

(16/11/07) I cittadini sono davvero informati sulle attività svolte dalle istituzioni per favorire l'inclusione sociale? E in che modo vengono coinvolti e partecipano attivamente alle azioni delle istituzioni ? Se ne è parlato ieri, in occasione della conferenza “La comunicazione pubblica per la partecipazione dei cittadini” promossa dal Comune di Bologna all’interno del progetto “Street - Strategie europee e territori” coordinato dal Cilap Eapn Italia (Collegamento italiano di lotta alla povertà) per diffondere la conoscenza della strategia di Lisbona. >>>
Dopo i saluti di Anna Maria Dapporto, assessore regionale ai Servizi sociali, Nicoletta Teodosi, presidente del Cilap Eapn Italia, ha presentato il progetto europeo Street che fa tappa nelle principali città italiane –tra le quali Bologna, e che si pone come obiettivo la lotta contro l’esclusione sociale rientrando nell’ambito di azioni europee di sensibilizzazione e informazione. Per favorire la partecipazione dei cittadini, delle persone che poi realmente vengono coinvolte nelle misure attuate dai piani europei, è necessario, sottolinea Teodosi, favorire il dialogo civile. Entrare nel cuore dei problemi è l’unico modo, secondo l’assessore alla Comunicazione del Comune di Bologna, Giuseppe Paruolo, per coinvolgere i cittadini. Ma spesso presentare il quadro della situazione, seppur con partecipazione, non basta: i cittadini sono diversi per conoscenze e capacità. Non esistono solo due canali di comunicazione - ovvero gli Urp e il web: la comunicazione rivolta alla città è come un segmento tra questi due estremi che può essere riempito in forme diverse a seconda del target a cui ci si rivolge. L’assessore cita in proposito come esempio di comunicazione mirata, il progetto Oldes, il computer per anziani con un’interfaccia più simile alla radio, computer più familiare e adatto per il target degli anziani.
Prende la parola Matilde Callari Galli, presidente dell’Istituzione per l’inclusione sociale e comunitaria del Comune di Bologna, che pone l’accento su come l’Istituzione per l’inclusione sociale sia uno strumento utile per mobilitare i cittadini, operando in stretto rapporto con soggetti pubblici e privati e raccogliendo speranze e opposizioni di gruppi portatori di interessi diversi. "La negoziazione è spesso l’unico mezzo attuabile per far convivere le diversità che popolano la città; l’istituzione per l’inclusione sociale e comunitaria nasce proprio con questa necessaria consapevolezza, affermando la centralità dei valori del dialogo fra le culture" continua il presidente " In questo senso le informazioni svolgono un ruolo chiave, intese sia come indici conoscitivi del contesto e delle caratteristiche dell’esclusione sociale, sia come mezzi per combattere la povertà, mobilitare persone e risorse e favorire l’accesso ai servizi da parte delle persone escluse" .
La tavola rotonda- Il discorso prosegue durante la tavola rotonda moderata dalla professoressa e presidente del corso di laurea specialistica in Scienze della comunicazione, Pina Lalli, che sprona alcuni rappresentanti delle istituzioni a presentare esempi di come le istituzioni abbiano comunicato ai cittadini le strategie di inclusione sociale e quale effetto abbiano sorto. Compito non semplice in quanto trattandosi di un particolare tipo di comunicazione, l’informazione sociale non può e non deve identificarsi con la pubblicità, e ha bisogno di una sua delicatezza nel trattare certi temi, essendo interpretabile in diversi modi.
Il vice sindaco Adriana Scaramuzzino prende la parola spiegando proprio il difficile rapporto con la stampa che spesso non rende conto dei progetti positivi attuati dalle istituzioni -come l’accoglienza alle categorie sociali deboli o il last minute market- mettendo in luce i cattivi esempi, più “urlati” e notiziabili, o riprendendo i soggetti più deboli. In questo modo si attua in primo luogo un cattivo servizio nei confronti del cittadino che ignora alcuni dati fondamentali, come ad esempio le 1200 residenze offerte dal Comune nell’ultimo anno ai cittadini più bisognosi, e in secondo luogo, si rischia di offendere la dignità delle persone bisognose riprese, che probabilmente non amerebbero essere stigmatizzate in uno zoom televisovo, anche se questo tranquillizza gli animi di chi è più fortunato di loro. Meno scandalo e qualche riflessione in più, quindi.
E un buon esempio di comunicazione verso i cittadini in questo senso può essere invece il piano per l’elezione del Consiglio provinciale degli stranieri, il primo meccanismo di rappresentanza politico dei cittadini extra comunitari del territorio. Come spiega Stefano Alvergna, assessore alla Comunicazione della Provincia di Bologna, grazie ad una comunicazione diffusa ed efficace l’eco del progetto è stata ampia: sono state presentate addirittura 32 liste, il 40% donne, ed è stato possibile creare meccanismi di ascolto per gli immigrati verso cui improntare una strategia di inclusione sociale. "Per raggiungere tali obiettivi è però necessario creare un coordinamento rispetto a campagne di comunicazione e informazione sull’inclusione sociale per aumentare l’efficacia ed evitare la sovrapposizione dei messaggi" ci tiene a precisare l´assessore "Informare in modo coerente i cittadini su questi temi è il primo passo per motivarli e spingerli ad agire".
L’importanza di un’informazione coordinata risulta ancora più evidente in campo sanitario e Raffaella Stiassi, responsabile staff della Direzione aziendale dell’Azienda Usl di Bologna, sottolinea come, soprattutto dagli anni ´90 in poi, la comunicazione, sia in termini di relazioni con la stampa che di relazioni con i propri utenti, sia diventata un passo obbligato per l’azienda sanitaria. Obbligato, ma difficile, proprio per la natura stessa dell’azienda che offre un determinato tipo di servizi, ma è anche mediatore nei confronti della salute del cittadino, e che quindi non può limitarsi ad essere puramente informale. Campagne di promozione su corretti stili di vita spesso vengono promosse anche dalle istituzioni, ma le azioni dovrebbe essere coordinate, in collaborazione con le aziende sanitarie e i medici di base, per rendere l’informazione più coerente e maggiormente mirata, in termini di lingua e di istanze culturali, ascoltando soprattutto i cittadini e i loro diversi bisogni senza sottrarsi alle loro critiche che invece devono servire da stimolo al miglioramento.
Le conclusioni- Dopo la tavola rotonda, Eugenio Ramponi (portavoce del Forum del Terzo Settore) si sofferma invece sulla comunicazione del terzo settore che ha una sua specificità legata alle attività svolte dalle diverse realtà. Il valore aggiunto di questo tipo di comunicazione è proprio dato dall’alto grado di innovazione delle varie esperienze comunicative affrontate da questo settore –basti pensare a Bandiera Gialla o Piazza Grande- che riescono con più facilità rispetto ad altri soggetti ad intercettare le istanze e le esigenze della collettività. "Se da una parte quindi le potenzialità innovative sono forti, dall’altra prevale comunque un certo tipo di frammentazione, una certa diffidenza nei confronti delle associazioni “altre”, e la convinzione che prevalga il fare sul comunicare e che le buone pratiche si comunichino da sé" spiega Ramponi.
Un’iniziativa intrapresa su richiesta dal basso e che invece accomuna il terzo settore è
Umberto Rondi conclude la conferenza suggerendo, in qualità di autore televisivo, l’uso di un mezzo ancora relativamente sfruttato in comunicazione sociale: l’audiovisivo. Rondi, autore del programma “Uno spot per la vita” per Raisat che raccoglie tutti gli spot sociali più interessanti prodotti nel mondo, è scettico riguardo l’agenda media attuale, che aumenta in mediocrità, spesso alimentando pregiudizi, invece che sfruttare l’audiovisivo per soffermarsi su importanti temi sociali di interesse collettivo. Per stimolare la partecipazione, occorrerebbe infatti sfruttare mezzi alternativi, che abbiano la capacità di coinvolgere, emozionando, commuovendo o magari strappando un sorriso.
(Francesca Mezzadri)