

(24/11/07) Mentre a Brescia il padre di Hina è sotto processo con l’accusa di aver accoltellato la figlia, e Vjosa è stata uccisa dall’ex marito in un tribunale a Reggio Emilia, qualche giorno fa in Spagna un’altra donna, Svetlana, è stata ammazzata, subito dopo aver detto no al suo ex in televisione durante un programma per “cuori spezzati”. La violenza contro le donne dilaga ovunque. Soprattutto tra le mura domestiche. >>>
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In Italia- In Italia la violenza è la prima causa di morte o di invalidità permanente delle donne tra i 14 e i 50 anni. Nell’ultimo anno un milione di donne ha subito violenza: il 22% in più rispetto all’anno precedente. E non bisogna cercare tanto lontano per trovare gli aggressori: secondo i dati Istat il 62% delle donne è stata maltrattata dal partner o da una persona conosciuta, il 68% è vittima di violenza sessuale ad opera di marito, parente o fidanzato… Si tratta di donne in prevalenza laureate e diplomate, donne ben inserite nella società, donne che forse hanno pagato caro il loro naturale desiderio d’emancipazione e autonomia. Come Hina, Vjosa e tante altre colpite a morte da uomini che conoscevano bene. Uomini che non riescono ad accettare rifiuti, che vogliono imporre il loro potere o che si sfogano sulle loro partner che all’inizio sperano si tratti di un caso isolato, ma spesso si ritrovano in situazioni pericolose. E’ per questo che è importante denunciare da subito le minacce e i comportamenti persecutori di (ex) partner –primo campanello d’allarme di situazioni che possono sfociare in pugni, botte o stupri.
Stalking- Sono 2 milioni e 77mila i casi di comportamenti persecutori registrati dall’Istat, che, usando un termine inglese, vengono definiti atti di stalking. Minacce, omofobia, persecuzioni che spesso degenerano in violenza fisica. Il 14 novembre di quest’anno lo stalking è finalmente entrato nel codice penale:
Giornata mondiale contro la violenza alle donne- E’ un importante successo, ma ancora non basta. Il 96% delle donne non denuncia comunque la violenza subita, forse per paura, o forse per incapacità a riconoscere una realtà troppo difficile da accettare. Uscire dalla spirale di questo silenzio vuol dire confrontarsi e combattere insieme per trovare la forza di reagire. I numerosi centri antiviolenza per le donne si riuniscono sabato 24 novembre in molte città italiane per la Giornata mondiale contro la violenza alle donne.
Oltre ad un’occasione di incontro, la manifestazione nasce con l’obiettivo di proporre nuove leggi che garantiscano maggiore protezione anche e soprattutto all’interno delle mura domestiche. Leggi che oltre a garantire risorse ai centri antiviolenza e a sanzionare penalmente atti omofobi, riescano a “rimodellare” la nostra società. Per farlo è necessario anche agire ad esempio con qualche forma di controllo sui nostri moderni mezzi di comunicazione di massa - pubblicità, tv, giornali- che spesso propongono un’immagine stereotipata della donna che fa leva su uomini ignoranti e violenti. E cercare il sostegno non solo delle donne o dei centri antiviolenza, ma anche degli altri uomini. Persone come il padre di Hina e l’ex marito di Vjosa dovrebbero essere solo eccezioni in una società realmente civile.
(Francesca Mezzadri)