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Home > Primo Piano > Violenza contro le donne: insieme possiamo fermarla!

Violenza contro le donne: insieme possiamo fermarla!

(26/02/10) Maria si è sposata molto giovane, quando aveva solo 17 anni, perché è rimasta incinta. Sanaa è una ragazza marocchina che si è trasferita in Italia con la sua famiglia e si è innamorata di un ragazzo italiano. Jane è una giornalista di un'emittente tv inglese sposata con un suo collega e ha una figlia. >>>

uno dei poster della campagna Le storie- Maria, Sanaa e Jane: sono solo tre nomi di donne che hanno qualcosa in comune. La violenza che hanno subito. Maria è stata picchiata per anni dal marito fino a che non ha deciso di denunciarlo: dopo 10 anni di botte, si è rivolta ad un’associazione che finalmente l’ha convinta a divorziare dal marito e sporgere denuncia nei suoi confronti. Sanaa è stata uccisa dal padre dopo che ha scoperto la sua storia d’amore con un ragazzo italiano: un disonore per la sua famiglia dove tutto doveva essere deciso e guidato da lui. Jane, nonostante la sua stimata professione di reporter “a caccia di denunce”, è ancora vittima degli abusi del marito e ha paura che ora lui rivolga le sue attenzioni anche sulla figlia: tutto questo la blocca e le impedisce di agire.

I nomi sono inventati, ma le storie potrebbero essere reali. Qualcuno ha riconosciuto una storia che ha già sentito in giro? Nessuna sorpresa, perché, a quanto pare, questi aneddoti sono all’ordine del giorno.
Se è vero che in Europa ogni giorno una donna su cinque è vittima di violenza e che il 95% delle violenze avviene in casa, le vite di Maria, Sanaa e Jane non dovrebbero stupire.
Però, nonostante gli sforzi fatti per arginarle, nonostante il lavoro delle associazioni e delle ONG che si battono affinché i diritti delle donne vengano rispettati, il numero delle vittime è ancora allarmante.

La campagna del Parlamento europeo- Perché, purtroppo, non tutte le donne sono come Maria che ha avuto il coraggio di denunciare il marito. Esistono anche delle Jane che temono per la propria incolumità e per quella dei familiari, e spesso non hanno torto se si considerano le Sanaa che hanno pagato con la propria pelle il loro atto di ribellione. La violenza fisica è la prima causa di morte e invalidità per le donne tra i 16 e i 44 anni ma se il 18% delle vittime continuerà a pensare che non sia un vero e proprio reato "in famiglia", le cose non cambieranno.

La campagna del Parlamento europeo del 2010 "Insieme possiamo fermarla", lanciata in occasione del prossimo 8 marzo, ha quest’obiettivo: infondere sicurezza nelle donne, far loro capire che non si è più sole e che la violenza va denunciata, che dobbiamo essere uniti per combatterla insieme. Uomini, donne, tutti.
I volti di una bambina, di una ragazza, di un uomo, di due ragazzi: questo raffigurano i poster della campagna europea. Non importa il sesso, l’età, o la nazionalità, tutti gli europei devono essere uniti per dire basta. Se l’atteggiamento cambierà, allora anche le cose cambieranno. Le Jane troveranno il coraggio perché sapranno che, se saranno sostenute, non faranno la fine delle Sanaa.

(Francesca Mezzadri)

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