

(30/10/07) Secondo il 17° Dossier statistico sull’immigrazione che Caritas-Migrantes ha presentato in questi giorni a Roma, gli immigrati in Italia sono quasi 4 milioni -la stima precisa è di 3.690.000. Nell’intera Europa si registrano cifre alte: circa 50 milioni di immigrati, un terzo degli emigranti di tutto il mondo. E gli europei reagiscono al fenomeno in parte con serenità, in egual parte con timore.
>>>
English page
I dati- In base alle stime più aggiornate presentate dal Dossier, l’Italia sarebbe al terzo posto in classifica per la presenza di immigrati, dopo Germania e Spagna. A differenza degli altri paesi però, la loro presenza rimane abbastanza diffusa su tutte le regioni, invece di concentrarsi fortemente nelle capitali –come in Francia dove il 40% di stranieri vive a Parigi o nel Regno Unito dove 1/3 risiede a Londra. In Italia la concentrazione più alta di immigrati si registra nelle aree di Milano e Roma, anche se alla fine in queste zone sono presenti solo 1/5 di tutti gli immigrati. Tra le regioni è sicuramente
In Italia pare che gli stranieri giungano soprattutto dai paesi dell’est, in primis dalla Romania –ben 600mila presenze, ovvero 1/6 di tutti gli immigrati. Inoltre, con l’ingresso della Romania e della Bulgaria nell’Unione europea, il nostro Paese è tra i primi posti nella classifica dell’immigrazione comunitaria e, fortunatamente, per i nuovi comunitari la qualità della vita è agevolata, dal lavoro al voto.
In generale però le politiche di accoglienza in Italia sono piuttosto carenti e sussistono in quasi tutte le regioni problemi di integrazione culturale. La scuola è uno dei più urgenti: i minori immigrati rappresentano ormai un ¼ dell’intera popolazione straniera e il 5,6% dell’intera popolazione scolastica. Tuttavia continuano a sussistere atteggiamenti razzisti e discriminatori –anche se su 10mila segnalazioni nel 2006 sono stati registrati solo 218 casi effettivi punibili di razzismo.
Stabilità e paura- Un cittadino europeo su due considera inevitabile la presenza degli stranieri nel proprio paese. E in effetti il fenomeno migratorio appare strutturale: gli stranieri tendono ormai alla stabilità, nonostante politiche di integrazione a volte carenti, e si inseriscono in quegli spazi del mercato del lavoro rifiutati dagli autoctoni. Ma purtroppo l’altra metà dei cittadini non la pensa così e inversamente nutre un senso di paura per l’arrivo degli immigrati, considerandoli la principale fonte di insicurezza, non tanto dal punto di vista dell’ordine pubblico, ma da quello della sicurezza sociale. Nella loro percezione gli stranieri aumenterebbero la disoccupazione, nonostante in realtà siano impiegati in mansioni indispensabili dalla comunità, rifiutate dagli autoctoni.
Secondo il Dossier uno dei fattori che incide sui timori dei cittadini europei riguarda i flussi irregolari, tra l’altro presentati dai media come un fenomeno continuo e inarrestabile. Quote d’ingresso inadeguate, carenze nei meccanismi di incontro tra domanda e offerta di lavoro, lavoro nero e precario che vengono percepiti come un ulteriore indebolimento del lavoro regolare sono argomenti all´ordine del giorno. Per non parlare poi di come tv e giornali mostrano l’arrivo dei clandestini e le espulsioni –è notizia di questi giorni in Italia. Nel nostro Paese poi spesso i media ingigantiscono le paure degli italiani presentando gli stranieri come una minaccia all’ordine pubblico. In realtà solo lo 0,3% degli stranieri regolarmente residenti in Italia è colpevole di reati. Una percentuale minore a quella degli italiani.
Sarebbe quindi forse il caso di regolarizzare e inserire con maggiore flessibilità gli immigrati nei paesi europei con politiche di integrazione adeguate affinchè il numero di clandestini diminuisca e con esso anche le nostre insicurezze.
(Francesca Mezzadri)