

(06/12/07) Professionisti ed esperti della comunicazione si sono riuniti mercoledì 5 dicembre per discutere sul progetto Equal “Pegaso: processi plurali di rete per l’inclusione sociale dei detenuti”. Dopo oltre un anno di vita l’agenzia di comunicazione sociale sul carcere Equalpegaso.net si mette “sotto processo” per sapere se e in che modo continuare l’esperienza. Esperienza stimolante, ma complessa perché parlare di carcere equivale a comunicare una realtà volontariamente chiusa entro confini ben delineati. >>>
Il progetto- Obiettivo della piccola agenzia sociale, nata all´interno del progetto grazie alla collaborazione tra il dipartimento di Scienze della Comunicazione di Bologna, l’associazione Nuovamente e Techne, è stato quello di costruire insieme un progetto che prevedesse uno spazio in cui parlare di carcere affrontando tematiche e innescando dinamiche di rete di rilievo sociale. Come spiegato durante il dibattito dalla professoressa Pina Lalli del dipartimento di Scienze della Comunicazione, si tratta di uno spazio per conferire visibilità ai temi e ai soggetti legati al mondo del carcere –detenuti, ex detenuti, operatori sociali, volontari, enti… Una visibilità “normalizzante” che non tratti il tema carcere con toni d’allarmismo o di denuncia, ma che possa conferire legittimità e credibilità al mondo dentro le mura. Il sito web www.equalpegaso.net ha rappresentato il luogo virtuale dove far circolare informazioni, innescare dibattiti, avviare discussioni su un tema poco notiziabile nella sua quotidianità dalla stampa –abituata a parlarne solo quando subentra un’emergenza o un caso eclatante.
Grazie al sito, i detenuti hanno avuto il ruolo di fonti esperte di informazione, non più oggetti ma soggetti di comunicazione, reali interlocutori di un dialogo verso l’esterno –inteso non nella sua totalità, ma nella specificità degli addetti ai lavori (ovvero pubblici specializzati, volontari, operatori, famiglie di detenuti) e addetti all’informazione (giornalisti, studenti, associazioni..). Nicchie comunicative (Lalli, 2005) con le quali è più facile avviare processi di cambiamento e mobilitazione.
Il dibattito- Se da una parte i giornalisti delle testate locali hanno convenuto sulla difficoltà di trattare il tema del carcere senza toni di denuncia o allarmismo –il carcere è un luogo di chiusura dove non si comunica e non si dovrebbe comunicare- alcuni esperti del settore, giornalisti di testate specifiche come Le Due Città , Il Due di San Vittore, Ristretti Orizzonti del carcere di Padova, hanno illustrato le loro esperienze fornendo nuovi spunti. Emilia Patruno ha insistito sulla necessità di attirare l’attenzione sul mondo dentro le mura, con l’obiettivo di stabilire un ponte con chi sta fuori. Il sito del carcere San Vittore, il Cd-rom Belli dentro, il gioco Criminal Mouse sono stati gli strumenti usati dalla “redazione” del carcere per questo scopo, per far conoscere la quotidianità di una realtà sconosciuta all’opinione pubblica, intesa come la maggior parte delle persone non addette al settore. Per colpire il target è però necessario identificare la fonte affinchè l’informazione risulti chiara e diretta. Ornella Favero di Ristretti Orizzonti ha ribadito invece l’importanza del ruolo delle istituzioni in questo processo comunicativo. Il carcere è una realtà che deve essere conosciuta, anche e soprattutto nelle scuole –come Ristretti Orizzonti ha fatto in questi anni. Alcuni pregiudizi e concezioni radicate come quella di impunità devono essere sfatate, il mondo dentro le mura si deve “aprire” in questo senso per costringere detenuti e pubblico a riflettere.
Il sito Equalpegaso.net dovrebbe continuare a rappresentare tale opportunità di scambio tra questi due mondi, dando l’opportunità ai detenuti di esprimersi e al pubblico di conoscere. Una finestra per comunicare, invece che una vetrina dove esporre. Il sito potrebbe evolversi in un portale di servizi sul tema del carcere, portale che funga da fonte anche e soprattutto per i giornalisti in grado di muovere l’opinione pubblica. E forse, come sottolineato nel corso del dibattito, paradossalmente questo luogo di clausura dove tempo e spazio rimangono fermi mentre il resto della società si muove con ritmi frenetici, potrebbe costituire un buon osservatorio. Questo spazio aperto su un mondo rinchiuso dovrebbe continuare ad esistere.
Per consultare il sito:
www.equalpegaso.net
(Francesca Mezzadri)