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Home > Primo Piano > La Libia brucia e l'Europa si divide

La Libia brucia e l'Europa si divide

(02/03/11) Dalla fine del 2010 il Maghreb è in fiamme. Tutto è iniziato in Tunisia il 17 dicembre, quando Mohamed Bouazizi, 26 anni, si è dato fuoco a Sidi Bouzid per esprimere la sua disperazione di fronte alle ingiustizie sociali del paese. L’episodio ha causato un’ondata di sdegno che si è trasformata in una marea di proteste contro il regime di Ben Ali e le terribili condizioni in cui era costretta a vivere gran parte della popolazione tunisina. >>>

Le ribellioni popolari costrinsero Ben Ali a fuggire con la propria famiglia in Arabia Saudita e poi si allargarono in l´Egitto, ponendo fine ai trent´anni di dittatura Mubarak.

A partire dalla metà di febbraio le proteste hanno coinvolto anche la Libia. In questo caso però Muammar Gheddafi ha risposto alle manifestazioni popolari con una brutale repressione e ad oggi nessuno è a conoscenza dell´esatto numero delle vittime civili. Le cifre sono in ogni modo spaventose (si va da un minimo di 600 – 700 vittime riportato da alcune ong presenti sul territorio alle più di 2000 dichiarate da attivisti del Bengasi Medical Centre) ed ci sono video che testimoniano lo scavo di decine di fosse comuni sulla spiaggia di Tripoli.

Lo scorso 27 febbraio il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la Risoluzione 1970/2011 nei confronti della Jamahiriya Araba Libica.

La Risoluzione, votata all´unanimità dai 15 membri del Consiglio, decreta sanzioni di carattere economico e penale nei confronti del regime libico basandosi sull´articolo 41 della Carta delle Nazioni Unite della quale la Libia fa parte dal 1955.

Il preambolo – Il preambolo contiene l´elenco dei capi d´accusa nei confronti di Gheddafi e del suo governo. Si va dalla “violazione estesa e reiterata dei diritti umani, inclusa la repressione di dimostranti pacifici” a “l´incitamento all´ostilità e alla violenza contro la popolazione civile”:   atti che configurano crimini contro l´umanità e quindi perseguibili ai sensi del Diritto internazionale dei diritti umani, del Diritto internazionale umanitario e del Diritto internazionale penale.

Si ricorda inoltre la tempestiva condanna espressa dalla Lega Araba, dall´Unione Africana e dal Segretario Generale dell´Organizzazione della Conferenza Islamica e la decisione del Consiglio dei Diritti Umani di inviare urgentemente una commissione d´inchiesta internazionale ed indipendente per indagare sui crimini compiuti.

La risoluzione - La prima parte della Risoluzione (punti 1, 2 e 3) è rivolta alle autorità libiche, alle quali si richiede di cessare immediatamente la violenza, rispondere alle domande legittime della popolazione, consentire accesso immediato ai supervisori internazionali dei diritti umani e ai rifornimenti umanitari, garantire la sicurezza dei cittadini di altre nazionalità e la possibilità di lasciare il paese.

I cinque punti successivi sono invece dedicati alla giustizia penale internazionale. Il Consiglio di Sicurezza ha infatti deciso di deferire alla Corte Penale Internazionale la situazione in Libia a partire dal 15 febbraio 2011, con l´ingiunzione alle autorità libiche di collaborare pienamente e l´invito anche agli stati che non sono attualmente parti dello Statuto di Roma e alle organizzazioni internazionali di fare altrettanto.

Quest´ultimo punto è particolarmente importante e potrebbe portare a nuovi sviluppi nel diritto internazionale. Com´è noto infatti, tre dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza – Stati Uniti, Russia e Cina – non hanno ancora ratificato lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale ed il fatto che abbiano approvato queste disposizioni potrebbe aprire a prospettive di un funzionamento più efficace della Corte. 

Nei punti seguenti la Risoluzione sancisce l´embargo sulle importazioni ed esportazioni d´armi e attrezzature militari, il divieto di spostamento della famiglia Gheddafi e di personalità vicine al regime e il congelamento dei loro fondi esteri. Viene inoltre istituito un apposito comitato composto da tutti i membri del Consiglio di Sicurezza che sorveglierà sull´applicazione delle sanzioni.

Alcune considerazioni – La Risoluzione 1970/2011 è sicuramente un passo in avanti nella tutela dei diritti umani a livello internazionale. Con la sua approvazione, l´organo principale delle Nazioni Unite si è schierato a favore di coloro che si stanno battendo per affermare i propri diritti e libertà e rovesciare il regime di Muammar Gheddafi. Si tratta di un precedente importante che non potrà non essere preso in considerazione in futuro.

Il ricorso alla Corte Penale Internazionale inoltre conferma il cambio di linea voluto dall´ amministrazione Obama per quanto riguarda la politica estera. Una linea che rinnega l´approccio unilaterale della precedente amministrazione Bush (che anzi aveva ostacolato con forza la nascita e l´azione della Corte Penale Internazionale) e che cerca di portare nuovamente l´ONU al centro delle relazioni tra Stati.

Dal canto suo l´Unione Europea ha nuovamente perso un´ottima occasione per farsi portatrice di una chiara e forte posizione comune in difesa dei diritti umani, non riuscendo a capire cose stesse succedendo a pochi chilometri dai propri confini e mostrando ancora una volta l´incapacità di riuscire a parlare con una sola voce nonostante i nuovi mezzi forniti dal Trattato di Lisbona.

Ieri Gheddafi in un´intervista rilasciata alla BBC e all´americana ABC ha risposto con una risata all´ipotesi di una sua rinuncia al potere.

La strada per la pace sembra ancora lunga.


Alessio Vaccaro

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