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Una via per chi non ce l'ha

(08/04/08) Bologna dedica una strada virtuale a Mariano Tuccella, il clochard morto 2 settimane fa, dopo mesi di coma a seguito dell’aggressione subita a ottobre sotto i portici del Mercato delle Erbe. Un’aggressione ingiustificata e gratuita ad opera di 3 ragazzi che come tutti i vili, hanno preferito prendersela con il più debole -in questo caso un senzatetto che dormiva per strada. E così "via Senza Tetto", l’indirizzo fittizio che a Bologna viene usato dai clochard per indicare la loro abitazione sulla carta d’identità, verrà sostituito da "Via Mariano Tuccella". >>>

foto di un homeless Via Mariano Tuccella- Lunedì 7 aprile il provvedimento del consigliere comunale Antonio Mumolo, presidente della Onlus “Avvocati di Strada” che tutela giuridicamente i senza tetto e gli emarginati, è stato approvato all’unanimità. Basta "via Senza Tetto", un nome che non era certo, come afferma lo stesso Mumolo, “un buon viatico per chi si appresta a cercare lavoro con questo marchio sui documenti”. A Bologna esistono 44 carte d’identità stigmatizzate con questo marchio che non passa sicuramente inosservato. “Marchio” che ora verrà sostituito dal nome del clochard vittima della violenza gratuita e ignorante di chi percepisce i barboni come feccia della società. Mariano Tuccella. Il caso di Bologna ricalca quello di Roma dove l’indirizzo fittizio dei clochard è via Modesta Valenti, dal nome di una senzatetto anch’essa picchiata alla stazione Termini e soccorsa troppo tardi.
Come spiega Mumolo è necessario che quest’indirizzo, nato per consentire alle persone senza fissa dimora di avere un documento d’identità, “non connoti in modo negativo la persona che ne usufruisce o rischi di violare la legge che tutela la privacy”.
Si tratta poi di un omaggio nei confronti di Mariano morto per il solo fatto di vivere in strada. Come tanti altri a Bologna e Roma e in tante città di tutta Italia.

Senza fissa dimora in Italia- Ma quante sono le persone che vivono per strada in Italia? Purtroppo è difficile contare il loro numero proprio perché non esiste un metodo di conteggio valido in tutto il paese. L’ultimo censimento risale al 2000 ed è stato effettuato dalla Commissione Zancan di Padova su incarico della Commissione di Indagine sulla Povertà. Vennero contati nella stessa notte in un certo numero di città tutte le persone che dormivano per strada o in dormitori: 17.000 persone fu il risultato dell’indagine. Ma il dato fu contestato dalle associazioni che lavoravano in questo settore: il numero doveva essere molto più elevato, almeno tra le 65.000 e le 120.000. Un conteggio compiuto in una notte tra le strade escludeva infatti tutta quella fascia di emarginati che viveva in abitazioni di fortuna o precarie. E così ad oggi il dato non è ancora certo. Quest’anno dovrebbe essere realizzato un nuovo censimento più accurato che possa aiutare a comprendere il fenomeno e a intervenire quindi in maniera più efficace.
Le associazioni che lavorano a stretto contatto con gli esclusi della società dicono che almeno metà di loro sono stranieri e il solo il 15/20% sono donne. A differenza di altri paesi europei poi, si tratta di persone che si riducono a vivere per strada non solo per problemi economici, ma soprattutto per problemi di natura personale –per rotture familiari, dipendenze, situazioni di disagio... Infatti in Italia la rete familiare e sociale, così solida, può fare da barriera a problemi di natura economica, ma quando si spezza per qualsiasi altro problema, la persona si ritrova davvero completamente e veramente sola. E, forse, ancora più fragile.

(Francesca Mezzadri)

Dati tratti da "Guida per l´informazione sociale 2008".

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