• Cerca nel sito
  • Salta ai contenuti
  • Salta al menu
  • Vai alla Home page
Logo Pace e Diritti
Pace e diritti
Logo - Regione Emilia-Romagna
Giunta Assemblea legislativa

 
 

Le istituzioni locali e il mondo associativo per la costruzione di una rete in materia di cooperazione, cultura di pace, integrazione multietnica, promozione dei diritti umani e della solidarietà fra i popoli.

  • Home Page [H]
  • Accessibilità [A]
  • Educare alla Pace
  • Diritti umani e intercultura
  • Documentazione e pubblicazioni
  • Bacheca
  • Risorse di rete
  • Scrivi a "Pace e diritti" [6]
  • Il progetto
  • I diritti umani e l'Europa
  • Agenda appuntamenti
  • Newsletter PaceNews
  • Organizzazioni e Istituzioni
  • Il microfono della pace
  • Primo Piano
  • Link [L]
Home > Primo Piano > "I confini dei diritti"

"I confini dei diritti"

(22/10/07) Venerdì 19 ottobre si è tenuto a Bologna il seminario “I confini dei diritti”, promosso dal progetto regionale “Emilia Romagna, terra d’asilo” coordinato dalla Provincia di Parma con Asgi e Sprar. Tema chiave dell’incontro, la contraddizione tra il diritto d’asilo e la sua realizzazione concreta. Se da una parte infatti i Paesi membri si sono impegnati a proteggere questo diritto, dall’altra lo violano liberandosi dei rifugiati con misure restrittive e repressive. >>>
English page

immagine naufragio Definizione di rifugiato- Durante il seminario i partecipanti si sono concentrati sui diversi problemi legali che impediscono in pratica la realizzazione del diritto d’asilo. Uno di questi è la definizione stessa di rifugiato al giorno d’oggi. La definizione del 1951 fornita dalla Convenzione del rifugiato era in effetti troppo generica, ma la sua modifica limita il numero di potenziali richiedenti asilo, scontrandosi con l’obiettivo primario dei rifugiati. Di conseguenza la Convenzione non è in grado di cancellare quelle pratiche restrittive e le criticità che ne derivano. Un problema sta infatti nella non corrispondenza tra la politica d’asilo e quella d’immigrazione.
Ad esempio: le persone provenienti dall’Iraq, Afghanistan o altri territori pericolosi del mondo sono spesso considerati immigrati, a volte clandestini quando entrano illegalmente nei territori dell’UE. Tuttavia, se si tiene in considerazione la particolare condizione dei loro territori d’origine, essi avrebbero effettivamente il diritto di chiedere asilo. Purtroppo però le difficoltà delle procedure legali per ottenere lo status di rifugiato, li spingono a intraprendere pericolosi e illegali viaggi nel mar Mediterraneo, invece che avventurarsi nei meandri della giustizia e della legalità.

Dati e politiche europee- Ma è stata soprattutto la parte del seminario relativa al controllo dei confini europei a catturare l’attenzione del pubblico. Il blog Fortress Europe, l´osservatorio sulle vittime dell´immigrazione clandestina, ideato e presentato durante il convegno da Gabriele Del Grande presenta alcuni dati significativi riguardo le vittime della frontiera. I 10.376 morti lungo le frontiere europee di cui 3.631 dispersi in mare dal 1988 e i 1.096 deceduti solo a partire da quest’ultimo anno sono dati che colpiscono e danneggiano l’immagine dell’Europa, così come il rapporto dell´agenzia Frontex che segnala oltre 53.000 immigrati arrestati in Libia e deportati nel solo 2006. Frontex, l’agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne non è riuscita a fermare il flusso di gente proveniente da paesi svantaggiati e, nello stesso tempo ha peggiorato le loro difficoltà. Da non dimenticare   neanche il report sui centri di detenzione in Malta e Slovenia ha sottolineato la cattiva gestione del problema in Europa. 
Tutti questi fatti negativi e le ragioni per le misure restrittive adottate dall’Ue dovrebbero essere analizzate, così come le conseguenze di queste politiche sulla legislazione dei rifugiati. E’ giusto domandarsi: gli Stati membri sono capaci di garantire effettivamente protezione a tutti i richiedenti asilo? Sono pronti a sostenerli con politiche sociali adeguate? Hanno elaborato politiche di integrazione concrete?
Per il momento la risposta è negativa.
Gli stati europei non sembrano avere alcuna capacità per far fronte a queste necessità; dovrebbero ancora ristrutturare il loro sistema sociale e combattere la disoccupazione. In più non hanno sviluppato alcuna misura per l’integrazione degli immigrati negli ultimi 10 anni. Nel frattempo sempre più rifugiati seguono il medesimo percorso degli immigrati (nonostante i due termini non si equivalgano), e, una volta messe radici in Europa, non hanno più alcuna intenzione di tornare nei loro paesi d’origine. Per questo le politiche di integrazione diventano sempre più urgenti. 
Gli sforzi devono quindi essere orientati a creare una dimensione europea per gli immigrati e per i richiedenti asilo, anche se questo processo non è semplice, considerando le diverse tradizioni degli stati.


(Halina Sapeha)

  • The limits of rights
  •  Il programma (pdf, 143 kB)
Logo - ERMES Logo Assemblea legislativa
credits