

(24/10/07) Arcigay ha promosso una ricerca nazionale per far luce su un target poco conosciuto e spesso ignorato: i disabili omosessuali. Oltre a far emergere i loro bisogni di integrazione spesso colmati con l’uso delle chat su Internet, la ricerca ha fatto anche nascere il gruppo “Abili di cuore” per portare avanti progetti, sostenersi a vicenda e farsi conoscere in un mondo ancora un po’ cieco…
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Doppio pregiudizio- La ricerca, la prima nazionale in questo campo, è stata portata avanti da Arcigay, dal Centro di Documentazione Handicap di Bologna, dal Centro Bolognese di Terapia della Famiglia e da HandyGay di Roma ed è stata realizzata attraverso interviste approfondite ad un campione di 25 persone analizzando quattro contesti della loro vita: socio-sanitario, familiare e sociale, associativo e comunitario, affettivo/sessuale. I soggetti studiati, gay e disabili, sono abituati a convivere con un doppio pregiudizio: quello legato alle loro condizioni fisiche e al loro orientamento sessuale. Un binomio di cui si parla poco, ignorato e poco sostenuto sia dalla comunità eterosessuale che omosessuale.
“Quello che è risultato chiaro fin da subito- spiega Matteo Marliani, responsabile nazionale Diverse abilità di Arcigay –è la poca conoscenza dello stato di fatto della situazione, misteriosa la percezione di sé delle persone con disabilità, e misteriosa anche la percezione all’interno delle comunità Lgbt delle persone con disabilità.(…) La poca comprensione è data sia dalla poco conoscenza che dai luoghi comuni, che spesso dipingono la persona disabile come priva di bisogni affettivi o sessuali, ma bisognosa solo di un “compassionevole” amore”.
Mezzi per comunicare- Eppure, come emerge dalla ricerca, tra le esigenze degli omosessuali disabili, c’è proprio quella di integrarsi nella società; un forte desiderio di conoscere nuove persone con cui condividere emozioni, oltre al bisogno di un maggior sostegno da parte delle associazioni, in genere poco frequentate e considerate “ghettizzanti”. Desiderio che viene in parte colmato con l’uso di mezzi di comunicazione come Internet e le chat, unico strumento per instaurare relazioni e conoscere persone senza doversi mostrare in una società ancora piena di pregiudizi. Ma anche la tv, i forum on line e gli articoli sono usati per lanciare messaggi di sensibilizzazione e protesta. In attesa di un riconoscimento.
Abili di cuore- Come spiega l’autrice della ricerca, Priscilla Berardi, molte persone dopo le interviste non hanno smesso di contattare il numero di telefono e l’e-mail aperti per il progetto per chiedere sostegno sia pratico che psicologico. Da qui è nato “Abili di cuore”, gruppo che insieme all’equipe di ricerca e Arcigay, continuerà a scambiarsi informazioni, idee, amicizia e aiuto. Non solo. Verranno portati avanti insieme progetti di formazione per nuovi operatori delle associazioni Lgbt e dei servizi pubblici per i disabili e gli omossessuali e progetti di comunicazione per far conoscere meglio questa realtà alla società e alle associazioni.
Per cominciare, la ricerca stessa verrà presentata e discussa il 26 ottobre a Bologna in occasione del dibattito “Abili di cuore”, presso il dipartimento di Scienze dell’Educazione in via Filippo Re 3 alle 15. Tra i partecipanti: Luca Pietrantoni del dipartimento, Raffaele Lelleri supervisore dello studio, Priscilla Berardi, ricercatrice, rappresentanti del gruppo Lgbd, Valeria Alpi, caporedattrice di Hp-Accaparlante, gli altri responsabili delle associazioni coinvolte e Abili di Cuore. Un inizio per uscire dall´invisibilità.
(Francesca Mezzadri)