

(13/03/08) E’ stata approvata una nuova legge regionale per la tutela dei detenuti che prevede la possibilità di trasformare il loro soggiorno nelle prigioni in un percorso di formazione in vista di un futuro inserimento nella società, senza trascurare i legami familiari e la tutela dei diritti. Peccato che però nel frattempo la situazione all’interno delle carceri sia tornata come un anno fa prima dell’indulto: prigioni sovraffollate in tutta la Regione. >>>
La nuova legge regionale- La legge n. 3/2008 prevede innanzitutto l’istituzione di un garante regionale dei diritti dei detenuti: figura importante per la tutela dei prigionieri che avrà il compito di rilevare problemi e criticità, ma anche di promuovere iniziative e atti in collaborazione con gli enti locali.
I prigionieri sono dietro le sbarre, ma non devono e non possono dimenticare il resto della società, anzi devono essere coinvolti e contribuire alla sua crescita e formazione. Anche per questo sono contemplati percorsi di formazione e integrazione collegati alle esigenze del mondo del lavoro, attività di orientamento e motivazione al lavoro, progetti di re-inclusione sociale all’interno dei piani sociali di zona.
Sono previsti inoltre corsi di aggiornamento interdisciplinari rivolti sia agli operatori dell’amministrazione penitenziari, sia ai collaboratori delle associazioni di volontariato.
Il caso dell´indulto nel 2006- Purtroppo però la situazione all’interno del carcere è al momento critica. 1.056 detenuti a Bologna contro una capienza regolamentare di 483, 341 su
Per la tutela dei diritti- E quindi, a un anno e mezzo dal provvedimento, si torna ad affrontare l’emergenza.
Come sottolinea la garante dei diritti dei detenuti del Comune di Bologna, Desi Bruno, “Il sovraffollamento e la mancanza di risorse, materiali e di personale sono la costante di tutti gli istituti penitenziari della nostra regionale. In questo momento la situazione è di nuovo molto difficile. E’ giusto che
Intanto si spera che con la nuova legge il detenuto possa costruire passo per passo durante la detenzione un percorso che lo porti ad integrarsi alla società. Cercando di trovare un lavoro adatto alle sue esigenze e quelle della comunità, con il sostegno della famiglia, accompagnato da operatori qualificati e tutelato da un garante. "Perché in carcere", come spiega Nicoletta Toscani, vicedirettrice della Dozza di Bologna, "si costruisce il dopo-carcere. Per questo la tutela della dignità dei detenuti ha un ruolo centrale."
(Francesca Mezzadri)
(Dati forniti da "Guida per l´informazione sociale, 2008", Agenzia redattore Sociale)