

(09/05/08) Sono 50mila i minori stranieri non accompagnati che sono arrivati in Italia negli ultimi 7 anni. Tra questi, il 73% raggiungerà presto la maggiore età e da quel momento non potrà più godere di protezione e assistenza, entrando nello stato di clandestinità. Durante il convegno “Minori immigrati non accompagnati, minori rifugiati, minori invisibili…Quale futuro?”, svoltosi a Roma in questi giorni, Sei Ugl (sindacato per l’emigrazione e l’immigrazione) e l'università Upteur hanno presentato un decalogo per garantire i diritti fondamentali a tutti i ragazzi. E dare un aiuto a quelli più svantaggiati. >>>
Minori stranieri, quale futuro?- In effetti, come precisa durante il convegno Laura Boldrini, portavoce dell’alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, "la nostra società è abituata a classificare la popolazione italiana in umanità di “serie A” e “serie B”" facendo con quest’ultima riferimento alla classe di immigrati e stranieri, “e in questo modo si vengono a creare situazioni umane terribili.”
La legge italiana prevede che i minori stranieri, anche se entrati in Italia clandestinamente, siano titolari di tutti i diritti garantiti dalla convenzione Onu e che quindi possano ricevere protezione e assistenza, essere iscritti a scuola, ricevere assistenza sanitaria, ottenere il permesso di soggiorno. Il paradosso è che, come illustra lo psicologo responsabile dei centri di prima accoglienza minori della Caritas, Nadio Lagamba, “quando questi ragazzi raggiungono la maggiore età non è automatico il rinnovo di rimanere legalmente in Italia e quindi diventano nuovamente clandestini. Per questo è necessario semplificare l’accesso ai diritti fondamentali dei bambini”.
Tra i 50mila bambini giunti in Italia negli ultimi anni, il 25% di loro ha tra i 7 e i 14 anni, mentre il 73% ha tra i 15 e i 17 anni e presto compirà la maggiore età. Garantire loro un percorso di crescita sano come a tutti gli altri ragazzi italiani dovrebbe essere una priorità per uno stato civile come l’Italia. Senza contare che l’accesso all’istruzione, la sanità e agli altri diritti fondamentali permetterebbe ai minori una maggiore integrazione che scongiurerebbe il pericolo di farli entrare in uno stato di clandestinità, con tutti i rischi che ne deriverebbero.
Per Franco Pittau coordinatore delle ricerche statistiche immigrazione Caritas/Migrantes la chiave è nel vedere gli immigrati “non come un problema, ma una risorsa. Non sono tutti delinquenti, sono i nostri occhiali ormai ad essere appannati, bisogna fare uno sforzo costante di mediazione.”
Il decalogo dei diritti- Nel decalogo, presentato e illustrato da Sei Ugl e dall’università Upteur, in collaborazione con l’associazione Punto e a Capo, emergono alcune priorità da rispettare, proprio per assicurare ai ragazzi stranieri - e a tutta la società- un futuro più sereno. Il Governo italiano dovrebbe garantire maggiore sostegno alle famiglie svantaggiate e dovrebbero essere concesse maggiori risorse agli enti locali in modo che queste, in collaborazione con le associazioni, possano programmare interventi mirati e azioni specifiche sul territorio. Anche dal punto di vista formativo è necessario riqualificare la figura del mediatore culturale grazie a un costante aggiornamento, e garantire una preparazione più mirata per gli insegnanti che si trovano ad affrontare con difficoltà la realtà dell’integrazione multiculturale.
Laura Boldrini auspica che “si prosegua nello sforzo di relazionarsi a questa realtà in modo sempre più scientifico e completo, facendo emergere dal mondo degli invisibili tutti questi minori non accompagnati”. E rispettare il decalogo potrebbe costituire un primo passo avanti.
In conclusione Giusy D’Alconzo, ricercatrice della sezione italiana di Amnesty International, insiste soprattutto sull’urgenza di provvedere al più presto riguardo l’inserimento dei minori stranieri nella nostra società “il percorso di inserimento del minore non accompagnato somiglia a quello di un videogame, dove gioca non solo la bravura ma anche la fortuna e la sfortuna. Tutto queste deve finire”.
Anche perché non esiste un’umanità di serie A o di serie B.
(Francesca Mezzadri)