

(19/09/07) Il 10 ottobre, la Giornata europea contro la pena di morte non si farà. L’iniziativa, lanciata dall’Italia e accolta da tutti gli altri Stati membri dell’UE, è stata bloccata dalla Polonia che ha posto il veto, giudicandola “inutile”.
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Il no della Polonia- Il ministro dell’Interno Wladyslaw Stasiak dichiara di “non voler seguire il gregge”, e pone come alternativa una Giornata per il diritto alla vita, contro l’aborto e l’eutanasia. Sembra addirittura che il ministro della Giustizia polacco, durante l’incontro con gli altri rappresentanti UE, per ribadire il concetto, abbia letto a voce alta il numero di aborti compiuti da Danimarca, Svezia e Finlandia. In realtà il partito conservatore e clericale che ha vinto le elezioni in Polonia non può “permettersi” di celebrare una Giornata contro la pena di morte avendo basato la sua precedente campagna elettorale sulla reintroduzione della stessa. La promessa non sarebbe comunque stata attuabile in quanto la Polonia ha sottoscritto la Convenzione europea dei diritti dell’uomo che vieta la pena capitale, tuttavia, ora che le nuove elezioni sono vicine, il partito guidato dai Kaczynski non vuole inneggiare a quei “valori” che il suo elettorato non riconosce. D’altronde, come afferma lo stesso ministro, la Giornata contro la pena di morte è inutile visto che non è applicata in nessuno dei 27 Paesi europei.
La proposta- L’iniziativa, partita proprio dall’Italia, prevedeva una giornata, stabilita per il 10 ottobre di ogni anno, per manifestare contro la pena di morte, applicata non in Europa, ma in paesi come gli Stati Uniti e la Cina, membri permanenti del consiglio di sicurezza dell’Onu.
Sfortunatamente il Consiglio dei ministri della Giustizia non può procedere se non si riconosce il consenso di tutti e 27 i Paesi membri. “Questo non significa” spiega Alberto Costa, ministro portoghese della Giustizia e presidente del Consiglio Giustizia dell´UE “che l’Europa non sia impegnata nell’abolizione della pena di morte nel mondo e la sua posizione non cambierà”. Anzi, si affretta a precisare che il 9 ottobre sarà organizzata proprio a Lisbona una conferenza ad alto livello sul tema della pena capitale per lanciare un forte messaggio da parte di un Paese europeo, che come altri in Europa, ha abolito da più di 100 anni la pena di morte.
Altre iniziative- Il 28 settembre inoltre, l’Italia e il Portogallo, come annuncia lo stesso ministro Prodi, organizzeranno una riunione al Palazzo di Vetro con i 95 paesi che hanno firmato una richiesta di moratoria ONU delle esecuzioni capitali: è infatti, si spera, imminente la presentazione della risoluzione pro-moratoria alle Nazioni Unite alla prossima Assemblea Generale ONU.
Lo spera anche Emma Bonino, ministro per le Politiche comunitarie, che da 13 anni combatte per l’Italia questa battaglia. “Finora abbiamo sempre fallito, non perché siano mancati i voti, ma perché è mancato il coraggio”.
E, non in Europa, ma nel resto del mondo, solo nel 2006 sono state compiute 2.628 esecuzioni, delle quali 64 in 5 Paesi guidati da governi democratici liberali.
(Francesca Mezzadri)