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Non solo goal ai Mondiali Antirazzisti

(14/07/08) Si è conclusa domenica a Casalecchio la dodicesima edizione dei Mondiali Antirazzisti. Partite di calcio, rigorosamente all’insegna del fair-play, concerti, parate e tanto divertimento. Sarà forse lo sport che affiata tutti, oppure i progetti dei ragazzi erano particolarmente stimolanti: sicuramente in questi 5 giorni il centro sportivo Allende si è trasformato in un palcoscenico di gioioso dialogo interculturale. >>>

Giocatore...a riposo Le squadre- 204 squadre di diverse nazionalità: il campionato di quest’anno è stato come al solito ricco e vario. Ragazzi da tutta Italia, dalla Germania, dalla Francia, ma anche dall´ Afghanistan, da Cuba, dal Brasile, dagli Stati Uniti, dall´Ecuador, dall´Austria, dall´Ungheria, dal Marocco si sono sfidati sui campi da calcio da mercoledì a domenica –più per divertirsi che per vincere. 28 nazioni, ma non solo. Tra i partecipanti anche ragazzi Rom e Sinti, profughi afghani e alcuni giovani provenienti dal carcere minorile del Pratello di Bologna che hanno giocato, accompagnati da alcuni operatori.
“In un luogo unico si cerca di creare per 5 giorni un esperimento di vita comune tra persone con diverse usanze, lingue e tradizioni” spiega Carlo Balestri, coordinatore del Progetto Ultrà che, insieme a UISP (Unione Italiana Sport, Emilia-Romagna) e Istoreco (Istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea) ha organizzato l’iniziativa per la seconda volta a Casalecchio dopo un passato a Montecchio Emilia, in provincia di Reggio Emilia. E l’intento, come spiega Balestri, è proprio quello di far convergere le diversità e tutto ciò che è contrastante: tifosi, spesso visti nell’immaginario comune come xenofobi, e migranti, abitanti del posto e persone venute da fuori, per creare “un laboratorio contro la discriminazione”.
“La nostra squadra, composta tra l’altro da 2 ragazze, si è trovata ad un certo punto di fronte a questi ragazzi tedeschi altissimi e grandissimi: ci siamo spaventate, sicure che ci avrebbero stracciato. E invece poi un altro nostro amico che proveniva tra l’altro da un’altra squadra ci è venuto ad aiutare e un goal l’abbiamo segnato” spiega Eleonora nel team di Psicoradio che aveva anche uno stand all’ingresso del centro sportivo.
“Noi abbiamo partecipato anche l’anno scorso, e vogliamo sfatare questo mito del tifoso violento. Noi non siamo violenti, in campo si va per giocare” spiega un giovane ultrà aficionado dei Mondiali.

Non solo sport- Non solo sport, ma anche musica, creatività e cultura. Musica con i concerti di giovedì e sabato, ma soprattutto con la parata di venerdì sera che dal centro sportivo si è spostata fino al Lido di Casalecchio a ritmo di samba, con balli e fuochi che hanno creato un corteo di oltre 1 km e mezzo aperto dal sindaco di Casalecchio Simone Gamberini che si è detto ancora una volta lieto, a nome della cittadinanza, di ospitare proprio in questo periodo manifestazioni che spezzino il clima di intolleranza.
La creatività ha regnato invece nella Piazza antirazzista dove sono stati esposti tutti i progetti dei ragazzi delle varie squadre. Cartelloni colorati, manifesti con slogan antirazzisti, mostre fotografiche, depliant di progetti realizzati per combattere l’intolleranza, ma anche video per promuovere l’integrazione interculturale: questo il materiale prodotto dai ragazzi per partecipare all’edizione di quest’anno.
Numerosi convegni e incontri sul tema della discriminazione si sono sempre tenuti nella Piazza del centro sportivo, raccogliendo ragazzi di diverse nazionalità. E’ stata anche organizzata la tradizionale “passeggiata con il sopravvissuto” a Montesole per mostrare i luoghi della strage della Seconda Guerra Mondiale. E l’ultimo dibattito ha avuto come soggetto il sessismo e l’omofobia per non dimenticare lo spiacevole episodio di tentativo di stupro verificatosi –a quanto pare- nei pressi di Casalecchio proprio la sera di venerdì.
E i premi?
La Coppa ufficiale Mondiali Antirazzisti è andata a 4 squadre femminili, mentre la Coppa Invisibile – quella per i giocatori “in potenza”- è stata assegnata a 4 squadre provenienti dal Congo, Ghana, Gambia e Cuba, che sono state fermate alla frontiera per problemi legati ai visti d’ingresso -forse per ribadire il concetto che non dovrebbero esistere frontiere in una società multiculturale.
E comunque le Coppe sono state solo un pretesto –è scontato ovviamente dire che l’importante non era vincere, ma partecipare.

(Francesca Mezzadri)

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