

(03/09/07) Secondo il rapporto su “Razzismo e xenofobia negli Stati membri dell’UE” dell’agenzia europea dei diritti fondamentali (FRA) le discriminazioni etniche sono molto forti in tutti i settori della vita quotidiana: dalla scuola alla ricerca di un lavoro e un alloggio.
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“Cattivi” comportamenti- Il Rapporto evidenzia che nel periodo compreso tra il 2004 e il 2007 la direttiva comunitaria antidiscriminazione del 2000, che prevede sanzioni per discriminazioni razziali e un attento monitoraggio della loro applicazione, è stata applicata in soli 7 Stati sui 27 dell’UE. In questi Paesi la situazione sembra migliorare, anche se in generale sono in aumento i crimini razziali soprattutto in Germania, Francia, Irlanda, Polonia, Slovacchia, Finlandia e Gran Bretagna. Dai pochi dati emersi –in tutti i Paesi si registra un inefficace monitoraggio della situazione- si osserva come il numero di disoccupati immigrati e appartenenti alle minoranze sia nettamente superiore rispetto ai disoccupati nativi. In Svezia, una ricerca ha dimostrato come un candidato con un nome arabeggiante abbia meno probabilità di assunzione. Stesso discorso per chi cerca un alloggio: gli stessi annunci di affitto delineano il profilo di un candidato che appartenga senza dubbio alla stessa etnia.
Per quanto riguarda invece la scuola sono soprattutto i bambini rom ad essere vittime del pregiudizio razziale: in molti paesi come Repubblica Ceca, Slovenia, Spagna, Grecia e Italia, spesso vengono confinati in aule insieme ad alunni con problemi mentali, con scarse possibilità di integrazione e apprendimento.
Inoltre in alcuni Paesi, tra i quali spicca l’Italia, non ci sono dati che dimostrino l’effettiva applicazione di sanzioni per atteggiamenti razzisti e discriminatori. Ad esempio, nonostante nel nostro Paese siano state presentate nel biennio 2005/2006 ben 867 denunce e 282 casi siano stati portati in tribunale, certificando l’esistenza di comportamenti discriminatori, non si ha alcun dato riguardo le sanzioni applicate. E’ quindi probabile che la “pena” si limiti a raccomandazioni e pressioni morali, poco credibili e dallo scarso effetto deterrente.
Buone pratiche- Oltre ai dati negativi sulla situazione europea, il Rapporto presenta alcuni utili suggerimenti adottati e adottabili da politici, dirigenti e società civile per migliorare la situazione di immigrati e minoranze.
Per favorire l’accesso al mercato del lavoro, in Slovacchia e in Germania, sono attive diverse iniziative di informazione, consulenza e assistenza sia per gli immigrati che per i datori di lavoro per migliorare la loro formazione, ma anche per orientarli nella prevenzione di conflitti etnici all’interno dell’azienda. Guide sulle regole per come relazionarsi con gli stranieri e con test specifici sono distribuite in alcune aziende in Olanda e Spagna, mentre Francia, Belgio e Svezia hanno introdotto l’uso del CV anonimo. Alcune norme che garantiscano il rispetto delle religioni permettendo di indossare turbanti e veli sopra la divisa sono state applicate nella polizia svedese e nell’esercito austriaco, mentre nella Deutsche Bank esistono le cosiddette “Stanze del silenzio” dove fedeli di tutte le religioni possono pregare.
Per quanto riguarda i rom, sono state sperimentate diverse politiche di assunzione, corsi di formazione e inserimenti lavorativi in campo sociale in Bulgaria, Repubblica Ceca e Finlandia, mentre a Barcellona donne rom vengono impiegate come monitrici per le pause pranzo nelle scuole ad alta presenza di bimbi della loro etnia favorendo entrambi.
L’Italia è invece esempio di buone pratiche in campo abitativo con il progetto lombardo “Sucar Plaza” per garantire una sistemazione dignitosa a rom e sinti.
In campo legislativo, sono previsti per il periodo 2007/2013 nuovi programmi di finanziamento di progetti europei, mentre è già da aprile di quest’anno che è stata adottata dal Consiglio d’Europa la decisione quadro contro razzismo e xenofobia che prevede sanzioni penali effettive, proporzionate e dissuasive per reati come formazione di gruppi razzisti, ma anche insulti, minacce e incitamenti all´odio. Ora non resta che applicarla.
(Francesca Mezzadri)