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Home > Primo Piano > Fotress Europe e le vittime di marzo

Fotress Europe e le vittime di marzo

(11/04/08) Ogni mese l’osservatorio Fortress Europe, che ormai dal 1988 cura la rassegna stampa sulle vittime di frontiera, pubblica un rapporto che testimonia con numeri e casi tutti i morti e i dispersi che hanno tentato di valicare i confini e trovare rifugio nell'Unione europea. Dopo un gennaio relativamente "tranquillo" il mese di febbraio e l’ultimo di marzo sono stati purtroppo segnati da un gran numero di vittime. E da provvedimenti giudicati inadeguati. >>>

una barca di immigrati Le vittime- Il rapporto conta questo mese 23 persone morte in mare nel tentativo di raggiungere clandestinamente l’Unione europea, ma il numero potrebbe essere ancora maggiore visto che pare ci siano stati diversi naufragi nel Mediterraneo e molti corpi non sono stati recuperati. Anche a febbraio il bilancio è stato pesante contando ben 36 vittime.
E a questo numero si aggiungono altre 3 vittime ammazzate a colpi di pistola dalla polizia di frontiera egiziana mentre tentavano di valicare il confine di Israele.
L’osservatorio testimonia purtroppo che dal 1988 ad oggi sono scomparsi 11.952 immigrati. 11.952 persone che hanno tentato di raggiungere altri lidi seppure clandestinamente per trovare una nuova vita e che invece hanno trovato la morte.

I metodi di espulsione- Il rapporto contesta anche i metodi di espulsione escogitati dai vari paesi per contrastare l’arrivo degli immigrati. In Svizzera è stato adottato il taser, una pistola capace di emettere scariche elettriche di 50.000 volt per espellere gli immigrati. In Spagna, ma la pratica risale a settembre, vengono usate camicie di forza per il rimpatrio, senza contare l’inchiesta tuttora in corso contro 3 agenti accusati di aver ributtato a mare e annegato un giovane senegalese.
Ha destato invece sconcerto la direttiva che dovrà essere varata il mese prossimo dal Parlamento europeo per “armonizzare” le procedure di detenzione ed espulsione degli stranieri. Sulla carta è previsto un periodo massimo di detenzione di 18 mesi per immigrati irregolari e un divieto di reingresso in Europa per 5 anni per stranieri espulsi. Questa proposta si traduce nei fatti in una politica di reclusione invece che di apertura e contribuisce a stigmatizzare ancora di più lo straniero giudicato da subito alla stregua di un delinquente. Una rete di associazioni ha lanciato una petizione contro la direttiva sul sito www.direttivadellavergogna.com che ha già raccolto più di 30.000 firme.

Il caso della Grecia- Nel frattempo la Grecia è stata condannata dalla Commissione europea presso la Corte europea di Giustizia per non essersi attenuta al regolamento di Dublino II che prevede che il primo Stato membro dove il richiedente asilo faccia ingresso sia responsabile per la sua domanda e quindi in caso si sposti in un altro paese venga riammesso nel primo paese. Invece la legislazione greca in caso di partenza del rifugiato non si assume alcuna responsabilità in quanto l’abbandono del paese equivale a una rinuncia di richiesta d’asilo. Dunque spesso i rifugiati vengono espulsi in Turchia dove il trattamento riservato ai prigionieri non è tra i migliori -recentemente è stato pubblicato un rapporto dove vengono testimoniate procedure e condizioni di detenzione non conformi alle leggi.
Occuparsi dunque di “armonizzare” la legge greca in questo senso è quindi, in questo caso, un obiettivo meritevole dell’Ue.


(Francesca Mezzadri)

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