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Home > Primo Piano > "24 ore senza di noi": i migranti in piazza per i diritti

"24 ore senza di noi": i migranti in piazza per i diritti

(28/02/11) “24 ore senza di noi”: dopo un anno, il 1 marzo, i migranti scendono di nuovo in piazza per rivendicare i propri diritti di lavoratori e persone. Sì, perché i “migranti” sono operai, badanti, piccoli imprenditori, donne casalinghe e tutti loro rappresentano l’11% del nostro PIL. Ma soprattutto fanno parte della società italiana. >>>

Disegno di Vincenzo Pacella 11%- La manifestazione, prevista per il 1° marzo nelle principali città italiane, è l’unico modo che i migranti hanno per scuotere l’opinione pubblica che spesso li considera un peso per la nostra società, o ancora peggio li sfrutta. In realtà con la loro forza lavoro costruiscono l’11% del nostro PIL. Ma non è solo per ragioni economiche che la società italaina deve riconoscerli, anche e soprattutto in questo periodo di “emergenza”dopo le rivoluzioni del Nord Africa.

Diritti e persone- I migranti sono cittadini come noi, con i loro diritti e doveri. Con il loro lavoro, ma anche con le loro scelte di vita contribuiscono a formare la nostra società. Il riconoscimento dei loro diritti sociali e politici, e quindi della loro identità, è il primo passo per non lasciarli nell’ombra, poiché, che ci piaccia o no, anche loro rappresentano il nostro futuro. Ad esempio il lavoro in nero, senza garanzia, né diritti, che spesso è la loro unica scelta per sopravvivere- ed è una soluzione di comodo per molti italiani- non fa che alimentare un circolo vizioso di clandestinità  che non aiuta loro, tantomeno la società italiana.

Domani nelle piazze- Quello che i migranti e tanti cittadini italiani con loro chiederanno domani nelle piazze italiane sono l´abolizione della legge Bossi-Fini e delle norme repressive introdotte con il pacchetto sicurezza, e l´estensione dell´articolo 18 del Testo unico sull´immigrazione. Perché la clandestinità non venga riconosciuta come un atto commesso, e pertanto come reato, ma come status e condizione. Per reagire allo sfruttamento sul lavoro. Per dire no al lavoro in nero. Per chiedere lo smantellamento dei sovraffollati CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione).

Le donne - A Bologna la manifestazione è prevista dalle ore 15.30 in piazza Nettuno. Anche molte donne migranti– quelle che potranno- scenderanno in piazza. “Quelle che potranno” perché spesso molte di loro non possono permetterselo. Le Donne del Coordinamento Migranti di Bologna e provincia hanno infatti specificato, a nome di tutte loro, che il lavoro che queste donne fanno (in nero o no) e dal quale dipende la sopravvivenza in Italia della propria famiglia, non consente loro di scioperare. E questo proprio perché la stessa legge Bossi-Fini le rende lavoratrici ricattabili (sia nelle fabbriche sia nelle case), sempre a rischio di diventare “clandestine”, di essere rinchiuse nei Centri di Identificazione ed Espulsione, ed espulse.

Non solo: la situazione è difficile anche per le casalinghe. Le donne migranti che sono in Italia per ricongiungimento famigliare dipendono infatti dal permesso di soggiorno del marito, marito che a volte non consente loro di allontanarsi da casa. Inutile dire che soprattutto le donne più chiuse, difficilmente si ribelleranno a queste scelte.

Inoltre non bisogna dimenticare che molti giovani nati e cresciuti in Italia, spesso si vedono negata la cittadinanza dall´unico paese che conoscono.

Per questi motivi, anche tutti noi, cittadini italiani, possiamo scendere in piazza e unirci per difendere i diritti di altri cittadini come noi.

Per informazioni
www.primomarzo2011.it

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