

(02/03/11) Dalla fine del 2010 il Maghreb è in fiamme. Tutto è iniziato in Tunisia il 17 dicembre, quando Mohamed Bouazizi, 26 anni, si è dato fuoco a Sidi Bouzid per esprimere la sua disperazione di fronte alle ingiustizie sociali del paese. L’episodio ha causato un’ondata di sdegno che si è trasformata in una marea di proteste contro il regime di Ben Ali e le terribili condizioni in cui era costretta a vivere gran parte della popolazione tunisina. >>>
Le ribellioni popolari costrinsero Ben Ali a fuggire con la propria famiglia in Arabia Saudita e poi si allargarono in l´Egitto, ponendo fine ai trent´anni di dittatura Mubarak.
A partire dalla metà di febbraio le proteste hanno coinvolto anche
Lo scorso 27 febbraio il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato
Il preambolo – Il preambolo contiene l´elenco dei capi d´accusa nei confronti di Gheddafi e del suo governo. Si va dalla “violazione estesa e reiterata dei diritti umani, inclusa la repressione di dimostranti pacifici” a “l´incitamento all´ostilità e alla violenza contro la popolazione civile”: atti che configurano crimini contro l´umanità e quindi perseguibili ai sensi del Diritto internazionale dei diritti umani, del Diritto internazionale umanitario e del Diritto internazionale penale.
Si ricorda inoltre la tempestiva condanna espressa dalla Lega Araba, dall´Unione Africana e dal Segretario Generale dell´Organizzazione della Conferenza Islamica e la decisione del Consiglio dei Diritti Umani di inviare urgentemente una commissione d´inchiesta internazionale ed indipendente per indagare sui crimini compiuti.
La risoluzione - La prima parte della Risoluzione (punti 1, 2 e 3) è rivolta alle autorità libiche, alle quali si richiede di cessare immediatamente la violenza, rispondere alle domande legittime della popolazione, consentire accesso immediato ai supervisori internazionali dei diritti umani e ai rifornimenti umanitari, garantire la sicurezza dei cittadini di altre nazionalità e la possibilità di lasciare il paese.
I cinque punti successivi sono invece dedicati alla giustizia penale internazionale. Il Consiglio di Sicurezza ha infatti deciso di deferire alla Corte Penale Internazionale la situazione in Libia a partire dal 15 febbraio 2011, con l´ingiunzione alle autorità libiche di collaborare pienamente e l´invito anche agli stati che non sono attualmente parti dello Statuto di Roma e alle organizzazioni internazionali di fare altrettanto.
Quest´ultimo punto è particolarmente importante e potrebbe portare a nuovi sviluppi nel diritto internazionale. Com´è noto infatti, tre dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza – Stati Uniti, Russia e Cina – non hanno ancora ratificato lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale ed il fatto che abbiano approvato queste disposizioni potrebbe aprire a prospettive di un funzionamento più efficace della Corte.
Nei punti seguenti
Alcune considerazioni –
Il ricorso alla Corte Penale Internazionale inoltre conferma il cambio di linea voluto dall´ amministrazione Obama per quanto riguarda la politica estera. Una linea che rinnega l´approccio unilaterale della precedente amministrazione Bush (che anzi aveva ostacolato con forza la nascita e l´azione della Corte Penale Internazionale) e che cerca di portare nuovamente l´ONU al centro delle relazioni tra Stati.
Dal canto suo l´Unione Europea ha nuovamente perso un´ottima occasione per farsi portatrice di una chiara e forte posizione comune in difesa dei diritti umani, non riuscendo a capire cose stesse succedendo a pochi chilometri dai propri confini e mostrando ancora una volta l´incapacità di riuscire a parlare con una sola voce nonostante i nuovi mezzi forniti dal Trattato di Lisbona.
Ieri Gheddafi in un´intervista rilasciata alla BBC e all´americana ABC ha risposto con una risata all´ipotesi di una sua rinuncia al potere.
La strada per la pace sembra ancora lunga.
Alessio Vaccaro