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Home > Primo Piano > In Europa l’immigrazione diventa mobilità

In Europa l’immigrazione diventa mobilità

(14/09/07) La Commissione europea dopo un’importante conferenza a Lisbona sul tema dell’immigrazione ribalta i termini: non si parlerà più di immigrazione, ma di mobilità UE e rappresenterà una delle sfide più importanti della globalizzazione. L’Europa avrà bisogno di 20 milioni di lavoratori qualificati nei prossimi 20 anni. Ma anche di politiche di integrazione efficace. >>>

Cittadini extracomunitari- Dalla prima relazione annuale svolta dalla Commissione europea nel gennaio 2006 emerge che i cittadini di paesi terzi residenti nell’UE sono 18,5 milioni, ovvero il 3,8% della popolazione totale dell’Europa. Gli immigrati continuano ad essere il principale elemento di crescita demografica dell’UE colpita da una forte crisi demografica che sta riducendo il numero delle persone occupabili in alcuni paesi come la Germania, l’Italia, l’Ungheria e la Lettonia. Nel 2050 gli over 65 saranno un terzo dell’intera popolazione europea. Il vicepresidente Frattini, commissario UE responsabile del portafoglio Giustizia, libertà e sicurezza si è quindi appellato ai governi europei chiedendo un approccio più aperto verso l’immigrazione. 

Lavoratori qualificati- Anche se in realtà i lavoratori di cui l’economia europea ha più bisogno non sono lavoratori qualsiasi, ma quelli con alte qualifiche professionali. Basti pensare che l’85% dei lavoratori non qualificati si reca in Europa e solo il 5% in Usa; al contrario il 55% dei migranti qualificati si reca negli Stati Uniti e solo il 5% in Europa. Come specifica Frattini, è necessario invertire questa tendenza. Tra le proposte quella di introdurre, tramite direttiva UE, una “Blue Card UE”, riservata ai lavoratori con qualifiche interessanti per l’economia europea –in settori come l’informazione e la tecnologia- che consenta loro corsie d’accesso preferenziali al mercato del lavoro europeo e una maggiore libertà di muoversi ed eventualmente risiedere nei territori europei. Ovviamente verrebbero stabiliti alcuni standard etici che limitino la ricerca di personale in alcuni paesi onde evitare la cosiddetta fuga di cervelli da alcuni Stati come ad esempio l’Africa. 

Politiche di integrazione- Tuttavia, come spiega anche il commissario Spidla, responsabile del portafoglio Occupazione, affari sociali e pari opportunità, non si tratta semplicemente di una scelta tra un futuro con o senza immigrazione. “Il mercato europeo avrà inevitabilmente bisogno di nuovi migranti. Il vero problema sarà riuscire ad integrare gli immigrati di oggi e di domani, inserirli non solo nel mondo del lavoro, ma anche in tutte le sfere delle nostre società”. La Commissione europea durante la conferenza ha presentato anche la terza relazione annuale su migrazione e integrazione, e tra le iniziative, una proposta di direttiva quadro per l’immigrazione legale che faciliti le procedure di accesso degli immigrati stabilendo nel contempo un set di diritti/doveri comuni in tutta la comunità europea per cittadini extracomunitari. Tra gli obiettivi della Commissione, oltre a quello di sconfiggere l’immigrazione clandestina, anche l’eliminazione del lavoro in nero degli irregolari (una direttiva che definisca pene severe comuni all’UE per i datori di lavoro che assumono clandestini) e non da ultimo lo sviluppo delle politiche di integrazione in tutti i settori: scuola, sanità, lavoro…
”Realizzare il pieno potenziale dell’immigrazione è possibile solo se diamo agli immigrati l’opportunità di integrarsi nella società e nell’economia del paese ospitante” spiega Frattini ricordando che tutti i paesi dell’UE devono impegnarsi su questo fronte per dare una svolta al fenomeno migratorio, sconfiggendo la clandestinità e imparando ad accogliere culture diverse.


(Francesca Mezzadri )

  •  Relazione annuale su migrazione e integrazione (pdf, 194 kB)
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