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Home > Primo Piano > Immigrazione e integrazione: Italia e Germania

Immigrazione e integrazione: Italia e Germania

(18/04/08) Tra 20 anni l’Italia diventerà come la Germania lo Stato con i più alti tassi di immigrazione. Questo vuol dire che presto il nostro paese avrà il più alto numero di cittadini stranieri in tutta l’Unione europea. Sarebbe quindi utile sapere come fronteggiare la situazione confrontandoci con le esperienze positive tedesche, anche se l’obiettivo primario resta quello di far capire cosa sia realmente l’integrazione e quanto essa sia importante. >>>

Ragazze straniere a scuola Italia/Germania- Da una ricerca condotta per la stesura del libro “Da immigrato a cittadino: esperienze in Germania e in Italia” a cura del Cnel, realizzato in collaborazione con la Fondazione Friedric Ebert e dal Dossier statistico Immigrazione Caritas/Migrantes, emerge che l’Italia si sta apprestando a diventare un paese di grande immigrazione e nei prossimi 20 anni vivrà ciò che la Germania ha vissuto negli ultimi 50 anni contando ben 36,3 milioni di ingressi. In base ai dati dell´anno 2006, il paese tedesco registra 6.751.000 cittadini stranieri su una popolazione complessiva di 82 milioni, mentre in Italia oggi ci sono 3.690.0000 stranieri su 59 milioni di abitanti. Ma mentre la situazione per la Germania appare stabile (550mila nuovi ingressi e 500mila rimpatri nell’ultimo anno), l’Italia tende al rialzo con 600mila nuovi ingressi e solo 15mila rimpatri. Questo perché sono più numerosi i ricongiungimenti familiari e le nascite e si registra un numero più alto di minori.

Cos´è l´integrazione- Con tali percentuali l’Italia tra 20 anni è quindi destinata a superare la vicina Germania che nel frattempo ha saputo affrontare la situazione e che oggi è diventata realmente “multiculturale” (un cittadino su 5 ha un passato migratorio). Per questo il direttore della Caritas, che ha collaborato per la stesura del libro, precisa che una una collaborazione tra gli Stati è necessaria, poiché solo con il dialogo si possono fare confronti e trarre suggerimenti e “se gli Stati dell’Unione non dialogano fra di loro come riusciranno a farlo con i migranti provenienti da ogni parte del mondo?”. Come specifica lo stesso direttore “L’esperienza tedesca presenta luci e ombre ma è preziosa per l’Italia: nessuno ha in mano una formula magica e in questa ricerca del meglio siamo tutti apprendisti, ma è indubbio che l’integrazione deve essere l’obiettivo numero uno da perseguire”.
Un’integrazione che però pare messa in dubbio, qui in Italia. Non solo dalle numerose polemiche tra cittadini riguardo la sicurezza e la criminalità, ma anche dall´ attuale legge Bossi-Fini che forse verrà tramutata in un nuovo testo Bossi-Bossi che farà proprio leva su queste insicurezze, creando ulteriori elementi di distacco e conflitto nei confronti degli immigrati. Immigrati che sono in gran parte uomini e donne che desiderano condurre una vita dignitosa nel nostro paese lavorando onestamente: cosa che viene spesso dimenticata dalla maggior parte di italiani che li considera unicamente manodopera –quando non diretti responsabili della criminalità in Italia.

Best practices in Germania- Vale quindi la pena di riflettere sulle buone pratiche della Germania che recentemente ha appena stilato un Piano d’integrazione nazionale, firmato dal cancelliere Merkel nel luglio 2007. Obiettivo primario del piano è proprio il raggiungimento di una completa integrazione degli stranieri: questo vuol dire non solo parità di trattamento a livello giuridico, ma apprendimento della lingua tedesca, garanzia di una buona istruzione e formazione, miglioramento delle condizioni di vita: tutti elementi che possano contribuire a sviluppare un più forte senso di appartenenza allo Stato da parte dei cittadini stranieri. Si tratta di politiche rivolte soprattutto alle seconde generazioni di immigrati che in Germania sono più numerose di quelle italiane, ma che presto dovremmo applicare anche nel nostro paese.
Prima però è necessario apprendere che l’immigrazione deve unire, agevolare l’integrazione tra i popoli e come tale deve essere considerata una ricchezza, un’opportunità. E non un pericolo. Non dimentichiamoci che il 2008 è l’Anno europeo del dialogo interculturale. 

(Francesca Mezzadri ) 

 

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