

(28/05/08) L’Italia rischia di diventare "un paese pericoloso non solo per i rom e per alcuni gruppi d'immigrazione ma potenzialmente per ognuno di noi". Questo il commento della direttrice dell’Ufficio Campagne e Ricerca della sezione italiana di Amnesty International Daniela Carboni...>>>
Clima razzista- Nel giorno del lancio del “Rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani”, Amnesty attribuisce la recente escalation di fenomeni razzisti al clima di xenofobia che si è creato in Italia in quest’ultimo periodo alimentato anche dagli ultimi provvedimenti sulla sicurezza varati dal governo con il consenso dell’opposizione. L´associazione internazionale, che dichiara esplicitamente la sua indipendenza politica, critica senza nessuna esclusione tutta la politica italiana, affermando che certe prese di posizione di uomini politici di primo piano hanno "una gravissima responsabilità" nel fomentare il clima razzista che si respira oggi nel paese, manifestato platealmente dall´intolleranza verso gli immigrati e da una serie di aggressioni e attacchi in particolare contro i campi rom. Critiche anche per il pacchetto-sicurezza varato dal Consiglio dei ministri la scorsa settimana che ad avviso dell’associazione umanitaria conterrebbe norme "contrarie agli standard internazionali sui diritti umani". Non risparmiando neanche una parte della stampa, rea di aver usato un linguaggio razzista
Il rapporto sull´Italia cita i giudizi dell´Osce, l´Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, sul rischio che la "stigmatizzazione di gruppi come rom e immigrati" aumenti la possibilità di attacchi contro di loro, e le preoccupazioni dell´Alto commissariato dell´Onu per i rifugiati per le "risposte demagogiche" della politica italiana sul tema dell´immigrazione.
Le rendition- Oltre alla questione più recente del razzismo il rapporto complessivamente tocca anche altre tematiche, a partire dalla vicenda delle "rendition", i sequestri illegali di presunti terroristi da parte delle autorità statunitensi con la collaborazione, o la connivenza, anche di governi europei. L´Italia, in base a un´indagine del Parlamento europeo, viene chiamata in causa non solo per il rapimento dell´ex imam egiziano Abu Omar, ma anche per altri due casi, che riguardano il siriano Maher Arar e il cittadino italiano Abou El Kassim Brittel, arrestato in Pakistan nel 2002 e tuttora in una prigione del Marocco, nonché per aver concesso lo scalo in almeno 46 casi ad aerei Cia nell´ambito di operazioni analoghe. In questa sezione il rapporto stigmatizza il comportamento del governo italiano che non avrebbe “collaborato pienamente alle indagini degli organismi internazionali” nell’accertare le precise responsabilità nei casi di “rendition" che, a prescindere da tali manchevolezze, sembrano comunque indubitabili. Contestato è anche il cosiddetto decreto Pisanu che prevede l´espulsione di immigrati, regolari o meno, accusati non di un reato ma di poter eventualmente agevolare in Italia "organizzazioni o attività terroristiche", col rischio tra l´altro che finiscano in paesi che praticano la tortura. Viene sottolineato inoltre che l’Italia non si è ancora dotata di una legge sulla tortura, di un istituto nazionale di monitoraggio sui diritti umani, di un organismo di controllo sull´operato della polizia e neanche di una normativa organica sul diritto di asilo, nonostante alcuni miglioramenti introdotti per decreto dal precedente governo poi cancellati dal pacchetto sicurezza di questi giorni.
L´associazione critica poi, in particolare, i rapporti di collaborazione con
Armi- Ultimo capitolo, quello sull´esportazione di armi leggere, che secondo Amnesty sono dirette anche in paesi dove vengono impiegati bambini-soldato, nonostante gli impegni dell´Italia a difendere i diritti dei minori. Il rapporto dice che l´Italia ha esportato complessivamente armi per vari milioni di euro in paesi come Afghanistan, Repubblica democratica del Congo, Filippine, Uganda e altri dove è noto l´uso di minori in attività militari. L´invito, dunque, è quello di compiere "scelte che non ammettano nessun compromesso", e di rinunciare ad esportare nei paesi “a rischio”.
Carlo Diana
Per consultare il rapporto di Amnesty