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Home > Primo Piano > Morire sul lavoro

Morire sul lavoro

(14/01/08) Sono 1.328 le persone che sono morte nel 2006 mentre stavano lavorando. Mentre stavano guidando una gru, mentre camminavano su un’impalcatura, mentre lavoravano su una macchina. O mentre producevano acciaio per le lamiere, le monete, i rubinetti e le posate delle nostre case come i 7 operai morti recentemente nel rogo dell’acciaieria Thyssen. >>>

foto di elmetto in un cantiere I dati- In base ai dati forniti dall’INAIL nel Rapporto 2006, il settore ad essere più colpito è quello delle costruzioni con 640 incidenti mortali e 293 gravi infortuni nel triennio 2003/2006, seguito da quello dell’agricoltura (281) e della produzione di metallo (118 morti e ben 114 gravi incidenti). La principale causa di infortunio mortale sembra infatti essere la caduta dall’alto che copre il 26% delle cause delle morti bianche e lo scivolamento da impalcature e tetti (15%). Tra gli altri motivi: la perdita di controllo del mezzo di trasporto o della macchina (16%), e movimenti sbagliati e/o inopportuni.
Si tratta di un fenomeno che colpisce soprattutto il Nord: la regione in Italia con il maggior numero di morti bianche è il Piemonte, seguito da Valle D’Aosta e Lombardia. L’Emilia Romagna si classifica tristemente al sesto posto.

Tendenza in calo?- Dati più recenti, ma non ancora consolidati, registrano nel primo quadrimestre del 2007 321 casi mortali sul lavoro contro i 369 del primo quadrimestre del 2006. Sembra quindi che la tendenza sia in leggero calo, ma ancora a livelli molto, troppo alti. Infine non bisogna trascurare neanche il numero di infortuni sul lavoro: 961.163 nel triennio, senza contare tutti gli incidenti non denunciati che potrebbero essere secondo una stima dell’INAIL almeno 200.000.
Cifre di cui si parla solo nei casi più eclatanti, come in quello degli operai di Thyssen, recentemente sulla bocca di tutti considerando la gravità dell’episodio. Quando però è il singolo operaio a morire per essere caduto da un tetto, o per essere rimasto vittima delle macchine che quotidianamente usa, generalmente si tende a considerare l’episodio un’inevitabile e fatale sciagura voluta dal destino.

In..evitabili sciagure- Ezio Mauro in un reportage su La Repubblica parla di invisibilità della classe operaia, l’unica che invece paradossalmente è a più stretto contatto con il mondo materiale che ci circonda –e che spesso tendiamo a considerare ovvio, “già fatto”, come se la natura l’avesse creato bello e pronto. L’invisibilità in questo caso è data proprio dall’esclusione quasi totale di questi lavoratori all’interno dei processi decisionali della loro stessa azienda. Un’invisibilità che porta ad assimilarli a macchine. E così li si sottopone a turni massacranti di lavoro “tanto loro hanno bisogno di guadagnare di più”, non si osservano le più elementari norme di sicurezza –gli estintori sono scarichi e il telefono per lanciare l’allarme non funziona, ma “tanto non succede mai niente, è una spesa che si può evitare”.
E se dopo 10 ore di lavoro l’attenzione crolla e si perde il controllo delle macchine o si cade da un tetto, o scoppia un incendio e non si può lanciare l’allarme .. si è trattato di un’inevitabile sciagura voluta dal destino.

(Francesca Mezzadri )

 

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