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Home > Primo Piano > La ricerca in Italia? Le parole di una ricercatrice

La ricerca in Italia? Le parole di una ricercatrice

(24/09/10) Questa è la quinta volta che ricomincio. No, non con la mia vita. Per quanto riguarda la mia storia personale sono solo a quota tre false partenze e una quarta opportunità in arrivo, costruita con molta fatica e nessun compromesso (ne vado particolarmente fiera!) negli ultimi tre anni. >>>

foto di donna davanti a pc E´ la quinta volta che ricomincio a scrivere questo pezzo per la notte dei ricercatori. Ogni volta che finisco e che blocco il flusso di questa storia con un punto sullo schermo accade qualcosa di nuovo, qualcosa che mi tocca e che aggiunge sfumature ad un pensiero che inizialmente era piuttosto semplice, bianco o nero o anzi rosso insofferenza, passione e protesta o azzurrino cielo-dopo-una-tempesta, serenità e grandi promesse.

E invece no. La faccenda è più complicata di così. Me ne sto rendendo conto in questi giorni di dibattiti, di negoziati e di fermento. Me ne sto rendendo conto leggendo in rete e nei blog cronache di ultimatum, di scioperi, di manifestazioni e di suicidi. E´ strano, sì di suicidi. (...) Come quello di quel dottorando, che a 27 anni voleva sposarsi, ma non aveva soldi, non aveva prospettiva e ha scelto di togliersi di torno e di farlo in punta di piedi.

La prima volta che ho aperto questo file e ho iniziato a scrivere e a riordinare le idee (esattamente in quest´ordine) pensavo di raccontare la giornata tipo di un ricercatore dell´Università. Mi rendo conto, infatti, che la maggior parte degli studenti e delle persone esterne al nostro mondo non sanno chi siamo e soprattutto non capiscono che cosa facciamo. Nei giorni scorsi ho fatto una piccola inchiesta tra amici e conoscenti prima di prendere il treno e attraversare mezza Pianura Padana per passare da una città universitaria all´altra. (...)
Un po´ per caso e un po´ per desiderio, un po´ per deformazione personale e un po´ per curiosità ho chiesto ad amici e conoscenti, che ovviamente non fanno il mio stesso lavoro, cosa viene loro in mente se dico “La ricerca e i ricercatori in Italia...”.
A parte qualche imbarazzato silenzio, le risposte sono state: “sciopero”, “manifestazioni”, “disoccupazione”,”libri”, “wikipedia” e solo uno mi ha risposto... “cellule staminali e vaccino contro l´AIDS”. E´ vero, la ricerca probabilmente appare in televisione più spesso per le (annoiate) proteste di chi rivendica i propri diritti che per i successi o le eccellenze degli studiosi e degli istituti italiani.

L´immagine del ricercatore precario (dottorando, borsista o dell´assegnista) che esce dalla mia piccola indagine rispecchia quella che ho letto nello nello sguardo del direttore della banca la prima volta che sono andata a discutere delle mie possibilità di ottenere un mutuo per la prima casa e che credo abbia riportato alla voce “professione” del mio fascicolo: “studentessa tardona”! La mia prima versione di questo pezzo sarebbe stata un articolo utile, ma non è andata così e per questa volta non vi racconterò che cosa faccio ogni giorno.

La seconda volta che mi sono seduta in silenzio a scrivere, invece, mi sono lasciata prendere la mano da un eccessivo ottimismo. La notte dei ricercatori è una delle poche occasioni per rendere visibile il lavoro e l´entusiasmo di moltissimi giovani che lavorano nelle università e nei centri di ricerca quindi perché non parlare delle scoperte, dei successi, delle avventure e dei riconoscimenti che in questo lavoro di certo non mancano e che in fondo ci spingono, nonostante tutto, ad andare avanti? Ho aperto quindi un altro file, aggrappandomi alla risposta alla mia inchiesta “ricercatore italiano significa vaccino contro l´AIDS” e ho scritto il mio inno alla gioia. Ma poi ho visto che il programma della Notte dei ricercatori enfatizzava già a sufficienza i mille aspetti positivi di questa professione e non ho spedito nemmeno la mia seconda versione.

La terza volta quindi è coincisa con l´assemblea di Ateneo in cui ricercatori precari e strutturati si sono confrontati per decidere come far emergere i disagio diffuso e le grosse preoccupazioni che la legge Gelmini suscita nelle figure che attualmente garantiscono buona parte dell´attività didattica qui a Bologna come in tutto il resto d´Italia. Non avevo ancora iniziato a scrivere questa nuova versione che nell´Alma Mater, proprio in seguito a quell´assemblea, è successo il patatrac.

(...)Nuovo grande fermento, qualche spaccatura interna al fronte e nella mia testa tanti nuovi spunti per la quarta versione di questo contributo che poteva essere un´opportunità per portare di nuovo al centro dell´interesse i problemi che la ricerca in Italia deve affrontare oggi a cause della carenza di fondi e di politiche lungimiranti. Perché non sfruttare l´attenzione dei media per parlare dello stato di salute della ricerca? Mi sembrava una buona idea.

Ma proprio mentre stato per spedire alla redazione la quarta versione nella newsletter della rete dei ricercatori precari di Bologna è circolata un´agenzia dell´ANSA intitolata: “Dottorando si suicida all´università, per me non c´è futuro. Cercava lavoro per sposarsi. I genitori, un omicidio di stato.”. Un ricercatore dell´ISPRA, Simone Canese, ha così commentato: “Tutti noi ricercatori, noi precari passiamo attraverso questa esperienza per la quale é passato questo ragazzo siciliano. Molti di noi mettono tutto quello che loro hanno nello studio. Molti di noi ci si dedicano più che al 100%. Quando poi tutto questo 100% ti manca, è logico che vai in crisi".

E io sinceramente, di fronte a questa storia ho abbandonato anche la quarta versione. Molti di noi, pur non arrivando all´atto estremo suicidano comunque, quotidianamente, la loro professionalità.
Si devono adattare ad un mondo lavorativo che non valorizza affatto gli sforzi economici ed emotivi che per almeno 25anni sono stati fatti dalle loro famiglie, per farli studiare, per dare spazio alle opportunità, per far emergere la loro eccellenza.
Non siamo tutti figli del ministro che ci chiamò bamboccioni e con 1000€ al mese (quando ci sono) fai fatica ad emanciparti da quella famiglia che da un bel po´ di anni si impegna con passione non solo per i suoi studi, ma anche per trasmettere la voglia di crescere, di migliorare e l´impegno necessario per affermarsi singolarmente e contribuire all´innovazione nostro paese grazie alla nostra ricerca e grazie alla nostra professionalità.

Testimonianza di Valentina Bazzarin, ricercatrice presso l´Università di Bologna.


Stasera, venerdì 24 settembre 2010, in 7 città dell’Emilia-Romagna (Bologna, Cesena, Faenza, Ferrara, Modena, Ravenna e Reggio Emilia) si svolgerà la “Notte dei Ricercatori” progettata da Aster in partenariato con le università. L’iniziativa è finanziata dalla Commissione Europea nell’ambito del 7° Programma Quadro. 

Per saperne di più:
http://www.nottericercatori.it/


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