

(11/06/08) E’ uscita la sesta edizione del Rapporto sui Diritti Globali, strumento fondamentale di formazione e informazione per gli operatori delle associazioni, delle scuole, delle pubbliche amministrazioni e dei media. Il rapporto annuale traccia un quadro sulla globalizzazione e sui diritti nel mondo, cercando di mettere in luce i punti deboli del sistema, e proponendo strategie per attuare una globalizzazione “nuova” più centrata sulla pace e sul rispetto delle culture. >>>
In generale- Quest’anno, la sesta edizione, curata dalla Cgil, dall’Arci, da Actionaid, Antigone, Cnca, Forum ambientalista, Gruppo Abele e Legambiente è ancora più corposa delle precedenti. I capitoli trattati sono 12 e spaziano dall’economia, alla precarietà, alle guerre, all’immigrazione e i diritti umani. In ognuno dei capitoli viene analizzata la situazione attuale con schede tematiche, glossari, dati statistici e riferimenti web, e si delineano le prospettive per l’anno seguente.
A quanto pare il quadro attuale descritto non è tra i più rosei. Un intero capitolo è stato infatti dedicato al tema della sicurezza, problema che in alcuni Paesi come il nostro sta attualmente sfociando in un clima di intolleranza e paura, alimentando tentazioni xenofobe. Come scrive il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, nella prefazione del Rapporto “E’ questo profilo che ci fa temere per il prossimo futuro di dover affrontare non solo in Italia, ma anche nel resto dell’Europa, un periodo difficile nel quale più che un auspicabile aumento dei livelli dei diritti esigibili da parte di tutti, si verificherà un abbassamento generalizzato del sistema di tutele e protezione”.
E la cosa curiosa che emerge dall’introduzione del Rapporto è che secondo un sondaggio tra cittadini europei condotto dal Financial Times, la maggioranza degli intervistati si è dichiarata a favore del cambiamento delle regole e a favore di una riduzione delle disuguaglianze. Nonostante queste idee propositive, in Europa però continua a trionfare una politica localistica e di chiusura.
In particolare- Entrando nei dettagli. Il mondo è sempre più militarizzato: la spesa militare mondiale ha superato i 1200 miliardi di dollari all´anno(184 dollari procapite). Gli USA sono in testa con il 46% della spesa militare mondiale, l’Italia è all’ottavo posto con una cifra di 514 dollari pro-capite.
Le violenze fisiche, sessuali e psicologiche alle donne sono aumentate sia nei Paesi in conflitto che nella stessa Europa. E l’uomo nero non sembra così lontano se si pensa che il 25% delle donne europee viene colpito in ambienti “sicuri”, il 10% di loro da conoscenti. In Italia 1/3 delle donne è stata percossa dal partner; il 4,8% stuprata dal compagno o dall’ex, e solo per il 6% circa da sconosciuti.
Per non parlare della loro situazione lavorativa nei paesi occidentali: nonostante rappresentino il 60% dei laureati il tasso di occupazione delle donne è inferiore del 14% rispetto agli uomini e del 29% se con un figlio a carico, e solo il 10% di loro occupa posti di rilievo (l’Italia è all’84°posto nella classifica sulla partecipazione femminile alla vita economica del paese).
E sono 800.000 le vittime in tutto il mondo di sfruttamento sessuale –soprattutto donne migranti- e lavori forzati:
Sono i minori però ad essere colpiti ancora di più dalla violenza. Nei paesi occidentali, un bambino su 10 subisce maltrattamenti a sfondo sessuale. Le mutilazioni genitali bandite in 14 paesi africani sono ancora largamente praticate nel Paese, gli atti di bullismo e intimidazioni colpiscono dal Messico alla Cina tutti i bambini più svantaggiati, nei paesi di conflitto il 40% dei circa 250 mila bambini arruolati nei gruppi armati sono bimbe che quando non restano vittime di combattimenti, lo sono delle violenze sessuali perpetrate nei loro confronti.
In specifico, per quanto riguarda l´Italia, la situazione appare critica visto che il Terzo settore, non ricevebndo un adeguato supporto da parte dello Stato, non riesce ad affrontare le numerose trasformazioni sociali in atto e a far fronte alla sempre crescente domanda di servizi sociali.
(Francesca Mezzadri)