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Home > Primo Piano > Italiani di seconde generazioni

Italiani di seconde generazioni

(29/12/11) Sono quasi 1 milione i giovani in Italia che girano con un permesso di soggiorno pur essendo nati e cresciuti qua. I loro genitori sono stranieri e loro, anche se sono nati in una città italiana e hanno frequentato asili e scuole italiane, non sono considerati italiani dal nostro Stato. Solo al compimento del diciottesimo anno di età potranno chiedere la cittadinanza. >>>

immagine dal documentario Ma non è un procedimento semplice: questi ragazzi dovranno dimostrare di aver risieduto sempre in Italia senza alcuna interruzione dalla nascita e, una volta ottenuta la cittadinanza, dovranno trovare un’occupazione e non potranno pressoché spostarsi  per i dodici mesi successivi pena l’espulsione. Tutto questo perché in Italia la legge 91/1992 attualmente in vigore applica lo “ius sanguinis”, secondo cui la cittadinanza è trasmessa da genitore a figlio. Invece in altri paesi, vige lo “ius soli”, in base al quale è cittadino originario chi nasce sul territorio dello Stato.

18 ius soli- Ed è allo “ius soli” che si appella il documentario di Fred Kudjo Kuwornu, nato e cresciuto a Bologna da padre ghanese e madre bolognese.
“Ho girato questo film perché sono stanco di vedere italiani che girano con il permesso di soggiorno”.

“18 ius soli”: si chiama così il documentario premiato dall’Associazione Amici di Giana con il Premio Mutti che raccoglie una dozzina d’interviste e storie alle cosiddette seconde generazioni. Ma il documentario è anche una campagna di comunicazione per sensibilizzare i neo-maggiorenni sul loro diritto a diventare cittadini italiani.
In Emilia-Romagna dove sono 500 i ragazzi che nel 2011 hanno chiesto la cittadinanza italiana, la Regione ER con la collaborazione degli assessorati Politiche sociali, Scuola e Università, Cultura e con la rete regionale antidiscriminazione, sta sostenendo la diffusione del film anche nelle scuole ed è possibile organizzare delle proiezioni pubbliche in tutte le città italiane (http://www.18-ius-soli.com/).

Gli altri paesi- Ma quali sono i paesi che applicano lo “ius soli”?
In realtà mentre oltreoceano, nei grandi paesi caratterizzati da forte immigrazione come gli Stati Uniti, Argentina, Brasile, Canada, da sempre vige la legge secondo la quale ogni bambino ottiene la cittadinanza in base al luogo di nascita, in molti paesi europei non funziona ancora così. 

L’Europa, che fu terra di emigranti, interessata a tutelare soprattutto i diritti dei discendenti degli emigrati, applicò lo “ius sanguinis”. E così in Danimarca, Grecia ed Austria  funziona come in Italia. E anche in Germania, Irlanda, Belgio, Portogallo e Spagna, ma le norme sono più morbide rispetto a quelle italiane. Ad esempio in Germania è sufficiente che almeno uno dei due genitori abbia vissuto almeno 8 anni in quel territorio per concedere al figlio la cittadinanza automaticamente alla nascita. In Francia invece esiste addirittura il doppio “ius soli” che facilita ulteriormente l’ ottenimento della cittadinanza anche ai genitori.

Oggi- I tempi ormai sono cambiati: l’immigrazione interessa anche l’Europa ed è ora che si riconoscano anche i vantaggi che ne derivano. Gli immigrati sono una risorsa economica, culturale, demografica per i nostri paesi.

Quest’anno anche il Presidente Napolitano ha fatto appello affinché venga riconosciuto in Italia il diritto di cittadinanza delle seconde generazioni. Non solo perché sono una risorsa, non solo perché il loro numero nel corso degli anni è destinato a crescere. Ma perché, come dice chiaramente uno dei ragazzi intervistati nel documentario: “Io sono nato in Italia, vivo qui, come mi dovrei sentire, se non italiano?”.
Nuovo anno, nuova legge.

FM


Il sito del documentario "18 ius soli"

Il trailer del documentario su You Tube



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