontare questioni legate alla sopravvivenza, anche e soprattutto in questi casi, avere assistenza legale può aiutare a tutelare i propri diritti. Avvocati di strada è partito nel 2000 con uno sportello a Bologna e si è esteso negli anni in altre 19 città arrivando a più di 2.000 contatti.

Numeri alti anche nel Centro Zonarelli del Comune di Bologna: Fausto Ameli, responsabile del centro interculturale, sottolinea come la comunità straniera sia fortemente radicata nel territorio bolognese. 50.000 persone straniere nel solo comune di Bologna provenienti da 151 paesi diversi. Obiettivo del Centro quello di essere punto di ritrovo ed incontro per queste persone che magari non sono povere nel senso materiale del termine, ma, essendo straniere, sono povere dal punto di vista informativo. Non sanno a chi rivolgersi per molte questioni: lavorative, sanitarie etc.. e in questo senso il Centro Zonarelli può essere di indirizzo e aiuto. E di sostegno, visto che la diversità culturale, secondo Ameli, deve essere intesa come valore positivo, patrimonio e obiettivo per la società attuale e futura.

Ha parlato invece di diritto alla salute Rabih Chattat rappresentante di Sokos, associazione convenzionata con ASL che garantisce assistenza sanitaria a Bologna. Se il diritto alla salute è garantito a tutti, è vero che molte persone –stranieri o senzatetto- non accedono così facilmente ad ospedali o medici o ad altre strutture sanitarie. Rabih Chattat sottolinea soprattutto come i minori – stranieri o figli di immigrati – debbano essere tutelati, quando invece spesso risultano “invisibili” anche dal punto di vista sanitario. Allo stesso modo Sokos si sta impegnando a diffondere campagne di prevenzione rivolte ai “clandestini”.

Ed è Don Giovanni Nicolini della Caritas di Bologna a sottolineare forse maggiormente come la povertà vada infine intesa in modo diverso. Se la gente comune tende ad allontanarsi e a respingere in tutti i sensi l’idea di povertà e di tutto ciò che la rappresenta, è vero invece che anch’essa ha una dimensione positiva. Ognuno di noi in qualche modo è povero, nel senso che dipende da qualcun altro o da qualcos’altro per forza di cose. Ammetterlo è già un aiuto, è già uscire dall’isolamento. Rifiutarlo vuol dire invece abbandonarsi alla miseria.

Il progetto “Poveri noi” che nasce dal desiderio di comprendere un fenomeno come questo, vuol dire “apertura verso il mondo esterno”, un mondo che coinvolge chiunque proprio perché nessuno è ricco da solo. Usando le parole di Don Nicolini, la vera solitudine non è la consapevolezza della povertà, ma la presunzione di autosufficienza. La pace non è una condizione stabile, ma dinamica e incessante: dobbiamo imparare a mantenerla ogni giorno, aiutando il prossimo. E le associazioni ricordano agli studenti che tutelare i più deboli, vuol dire, infine, tutelare i propri diritti.

Francesca Mezzadri

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