

(20/07/07) Secondo la Commissione Europea, in Europa le donne continuano a guadagnare mediamente il 15% in meno degli uomini. La disparità retributiva tra i sessi riflette le disuguaglianze attualmente esistenti sul mercato del lavoro che colpiscono le donne. E intanto l’Italia viene presa d’attacco dal Financial Times.
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Gap salariale- Nonostante le ragazze europee risultino più brave dei ragazzi a scuola, e il numero delle donne che accede al mercato del lavoro con un titolo universitario sia superiore a quello degli uomini, esiste uno scarto retributivo del 15%. Vladimir Spidla, Commissario UE per l’occupazione, gli affari sociali e le pari opportunità, in occasione della presentazione di un nuovo rapporto che suggerisce come l’UE possa contribuire a colmare il divario retributivo tra i sessi, denuncia una situazione dove la discriminazione non è l’unica causa. Spesso infatti entrano in gioco fattori come la qualità e la quantità di lavoro svolto: le donne svolgono spesso attività non retribuite –come i lavori casalinghi e l’assistenza delle persone a carico- oppure a tempo parziale. E in effetti per loro risulta difficile conciliare il lavoro con la vita privata: per questo spesso prediligono lavori part-time o interrompono la carriera per dedicarsi alla famiglia con impatti negativi sullo sviluppo professionale.
Tra le altre cause sicuramente il modo in cui vengono valutate le competenze delle donne rispetto a quelle degli uomini. In molti Paesi un meccanico guadagna di più di una bambinaia, così come un poliziotto rispetto ad un’infermiera, nonostante le qualifiche siano comunque simili.
I posti direttivi sono assegnati più volentieri agli uomini che possono percorrere con meno ostacoli il cammino verso la carriera, che invece per le donne è spesso interrotto per cause familiari, e quindi più lento e meno retribuito.
Età, istruzione, servizio- Dalle statistiche emerge anche che lo scarto di retribuzione aumenta con l’età, il livello di istruzione e gli anni di servizio. Il gap salariale supera il 30% tra i 50 e i 59 anni, mentre è solo del 7% fino ai 30 anni. Stessa differenza per chi è in possesso di un diploma universitario, mentre si ferma al 13% per chi possiede un diploma di scuola media inferiore. Anche le più "fedeli" vengono svantaggiate: un gap del 32% si registra per chi abbia lavorato per più di 30 anni al servizio della stessa impresa.
L’Italia sotto accusa- Mentre l’Europa si interroga sul destino della donna lavoratrice, la donna italiana viene messa sotto accusa dal Financial Times . Adrian Micheals, corrispondente inglese da Milano, inorridisce per l’immagine della donna italiana che emerge da pubblicità e televisione: spesso seminuda e oggetto di pesanti allusioni sessuali, raramente ai vertici della politica e del business.
E se è pur vero che "è la domanda che genera l’offerta", purtroppo bisogna ammettere che le donne italiane sono tra le più sottorappresentate d’Europa in campo dirigenziale: solo l’11% di donne parlamentari (esattamente come 30 anni fa), e solo il 2% presente nei consigli d’amministrazione delle maggiori aziende (rispetto al 23% nei Paesi Scandinavi e al 15% negli Stati Uniti). D’altronde il lavoro part-time è raro in Italia e quindi spesso le donne si trovano a scegliere tra famiglia e carriera, senza soluzioni intermedie, a differenza di altri Paesi europei.
Sondaggio- Da un sondaggio di Eurobarometro del gennaio 2007 emerge che i cittadini europei sono consci del problema che investe la condizione delle donne lavoratrici. Il 68% ritiene infatti che siano le responsabilità familiari ad ostacolare l’accesso alle donne a posizioni direttive, mentre il 47% ritiene probabile che le donne beneficino di meno promozioni degli uomini a parità di qualifiche. La grande maggioranza pensa però che siano necessarie più donne in posizioni direttive (77%) e come parlamentari (72%). E’ necessario quindi colmare il divario individuando modalità di intervento a livello europeo, coinvolgendo uomini, donne, ONG, parti sociali e governi e concentrandosi sui fattori che ne sono all’origine.
(Francesca Mezzadri)