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Home > Primo Piano > Guarda in faccia la violenza

Guarda in faccia la violenza

(30/05/08) Sono 15 e sono sparse per Bologna: si chiamano Sofia, Giulia, Maria, Veronica, Francesca, Alberto, Andrea.. Sono sagome a grandezza naturale che portano in giro le loro storie. Storie di ordinaria violenza che ora potranno essere lette da tutti i passanti. >>>

Alcune sagome La campagna- La campagna, lanciata dalla rete delle donne Arcigay e Arcilesbica nazionale, si chiama proprio “Guarda in faccia la violenza” e nasce per raccontare alcune storie accadute davvero ad alcune donne - e a 2 uomini – costretti a subire discriminazioni e umiliazioni solo a causa del diverso orientamento sessuale.
Le testimonianze autentiche sono state raccolte negli ultimi 20 anni dall’associazione Linea lesbica di Milano e trasformate in storie da applicare su sagome a grandezza naturale da Barbara Marzocchi e Catia Campo. “Le sagome saranno testimoni silenziosi, statiche per definizione e, allo stesso tempo, sincrone con la città, con la vita quotidiana, con la vita”spiegano le artiste.

Le storie- E così passeggiando per il centro si può incontrare Sofia presso la biblioteca sala Borsa. Come racconta la sua stessa sagoma, Sofia non è stata molto fortunata: appena hanno scoperto che aveva una compagna, i suoi vicini di casa hanno iniziato a perseguitarla e umiliarla lasciandole messaggi di insulti nella cassetta della posta, fino ad ammazzarle il gatto.
E ancora peggio è andata ad Andrea, che si trova non lontano da Sofia, presso la libreria Mel Bookstore di via Rizzoli. Aveva solo 16 anni e i suoi compagni lo prendevano talmente tanto in giro, lo umiliavano a tal punto che non ha avuto il coraggio di andare avanti e si è ucciso.
A fianco c’è Giuseppina, picchiata a sangue dal marito dopo che aveva scoperto la sua relazione con una donna, e che ora non può più vedere i suoi figli, affidati al padre violento, e poco più in là Veronica, una signora di ormai 74 anni, che, morta la sua compagna, deve subire le rivendicazioni sulla "sua" casa da parte dei nipoti che la vogliono internare..
Ma ci sono anche le storie di Giulia che è stata molestata dal suo datore di lavoro e subito dopo licenziata e di una suora che, entrata in convento a solo 18 anni, ha scoperto troppo tardi la sua vera identità. Si possono leggere questi e altri racconti al Cassero, presso Vicolo Bolognetti e alla Biblioteca delle Donne. Le sagome sono tutte lì, a testimoniare, a raccontare per chi ha tempo di fermarsi un attimo e provare ad ascoltare un punto di vista diverso.

Non solo violenza- Storie di ordinaria violenza, animate però da un coraggio che si rivela necessario per superare l’intolleranza di certa gente. Come quello di Sofia che, costretta ad abbandonare la casa dopo le aggressioni dei vicini, si è fatta forza con le lettere di solidarietà ricevute da gente amica e ha tappezzato con quelle le scale del condominio dell’ex-casa, e di Veronica che sa di essere “ragionevole” nel non abbandonare la sua casa e non farsi internare.
Il 4 giugno però Sofia, Veronica e le altre lasceranno le loro postazioni e si riuniranno in piazza Santo Stefano dove nel pomeriggio è previsto un laboratorio di educazione alla pari e, in serata, alle 18 un dibattito sulla violenza esercitata su uomini e donne gay in Italia, con particolare riferimento a Bologna e alle buone pratiche messe in atto.

(Francesca Mezzadri)

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